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Viaggi Pianificati nel socialismo reale - 10° puntata

© Sputnik . Archivio In tourneè in Bulgaria e Romania
In tourneè in Bulgaria e Romania - Sputnik Italia
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Franco era musicista, orchestrale. Al fianco di Remo Germani (la celebrità degli anni ’60), fu impegnato in una lunga tournée estiva in Romania e Bulgaria. Suonava il sassofono: contralto, baritono e tenore.

Nel 1969 fummo ingaggiati da un dipartimento del PC Rumeno che organizzava spettacoli in piccoli stadi chiamati “gradina de vara”. Partimmo per la Romania con uno spazioso furgone Fiat 238. Eravamo in sei. La qualità della benzina costituì un problema per tutta la durata del viaggio. Passata la frontiera con la Jugoslavia ed effettuato il primo rifornimento di carburante notammo, infatti, che il motore “picchiava in testa”: gli ottani erano diversi. Ma non restammo mai a piedi. Invece che a 130 viaggiavamo a soli 90 km l’ora, in discesa per giunta! La carburazione era sballata.

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Al confine rumeno presero nota di tutto ciò che portavamo addosso e nel furgone. Fummo avvisati dell’obbligo di ripresentare all’uscita gli stessi beni. Avevamo preparato una lista degli strumenti musicali in cui spiccava la voce “Eco” (un effetto voce). Il doganiere domandò cos’era l’Eco e, insoddisfatto delle nostre spiegazioni, chiese di scaricare tutto per scoprirlo da solo! Ci rifiutammo con grande determinazione… in fondo era un capriccio! Mi accorsi che dal finestrino si riusciva a scorgere parte del congegno sotto il resto dell’attrezzatura e fortunatamente la guardia si calmò.

La prima tappa fu Bucarest. In un lussuoso albergo, l’Ambassador, si tenne l’incontro con l’organizzazione rumena. Ad ognuno di noi era stata assegnata una suite. L’hotel era stupendo. I pavimenti erano coperti da tappeti alti due dita, eleganti scalinate comunicavano con i piani superiori… prevalevano le tinte rosse nei tendaggi e nei rivestimenti.

Vennero a prenderci e cominciò il tour.

Prima di partire avevo riflettuto sul fatto che avrei visitato paesi comunisti, ma non credevo di poter trovare una situazione tanto brutta. Fuori dall’albergo c’era la desolazione… bambini con brufoli in faccia e visi tristi. L’impressione che ne ricavai fu piuttosto negativa.

Ci fu qualche contatto con le ragazze del posto, belle ragazze, in ordine, curate… per gli artisti è sempre stato facile trovare donne… ma passava tutto in fretta, perché si capiva che non provavano una reale attrazione verso di noi: erano spinte dalla voglia di scappare via.

© Sputnik . Archivio RIA NOVOSTIUn festival della gioventù a Bucarest in quegli anni
Un festival della gioventù a Bucarest in quegli anni - Sputnik Italia
Un festival della gioventù a Bucarest in quegli anni

Per strada c’erano quattro gatti, la macchina era un lusso. Differenze abissali, anche rispetto all’Italia meridionale… non c’era paragone e io, campano di origine, al sud ci andavo! Però il Paese era molto pulito. A Bucarest c’erano i posacenere per strada, non una cicca per terra!

I carcerati erano impiegati per asfaltare le strade. Ne vidi parecchi al lavoro. Viaggiavamo tutti i giorni per toccare mete come Sibiu, Timisoara, Brasov, Craiova, Galati, Costanza e sul percorso si potevano incontrare galeotti nella classica divisa a strisce verticali, al lavoro sotto lo sguardo attento di uomini armati di mitra, in piedi, sui camion della milizia. Era luglio e faceva molto caldo. Transitammo anche da una città dove tutto sapeva di petrolio. Qualsiasi cosa si mangiasse sapeva di petrolio. Odore di petrolio dappertutto.

Tra i nostri facchini (rumeni che montavano e smontavano l’impianto ad ogni concerto) c’era un operaio specializzato. Viveva in un monolocale con cucina in condivisione. Guadagnava due lire nonostante la qualifica e, per arrotondare, durante le ferie venne con noi a sgobbare. Ci portò a casa sua. L’appartamento era composto da un corridoio che sbucava in una cucina e da due stanze, l’una posta a destra e l’altra a sinistra dello spazio comune: i locali erano abitati complessivamente da due famiglie. Era come vivere in una pensione. Però era tutto praticamente gratis, la casa non costava niente.

