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Vitalizi, i 5 stelle come Robespierre che inventò la ghigliottina e finì decapitato

© Foto : Pubblico DominioMaximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre
Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre - Sputnik Italia
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Uno dei temi più carichi di squallida demagogia è diventato quello che riguarda i vitalizi dei parlamentari.

Solitamente godo di buona salute ma quando sento politici e giornalisti parlare o scrivere solo per demagogia mi viene un'irresistibile orticaria. Confesso che, purtroppo, negli ultimi anni ne soffro in maniera esagerata perché è ben raro che senta ragionamenti di buon senso, quelli basati su fatti concreti e attenti alla realizzabilità di ciò che viene detto.

Uno dei temi più carichi di squallida demagogia è diventato quello che riguarda i vitalizi dei parlamentari. Sembra che sparare contro i legislatori sia oramai uno sport nazionale e tanti fanno a gara, dai cinque stelle alla Lega ai pidiessini, a chi vuole la pena più severa o che colpisca più a fondo.

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Intendiamoci, nella storia di tutti i Paesi sono stati rari i momenti in cui i popoli hanno stimato i propri rappresentanti, ma è la prima volta in cui loro stessi, come il famoso Tafazzi, si fanno il vanto di auto-delegittimarsi. Certamente il livello culturale medio degli attuali "onorevoli" si è abbassato a tal punto che diventa difficile osservarli riservando loro un minimo di stima e la voglia di manifestare disprezzo nei loro confronti è difficilmente soffocabile, ma una cosa è il singolo deputato (o senatore) che può essere criticato e un'altra è screditare l'Istituzione cui appartengono. Non va dimenticato che i Parlamenti sono la massima conquista della democrazia e la loro nascita ha costituito il naturale contrappeso allo strapotere degli esecutivi. In fin dei conti, restano i rappresentanti della volontà popolare e dovrebbero rispecchiare esattamente il popolo che li esprime. Forse che il loro basso livello di competenze, la loro piccineria, il loro autolesionismo non sono altro che lo specchio della società in cui viviamo oggi? Probabilmente, poiché' siamo proprio noi ad averli votati e messi lì, la realtà è proprio quella. Una società dove l'ignoranza regna sovrana, dove la corruzione e l'evasione fiscale sono giudicate atti di "furbizia", dove tutti vedono il male solo negli altri e mai in sé stessi (ricordate la storia della pagliuzza e della trave?) non poteva esprimersi altrimenti persino nelle sue più alte Istituzioni.

Tuttavia, questo è un altro discorso. Veniamo ai vitalizi.

Occorre intanto ricordare che già dalle ultime due legislature, così come per tutti i lavoratori dipendenti, il calcolo di quanto sarà loro versato raggiunta l'età in cui non lavoreranno più è basato sui contributi pagati durante gli anni attivi (metodo contributivo) e non su quanto guadagnavano lavorando (metodo retributivo).

La discussione attuale sul tema non riguarda dunque gli attuali deputati, bensì coloro che già hanno maturato un vitalizio. Si tratta quindi di una norma che, se approvata, avrebbe effetto retroattivo e cioè si chiede di applicare il "contributivo" anche a coloro che maturarono i loro vitalizi quando le regole erano diverse. In altre parole, quello che i pentastellati, i Richetti di turno e i leghisti propongono è di cancellare i cosiddetti "diritti acquisiti". Naturalmente, per l'odio che in molti nutrono per i nostri Parlamentari, vecchi o nuovi che siano, ciò suscita enormi consensi e da lì la gara a chi urla più forte in quella direzione.

