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Russia, gli scienziati scoprono le rotte della spazzatura nel Mar Baltico

© Sputnik . Evgenia NovozheninaIl Mar Baltico
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Gli oceanografi di Kaliningrad hanno scoperto come le particelle di microplastica possono coprire lunghe distanze nel mar Baltico grazie alle forti correnti che ne impediranno la pulizia delle acque in futuro. Ne parla un articolo pubblicato da Science of the Total Environment.

"Come è possibile che i più piccoli fili di plastica, che in generale sono più leggeri dell'acqua, risultano essere dappertutto, nel mare aperto come vicino la costa e allo stesso tempo sul fondale? Abbiamo supposto che i fili, che non sono affondati subito, iniziano a scendere verso il fondo per vari motivi, incluso il fatto che iniziano ad essere popolati da batteri e microalghe", racconta Andrey Bagaev dell'Instituto di Oceanografia dell'Accademia russa delle scienze di Kaliningrad.

Nelle discariche ogni anno arrivano circa 300 milioni di tonnellate di plastica, la maggior parte della quale non è degradabile dai microbi della terra e rimane intatta per decine e anche centinaia di anni. Quando questa spazzatura arriva nell'oceano forma dei cumuli enormi, come la cosiddetta "grande macchia di spazzatura" nell'Oceano Pacifico.

Per questo gli oceanografi chiamano ironicamente gli ultimi 50-70 anni "il periodo della plastica", per il numero enorme dei micro frammenti dei polimeri nelle acque di tutti gli oceani. Le osservazioni degli scienziati, pubblicate nel 2014, indicano che queste piccole parti probabilmente sono poi mangiate dai pesci e dalla fauna marina in generale, quindi rappresentano una minaccia per l'ecologia e la salute delle persone.

Bagaev con i suoi colleghi si è interessato a cosa succede a questa spazzatura nel bacino del mar Baltico. I campioni dell'acqua presi vicino le coste della baia di Danzica indicano che la maggior parte della plastica si trova sul fondo e in superficie, e in più si trovano con quasi stessa frequenza sia vicino le coste che nella parte centrale del mare.

Gli scienziati hanno provato di scoprire perché la spazzatura "migra" nel mare in questo modo, creando un modello minuscolo delle sue acque nel laboratorio. "Seminando" i fili di plastica in questo bacino gli oceanografi hanno studiato cosa succede loro, quanto velocemente affondano e come interagiscono con la micro fauna e le correnti marine.

"Il risultato principale della ricerca è che non esiste la spazzatura "nostra" e "altrui". Per la bassa velocità della posatura i microfili sono trasportati dalle correnti in tutte le regioni baltiche", continua lo scienziato.

Gli autori dell'articolo scrivono che questo modo di viaggiare della spazzatura plastica complica notevolmente la lotta all'inquinamento del mare, perché le correnti superficiali e profonde mescolano i pezzi vicino le coste facendoli muovere in tutto bacino.

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