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Sei un mito (per me)

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Prima di Fifa '94 c'erano Kick Off e Virtual Striker. Passavamo a giocarci interi pomeriggi, io e Matteo, e in quei primi anni '90 la colonna sonora delle nostre giornate e delle nostre partite non potevano che essere loro: gli 883.

Era una vera e propria mania, che non può essere compresa da chi non c'era. Tutta una generazione cantava e si riconosceva nelle loro canzoni, che parlavano di noi nel modo in cui lo avremmo fatto noi stessi. Certo, alcune cose non le potevamo ancora capire: Cumuli, una canzone che ci faceva ridere perché menzionava una "tettona barona", per esempio parlava di dipendenza da eroina; ma S'inkazza, Non me la menare e 6/1 sfigato diventarono subito nostre consapevoli hit.

Max Pezzali e Mauro Repetto erano i nostri eroi, più dell'Uomo Ragno che avevano fatto uccidere. Dopo i primi due album era rimasto solo il primo e per anni poi mi sarei chiesto che fine avesse fatto il secondo. Una volta saputo che aveva mollato tutto ed era andato a New York per cercare di produrre un film con protagonista una modella di cui si era invaghito a insaputa di lei, l'avventuriero che si era sviluppato in me in età adulta lo aveva eletto da eroe a mito.

​Durante le vacanze scolastiche un tempo c'era il Festivalbar e quello del 1995 si rivelava particolarmente appetitoso dal mio punto di vista: c'erano Ambra, una delusione da riscattare; Scatman, che aveva dato avvio a tutto; Max Pezzali, cantore della mia adolescenza. I miei desideri si focalizzarono principalmente su quest'ultimo, che era idolo anche di Matteo, che mi accompagnò ad Ascoli Piceno per la finale (le altre serate erano davvero troppo al nord per due sedicenni romani dell'epoca). Dopo averlo spesso usato per coprire qualche mia fuga da casa, stavolta me lo portai dietro. Inventammo una balla ognuno usando l'altro come giustificazione coi propri genitori e, col petto in sussulto, partimmo per il capoluogo marchigiano in quei primi di settembre.

La serata finale era in Piazza del Popolo e fin dal primo mattino io e Matteo ci piazzammo lì, convinti che tutti i cantanti ci sarebbero passati, se non altro per fare il sound-check. Non andò proprio così… Eravamo sì esaltati da quella esperienza, ci sentivamo grandi e liberi, ma nelle prime ore del pomeriggio iniziò a serpeggiare un po' di inquietudine per via della apparente fallacia del nostro piano.

Iniziò la serata, che almeno vedemmo in prima fila, essendo arrivati così presto. In seguito alla mia smania fino a quel momento insoddisfatta ci godemmo parzialmente lo spettacolo, di cui apprezzammo soprattutto la vista ravvicinata di Laura Freddi e Federica Panicucci, splendide. Anche le due ragazze locali vicino a noi con le quali Matteo attaccò bottone non erano comunque niente male.

La serata finì e salutammo con gioia (in quel momento dimenticai tutto il resto) la premiazione di Max Pezzali, vincitore con la canzone Tieni il tempo.

Appena finita la kermesse Matteo mi mise una mano sulla spalla, come per consolarmi per la sortita improduttiva. Gliela scostai, anche un po' bruscamente, e dissi che non sarei tornato a Roma senza niente in mano. Chiedemmo così a Tania ed Elisa (così si chiamavano le nostre nuove amiche) quale fosse l'albergo migliore di Ascoli. Ci risposero che era il Palazzo dei Mercanti, verso il quale cercai di trascinare il nostro gruppetto. Matteo non capiva cosa ci andassimo a fare, fuori da un hotel che per giunta non ci potevamo permettere, visto che la nostra unica possibilità era quella di bighellonare nella notte ascolana in attesa del primo treno l'indomani. Gli feci notare che gli artisti dovevano pur andare a dormire e che non potevano non alloggiare nel migliore albergo della città. Lo convinsi di questo ma in generale (anche più del nostro originario obiettivo) fu più convincente Elisa, con la quale sparì poco dopo.

Io andai quindi all'albergo con Tania e, per scoprire se Max fosse lì, l'unica cosa che mi venne in mente fu di metterci a cantare a squarciagola le sue canzoni. Se le avesse sentite non avrebbe potuto ignorarci, no? Tania non sembrava molto convinta del piano, ma quando mi misi a cantare, forse capì che agli occhi dei passanti sarebbe sembrata più normale se avesse cantato con me, che non stando impalata davanti a me in quelle condizioni. 

In fin dei conti anche lei andava pazza per gli 883 e l'incontro con Max era di certo una prospettiva che la allettava.

Max purtroppo ci ignorò ma così non fece il receptionist dell'albergo che dopo un po' uscì intimandoci di stare zitti. Tania si acquietò ma io mi feci forza e continuai, con i pugni chiusi e la voce un po' tremante, finché quando iniziai a cantare a voce alta il ritornello di Sei un mito. Lui si spazientì davvero e dalle buone passò alle cattive, ovviamente solo nei miei confronti. Proprio in quel momento stavano rientrando due ragazze giovani, una bionda e una mora, che gli chiesero cosa stesse succedendo. "Hey, ma voi siete le coriste degli 883!", dissi. Le due sorrisero, abbastanza soddisfatte.

"Stanno facendo una gran confusione cantando delle canzoni qui fuori, i nostri clienti non possono dormire, è disturbo alla quiete pubblica". "Canzoni degli 883", scommetto, disse la mora. Io ovviamente assentii. "Aspettate un attimo qui, basta che fate silenzio. Vero che possono stare se rimangono in silenzio?", fece al receptionist che accettò brontolando solo perché soggiogato dalla bellezza della corista.

​Non ricordo quanto tempo passò, per me fu interminabile. Fatto sta che la nostra attesa fu ripagata perché le due tornarono con Max. "Ah, eravate voi a fare tutto quel casino", disse sorridendo. Gli chiedemmo l'autografo, che ci fece con estrema gentilezza, e gli facemmo qualche domanda, tra cui una evasa (quella su che fine avesse fatto Repetto). Stemmo insieme qualche minuto finché lui tornò in camera sua, strappandoci la promessa che lo avremmo lasciato dormire.

"Max è il bravo ragazzo che va a letto presto, non è come Mauro", disse la bionda ammiccando all'altra.

La bionda e la mora le avrei riviste due anni dopo a Sanremo, in cui vinsero la categoria giovani con il brando Amici come prima. Si chiamavano Paola e Chiara, che da quel momento furono davvero un mito per me.

Lo stesso credo si possa dire di Elisa per Matteo, visto che con lei lui fece per la prima volta l'amore. O almeno così mi ha sempre detto.

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