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I Curdi verso l'indipendenza

© AFP 2021 / FABRICE COFFRINII curdi vicini all'indipendenza
I curdi vicini all'indipendenza - Sputnik Italia
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l’indipendenza di una parte del grande Kurdistan potrebbe diventare una finestra per guardare e dare una mano ai loro fratelli che si trovano nel Kurdistan della Turchia (Kurdistan del Nord), nel Kurdistan dell’Iran (Kurdistan Rojhalat) e incoraggerebbe i curdi del Kurdistan della Siria che sono già a metà dell’opera e che continuano a combattere l

Mancano due giorni esatti al referendum indetto dei curdi del Kurdistan dell’Iraq (il Kurdistan del Sud) sull’indipendenza, che si terrà il 25 settembre prossimo. Così, dopo tante sofferenze e dopo tanti genocidi e massacri perpetrati dei governi iracheni succedutisi dal 1921 a oggi, potrebbe essere arrivato il momento per il curdi di realizzare il loro sogno, quello di essere liberi e indipendenti.

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Infatti l’indipendenza di una parte del grande Kurdistan potrebbe diventare una finestra per guardare e dare una mano ai loro fratelli che si trovano nel Kurdistan della Turchia (Kurdistan del Nord), nel Kurdistan dell’Iran (Kurdistan Rojhalat) e incoraggerebbe i curdi del Kurdistan della Siria che sono già a metà dell’opera e che continuano a combattere l’Isis.

La comunità internazionale e in particolare l’occidente non devono dimenticare il sacrificio che ha fatto e continua a fare il popolo curdo contro il gruppo terroristico più pericoloso al mondo, cioè l’Isis.

Moltissimi giovani curdi hanno dato la loro vita per combattere i tagliagole del “Califfato”, e se i valorosi Peshmerga non avessero fermato questi criminali, sicuramente avremmo avuto molti più jihadisti qui in occidente di quelli che stanno colpendo oggi l’Europa, non ultimo il massacro di Barcellona.

Da qui nascono alcune domande spontanee: perché l’occidente in primis gli Stati Uniti non accettano questa iniziativa dei curdi dell’Iraq?

Sapendo pure che l’Iraq è un paese tribale con un conflitto settario permanente tra gli sciiti e sunniti?.

Si sa che tutte le amministrazioni statunitensi che si sono succedute negli ultimi anni hanno commesso errori gravissimi, in primo luogo quello di attaccare l’Iraq con l’idea di portare la democrazia senza avere un programma né prima né dopo la caduta del regime.

La conseguenza oggi è che l’Iraq è governato di fatto dagli ayatollah Iraniani. Non dimentichiamo che negli anni Ottanta, quando il dittatore Saddam Hussein massacrava i curdi, gli Usa non hanno mai sprecato una parola per loro, perché allora Saddam serviva ed era considerato il paladino contro l’espansionismo khomeinista.

 

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