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Media: la politica sanzionatoria USA non porterà risultati sperati

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Gli ultimi decenni hanno dimostrato che la politica delle sanzioni non raggiungerà l'obiettivo desiderato, come successo con Corea del Nord, Cuba e Iran, lo stesso accadrà con la Russia. Ne parla l’American Conservative.

Trenta anni fa, un brillante lavoro scientifico dal titolo "Ripensare le sanzioni economiche" aveva dimostrato che le sanzioni raramente raggiungono gli obiettivi prefissati. E, secondo l'American Conservative, i risultati degli ultimi decenni è coerente con questa opinione.
Gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno imposto alla Corea del Nord sanzioni sempre più severe al fine di costringerla a rinunciare alle armi nucleari e ai missili balistici. I recenti test di Pyongyang testimoniano il completo fallimento dell'approccio sanzionatorio.
Anche contro Cuba questo approccio si è dimostrato fallimentare. Le richieste di Washington per porre fine alle violazioni dei diritti umani da parte del regime di Castro, la transizione verso la democrazia e il risarcimento per le proprietà americane confiscate dopo la rivoluzione del 1959 sono rimaste insoddisfatti.
Come osserva giornale, anche i casi di successo non sono troppo impressionanti se sottoposti ad un esame più approfondito. Forse le sanzioni hanno svolto un ruolo modesto per portare Teheran al tavolo dei negoziati, ma è stato raggiunto l'accordo solo dopo che gli Stati Uniti hanno abbandonato l'obbligo di impedire all'Iran di sviluppare la tecnologia per arricchire l'uranio.
Ecco perché, scrive l'autore, l'uso di misure dure contro la Russia è particolarmente preoccupante: perché le sanzioni aggravano la già allarmante situazione di tensione tra USA e Russia.
"Sembra che le sanzioni economiche siano lo strumento preferito della politica estera di Washington. Creano l'illusione della moderazione, ma data la sempre scarsa efficacia di questo approccio, il legislatore dovrebbe rinunciarvi… prima che si arrivi ad una grossa tragedia", conclude l'autore.

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