Vidi Ceausescu e la moglie durante il primo concerto che si tenne nella Sala Palatului di Bucarest, il famoso centro conferenze capace di contenere fino a 4000 persone! Oltre a loro due, erano presenti i vertici del Partito e buona parte dell’entourage di governo. Ogni poltrona aveva un altoparlante che riportava la musica allo spettatore. Un pienone! Eravamo emozionatissimi, ci tremava la voce. Il primo pezzo voluto da Germani fu proprio un quartetto vocale! Eravamo abituati a cose orchestrali, non certo a quella tensione. Non sapevamo alla partenza che saremmo stati i protagonisti di un evento di tale portata. Fu un grande successo!

Gli spettacoli cominciavano alle sette di sera, perché i ristoranti chiudevano alle undici. Noi andavamo a mangiare subito dopo i concerti, che di solito duravano un paio d’ore, appena in tempo per evitare di restare a digiuno. I ristoranti erano statali, quelli che ci lavoravano chiudevano all’orario giusto. Lo stipendio lo prendevano lo stesso. Non c’erano molte alternative. Dopo cena si facevano due passi intorno all’albergo. Per strada non c’era nessuno… ed eravamo sempre accompagnati da quelli del Partito. Alla fine del soggiorno scoprimmo che c’erano delle “cimici” nelle stanze e che una poliziotta in borghese era rimasta sempre accanto ad un nostro collega. Forse per assicurarsi che nessuno di noi potesse fungere da tramite per la fuoriuscita di notizie riservate. Mah…

© Sputnik . Archivio RIA NOVOSTIVeduta del parlamento di Bucarest
Veduta del parlamento di Bucarest  - Sputnik Italia
Veduta del parlamento di Bucarest

Un mio collega, simpatizzante di sinistra, rimase male per quanto visto nel corso del viaggio. Tornato in Italia, ebbe parecchi ravvedimenti. Non si aspettava una repressione del genere. Lui a casa faceva la bella vita…

Frutta non ce n’era, ma si mangiava carne a volontà: ci servirono persino un ottimo “chateaubriand”. A noi non mancava nulla, né acqua, né vino, birra o sigarette. Avevamo ricevuto un anticipo in dollari in Italia. Tutti i soldi che erano stati cambiati in valuta locale per le eventuali necessità furono spesi l’ultimo giorno, visto che non avevamo comprato molto dal momento del nostro arrivo. Acquistai un phon, un giradischi e tutto ciò che era in vendita. Quei soldi fuori dalla Romania non valevano niente. Entrai in una sorta di emporio e scelsi un orribile giubbotto di pelle. I negozi avevano quattro stupidate!

I concerti erano gratuiti e sempre affollati. Le ragazze portavano rose da lanciare sul palco in segno di gradimento nei riguardi dei musicisti e foglietti da autografare che venivano raccolti dai nostri facchini, ai quali li riconsegnavamo firmati perché fossero restituiti alle fans. Nel corso della tournée suonammo pezzi diversi dal solito repertorio, fondamentalmente successi internazionali, del blues e pezzi di Remo Germani (come ad esempio la celebre “Baci”). Noi eravamo abituati a vedere il pubblico ballare… lì la gente stava a guardare senza muoversi!

Impazzivano per la musica di James Brown, per il Rhythm and Blues e per “I feel good”.

Trascorso un mese, lasciammo Bucarest diretti in Bulgaria su invito di una locale organizzazione del Partito. Fummo obbligati ad aspettare per ore alla frontiera tra i due Paesi: Nixon sarebbe passato proprio da quel confine (Agosto 1969, ndb)! Il traffico rimase bloccato per una mattinata intera sotto il sole. Finalmente arrivò il corteo di mezzi della polizia e auto blindate… tirammo un bel sospiro di sollievo.

A Sofia, durante le prove del primo concerto, i funzionari esaminarono la “scaletta” e stralciarono “I feel good”: non si poteva suonare perché, dicevano, la gente sarebbe diventata matta! I responsabili trascorsero l’intero pomeriggio di prove accanto a noi per conoscere il resto del repertorio. Ci chiesero di redigere una nuova scaletta priva di tutte le canzoni spinte: andava bene musica come “Ma l’amore no”. Nessuno doveva eccitare gli spettatori. Furono quindici giorni non particolarmente intensi, ma molto controllati, più che in Romania. Si usciva con le guide. Si faceva tutto con le guide.

Ricordo che ad un concerto la presentatrice ci chiese di smettere di suonare perché la serata era terminata. Mi voltai per appoggiare il sassofono e, girandomi di nuovo verso il pubblico, vidi che non c’era più nessuno! Impressionante! La sala si era svuotata in mezzo secondo!


Il libro è dedicato a Franco e al suo entusiasmo. Franco
 ci ha lasciati poche settimane dopo l’intervista, tratta dal libro "Viaggi Pianificati", di Luca Del Grosso. 

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