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Purtroppo, chi plaude non si rende conto che se si toccasse il principio dei diritti acquisiti, sempre che la Corte Costituzionale lo permetta, non ci si potrà limitare a farlo solo con i parlamentari ma, in nome della stessa parità di trattamento invocata, il concetto dovrà essere applicato anche a tutti gli altri cittadini. Quanti sono coloro che oggi, già raggiunta l'età della pensione, ricevono un mensile sulla base del metodo "retributivo" e lo vedranno ridotto, magari anche in modo importante? E quegli statali che cominciarono a ricevere la loro pensione dopo aver lavorato solo 19 anni, sei mesi e un giorno (anche questo sistema è già stato abolito, ma senza effetto retroattivo) pensano forse di poter continuare nel loro privilegio in base a un "diritto acquisito" che verrà negato agli altri?

Comunque, si dice che se la legge contro i vitalizi dovesse essere approvata si otterrà un grande risparmio per le casse dello Stato ma, anche qui la verità è un'altra. Infatti, e non certo per incapacità o per secondi fini, la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati non ha consegnato all'Aula la sua relazione in merito perché' ha dichiarato di avere bisogno di molto più tempo per effettuare tutti i calcoli. Qual era il problema? Poiché' alcuni dei soggetti che già godono il vitalizio sono stati in carica per quasi tutta la loro vita attiva e poiché' il regolamento dei vitalizi prevede già un importo massimo indipendentemente dagli anni di contribuzione, molti di loro se il metodo venisse cambiato riceverebbero più di quanto ottengono adesso. Da qui la necessita' per la Commissione di valutare caso per caso prima di comprendere se ci sarebbe o meno un reale risparmio.

Ma non è tutto. Nella prima versione, poi modificata in Aula grazie a un compassionevole suggerimento dei funzionari della Commissione, si prevedeva di passare all'INPS tutta la gestione dei vitalizi.

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Gli immigrati ci pagheranno la pensione: parola di Inps
Occorre ricordare che ogni comune lavoratore dipendente versa all'INPS circa un terzo di quanto previsto dalla legge mentre il suo datore di lavoro versa gli altri due terzi. Nel Parlamento, essendo esso, fino ad oggi, contemporaneamente il soggetto che "versava" e che "pagava", la quota di contributi a carico del "datore di lavoro" non è mai stata contabilizzata considerandola una partita di giro interna. Se il tutto dovesse passare all'INPS e i Parlamentari dovessero essere equiparati, come richiesto dai proponenti, a semplici lavoratori dipendenti occorrerà calcolare anche a quanto ammontava la quota versabile dalle Camere e aggiungerla alle cifre pagate direttamente dall'interessato. Parliamo di circa duemila aventi diritto e di qualche decina di anni per ciascuno di loro. Fatto questo calcolo, è impensabile che l'INPS accetti di addossarsene l'onere e le Amministrazioni del Parlamento dovranno trasferire ad essa l'ammontare relativo. C'è solo da sperare che al Senato quella "trovata" non sia reintrodotta, come qualcuno invece sta domandando.

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Siamo sicuri che la riforma che si vuole attuare possa rappresentare una diminuzione di quello che superficialmente viene chiamato il "costo della politica"? Si rimedierà ad antichi privilegi? Se veramente di privilegi si tratta, dovranno rinunciarvi anche i milioni di cittadini già pensionati con il metodo retributivo? E anche gli statali, loro sì veramente privilegiati? Avremo ridotto (forse), almeno, quanto dovuto ai parlamentari: benissimo! A parte che già lo si è fatto per chi è ancora in carica, vogliamo che a fare le leggi che toccano le nostre vite siano sempre di più, e soltanto, ricchi signori annoiati o magari spiantati senza arte né parte che ci andranno pur di avere una qualunque occupazione? (ogni riferimento a tanti cinquestellati è puramente casuale…).

Ecco cosa mi fa venire l'orticaria e mi fa prudere le mani: un rancore fatto politica usato nella sola speranza che, assecondandolo, si possa ottenere qualche consenso in più; una stupida e colpevole superficialità; un totale disinteresse delle conseguenze. In altre parole: l'abdicazione di una classe che avrebbe dovuto essere "dirigente" e finisce con l'essere soltanto "degradante".

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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