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I ricercatori hanno scoperto le tracce dei prigionieri russi a Trieste

© Sputnik . Eduard Pesov / Vai alla galleria fotograficaTrieste, Italia
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A 100 anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale si continuano ad emergere le nuove pagine di questo conflitto globale.

Nell'archivio triestino si sono stati recentemente trovati i documenti unici e inediti che fanno luce sulla sconosciuta presenza dei 26 prigionieri russi i quali nel corso della Prima Guerra Mondiale si trovavano a Trieste per svolgere lavori "socialmente utili" in vari ambiti. Fino ad oggi la Croce Rossa sosteneva che sul territorio triestino, che a quell'epoca faceva parte dell'impero austro-ungarico, i russi non ci sono mai stati.

Per fare il punto sulla situazione Sputnik Italia ha raggiunto consiglieri dell'Associazione Pro Loco Trieste Marija Pudane e Mauro Nadlisek che hanno realizzato il progetto "Prigionieri russi nella Prima Guerra Mondiale" in memoria dei caduti dimenticati.

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— Come nasce il progetto dedicato alla presenza dei prigionieri russi?

— Il progetto nasce da una curiosità personale, avendo riscontrato una serie di toponimi presenti sul Carso Triestino, come "la Strada Russa", "la Collina Russa" e dai racconti degli abitanti locali. Ci siamo rivolti ad alcuni storici, per trovare delle spiegazioni in merito, purtroppo però con scarsi risultati. A questo punto, spinti da un desiderio di scoperta e con l'occasione delle celebrazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale, abbiamo deciso di approfondire il tema creando un progetto dedicato, all'interno dell'Associazione Pro Loco di Trieste, della quale io e Mauro Nadlisek siamo consiglieri. La Pro Loco ha infatti tra le sue finalità, quella di valorizzare la storia, la cultura e le tradizioni del nostro territorio. L'entusiasmo da parte dei soci è stato fin da subito molto grande e si è creato in pochi giorni un solido gruppo di lavoro.

— Quanto tempo ha durato questa ricerca? Su quali fonti è basato il vostro progetto?

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— Abbiamo iniziato circa un anno e mezzo fa e visto l'inaspettato interesse per l'argomento, la nostra ricerca continuerà. Raramente gli storici locali si sono occupati dei prigionieri russi dell'Impero Austro-Ungarico e comunque il materiale disponibile è veramente scarso sia nelle nostre zone che in Austria ed in Russia. Però tantissime informazioni erano disponibili in quanto tramandate oralmente nei racconti familiari degli abitanti del Carso. Una delle rarissime fonti scritte, dove sono state registrate alcune testimonianze sulla massiccia presenza dei prigionieri russi nei dintorni di Trieste, è stato un libro pubblicato nel 1975 in lingua slovena intitolato "Vas, ljudje in čas" (trad.: "Il paese, la gente e il tempo") e così, grazie alla gente del posto, è stato possibile costruire un intreccio narrativo basato sui ricordi. Successivamente abbiamo iniziato a svolgere delle ricerche negli archivi di Stato e del Comune di Trieste, nei registri di risepoltura dei caduti della Grande Guerra, sui giornali locali e fotografie dell'epoca e recandoci di persona in siti utilizzando il metal detector.

— Avete affrontato qualche difficoltà, qualche ostacolo durante lo svolgimento del vostro lavoro?

— Essendo volontari, le difficoltà maggiori sono state quelle legate alla ricerca di documenti in Austria e la lingua tedesca. Ciò è spiegabile dal fatto che al tempo della Grande Guerra, Trieste era parte dell'Impero Austro-Ungarico e perciò alcuni documenti erano scritti in lingua tedesca e in parte si trovavano in Austria.

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— Nonostante gli ostacoli, siete comunque riusciti a scoprire i fatti sconosciuti e trovare qualche testimonianza inedita sulla presenza dei prigionieri russi sul territorio triestino?

— Durante la Grande Guerra tra il 1914 ed il 1918 l'Impero di Vienna si trovò a gestire tra 1,8 e 2,3 milioni di soldati catturati, dovendo provvedere al loro vitto ed alloggio. Proprio il mantenimento di questi prigionieri si è rivelato fin dal primo giorno un problema inaspettato. Nessuno prevedeva la loro lunga permanenza.

Consultando le fonti russe disponibili e basate sulle conclusioni della Commissione Straordinaria d'Inchiesta che interrogava i prigionieri fuggiti dai campi, abbiamo scoperto che in ogni Paese esistevano diverse tipologie di Lager per i prigionieri, come il Lager di concentramento (di base), Lager di quarantena, Lager di lavoro. Proprio questi ultimi Lager denominati "Arbeitcommanden" sono stati formati per svolgere lavori pesanti e pericolosi nelle vicinanze del fronte (scavo di trincee, costruzione di bunker e ferrovie, trasporto feriti, lavori negli ospedali e come becchini nei cimiteri). In essi erano proibite le ispezioni della Croce Rossa. Questo fatto ci ha reso molto complessa la ricostruzione dei movimenti dei prigionieri.

© Foto : Pro Loco TriesteI prigionieri russi a Trieste
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I prigionieri russi a Trieste
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I prigionieri russi a Trieste

— La memoria dei tragici fatti della Prima Guerra Mondiale è un po' sbiadita sullo sfondo degli orrori della Seconda guerra mondiale. Perché, a Suo avviso, l'importanza di questo conflitto viene molto spesso sottovalutata?

— A mio avviso, non si può considerare sottovalutata l'importanza del primo conflitto mondiale, anzi, al contrario e soprattutto negli ultimi due decenni, vi è stato un notevole incremento dell'interesse nella Grande Guerra; prova ne è la smisurata crescita di ricerche storiche e pubblicazioni, di progetti di recupero e valorizzazione dei siti teatro della Grande Guerra, di studi, richieste e visite presso gli archivi storici, di eventi, commemorazioni e ricostruzioni storiche, degli itinerari e dei viaggi turistici e quanto altro ancora, correlato alla Grande Guerra.

Un aspetto che forse potrebbe far prevalere, in certi casi, "l'interesse mediatico" su uno piuttosto che l'altro conflitto mondiale, è stata la partecipazione concreta della popolazione civile durante la Seconda Guerra Mondiale, dove ha avuto un ruolo molto importante, determinante, da protagonista.

— Pensa che dopo la vostra ricerca gli storici saranno più attenti nel descrivere questo conflitto globale?

— Non sappiamo se gli storici saranno più o meno attenti, ma sicuramente abbiamo trattato un tema che da sempre è considerato scomodo e poco eroico da tutti i governi, nonostante abbia condizionato il destino di milioni di persone.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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