Trump dà alla Russia carta bianca in Siria

© Sputnik . Michael Klimentyev / Vai alla galleria fotograficaIl presidente USA Donald Trump incontra il presidente russo Vladimir Putin al vertice G20.
Il presidente USA Donald Trump incontra il presidente russo Vladimir Putin al vertice G20. - Sputnik Italia
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Nessun aiuto agli oppositori di Assad, la tregua, il rafforzamento dello status quo: ora la Russia detta le regole del gioco in Siria.

E il presidente americano non è contrario, scrive l'editorialista Die Zeit Carsten Lutero. La strategia degli americani in Siria, secondo l'autore, "si può descrivere in due parole: priorità assoluta, lotta contro l'ISIS. Gli USA, anche se non vedono un futuro per il regime criminale del presidente Assad, tuttavia, si rendono conto che non possono cambiare niente. Ora smettono di aiutare l'opposizione moderata, in guerra contro il dittatore e i suoi amici. Questa decisione è comprensibile: il programma di assistenza non ha portato i risultati attesi, inoltre, fino alla fine, non era chiaro chi fossero i destinatari degli aiuti" si legge nell'articolo.

"A quanto pare, Donald Trump crede che la vittoria contro l'ISIS, sia praticamente in tasca", continua l'autore. "In questi giorni svolge il ruolo di pacificatore. Organizzata recentemente con la collaborazione di USA, Russia e Giordania, la tregua nel sud-ovest della Siria è servita come un significativo successo del suo incontro con il presidente Putin durante il vertice del G20". 

"La nuova amicizia tra i presidenti russo e americano ha fatto raggiungere ciò che non potevano ottenere i numerosi negoziati di Ginevra?" scrive Lutero.

Esprimendo dubbi su quest'ultimo punto, il giornalista fa riferimento ad un articolo di The Washington Post, in cui si afferma che l'arresto del programma del sostegno dei ribelli è un passo che riflette gli interessi di Trump per la ricerca di percorsi di cooperazione con la Russia.

"Questo rientra nei piani del Cremlino: l'intervento nella guerra in Siria ha dimostrato alla Russia e all'Iran, che Assad può rimanere al potere e continuare brutalmente a distruggere i suoi nemici", si legge nell'articolo. "Parallelamente a questo, tutti i tentativi di raggiungere una tregua o una trasformazione politica, si sono trasformati in una farsa, adatta solo a salvare la visibilità della presenza in Russia e della volontà di una risoluzione pacifica per la questione siriana, per mantenere i risultati raggiunti e raggiungerne di nuovi".

Il pericolo maggiore, per l'autore dell'articolo,  è che lo slogan "gli interessi dell'America prima di tutto" possa trasformarsi in "gli interessi della Russia prima di tutto".

"Anche la reazione degli americani all'attacco chimico a Sheichun" scrive il giornalista "suggerisce che, nonostante la volontà di tenere la linea rossa, Washington non ha un piano a lungo termine per la Siria e la regione nel suo complesso. Il fatto è che la tregua e il rifiuto di aiutare i ribelli cementa non solo i successi della Russia, ma contribuisce a rafforzare la posizione dell'Iran. Teheran ha la possibilità di riempire lo spazio che si libererà dopo l'ISIS, una volta sconfitti i ribelli" scrive l'autore.

Per Israele questo è un particolare pericolo. Netanyahu ha paura che "l'Iran non solo possa riempire il vuoto formatosi dopo l'espulsione dell'ISIS e l'opposizione, per consolidare la sua costante presenza in Siria, con la marina e l'aeronautica militare, ma alla fine creerà un corridoio ai confini occidentali, attraverso l'Iraq e la Siria, fino ai territori degli Hezbollah in Libano, e così riuscirà a portare armi ai militanti nemici di Israele" scrive il giornale. 

"La dura presa di posizione di Trump contro l'Iran e il suo sostegno ad Israele non sono un segreto. E' nei suoi interessi che l'incubo israeliano non diventi realtà. La domanda è se Trump sarà in grado di avere un qualche effetto in questa nuova fase della guerra. La Russia, da cui dipende molto di più, è probabile non sia interessata a rafforzare la posizione dell'Iran in Siria. E la partnership tra Teheran e Mosca contro i nemici di Assad non è altro che un'unione volente o nolente" scrive l'autore dell'articolo.

"Vorrei sapere di che cosa esattamente ha discusso Trump con Putin" conclude.

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