“Attuare la Costituzione” si apre a Napoli

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Si apre oggi a Napoli una due giorni intitolata “Attuare la Costituzione”, che segnerà la nascita di un nuovo movimento nazionale.

Si apre oggi a Napoli una due giorni intitolata "Attuare la Costituzione", che segnerà la nascita di un nuovo movimento nazionale il cui scopo è aprire una battaglia per realizzare la Costituzione che il 60% del popolo italiano ha detto, lo scorso 4 dicembre, di voler mantenere in vita (dopo che una lunga serie di governi e di parlamenti "truccati" hanno cercato di ammazzarla.

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A promuovere questo passo sono alcuni grandi e rispettati nomi dell'élite intellettuale italiana. Primo tra tutti Paolo Maddalena, vice-presidente emerito della Corte Costituzionale, cui si sono associati Salvatore Settis, Ferdinando Imposimato, Raniero La Valle, Lidia Menapace in qualità di "garanti" di un processo assai ampio che si propone di coinvolgere la miriade di comitati di base, di organizzazioni della società civile, di sindaci e amministratori locali, cioè le forze che hanno costruito la strepitosa — e da molti inattesa — vittoria del "no" al referendum dell'anno scorso.

Non è un partito politico quello che nasce a Napoli, ma un movimento della società che intende proseguire e rendere concreto il risultato politico del referendum. Ma non sembra esserci dubbio che un suo eventuale successo influenzerà il dibattito politico a tutti i livelli del paese.  Sebbene l'evento avvenga nel silenzio assordante dei media, che ne hanno ignorato le tappe di preparazione, svoltesi a Roma, Milano, Napoli e Latina, nel corso di quest'anno, si tratta di una iniziativa di indubbio rilievo politico.

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Le intenzioni proclamate nel manifesto di convocazione esplicitamente escludono un qualsivoglia impegno elettorale. Del resto impossibile in questa fase iniziale, in cui la miriade di partecipanti, di organizzazioni, di singoli, non ha ancora sedimentato una piattaforma organica di lavoro. È, come si suol dire, una tappa di un percorso il cui tracciato è ancora tutto da definire. Ma le intenzioni e i primi atti, già compiuti, sono rilevanti. Tra questi la costituzione di un gruppo di giuristi, che potrebbe essere chiamato di "pronto intervento", che monitorerà le violazioni costituzionali in fieri e fornirà gli strumenti per una controffensiva giuridica. La preparazione di delibere-tipo che potranno essere usate dalle amministrazioni locali per bloccare l'uso privatistico dei beni comuni, della terra, del demanio, degli spazi urbani, dell'acqua.

In altri termini si pensa che siano le città, grandi e piccole, le amministrazioni locali, sede anch'esse di un potere popolare diffuso, a dover diventare protagoniste della "attuazione della costituzione". Cioè non soltanto battaglie parlamentari — in parlamenti deprivati di ogni capacità e volontà di opporsi ai grandi centri del potere finanziario — ma una "guerriglia diffusa" di iniziative dal basso di carattere difensivo dei diritti del popolo.

Una delle questioni di cui si discuterà a Napoli è quella del sistema della comunicazione-informazione, oggi interamente nelle mani dei poteri bancari e della corruttela politica, della lottizzazione dei posti, della assenza di un reale servio pubblico. E, sebbene ancora manchi una analisi approfondita delle possibilità di una riscossa democratica in questo campo, l'apertura di un tavolo di approfondimento costituirà l'inizio di una svolta.

L'avversario, è il pensiero economico neo-liberista che ha distorto le istituzioni nazionali ed europee riducendo a zero la sovranità popolare e sostituendola con strutture burocratiche e prive di ogni legittimazione. In pratica tutte le principali leggi che regolano l'attuale Europa sono state approvate calpestando I dettati costituzionali italiani. Nell'assenza di ogni reazione organizzata, non solo dei parlamenti, ma dei partiti e della gente comune. Una distorsione che dovrà essere cancellata.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

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