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Al-Baghdadi e post-Daesh, il ruolo fondamentale della Russia

© REUTERSCombattenti del Daesh a Palmira
Combattenti del Daesh a Palmira - Sputnik Italia
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L’eliminazione del leader del Califfato al-Baghdadi non segnerà ovviamente la fine del terrorismo, ma è un importante segnale nella lotta contro Daesh, che continua a perdere terreno. Il post-Daesh, ecco la vera partita in gioco, dove la Russia riveste un ruolo fondamentale.

Daesh perde un colpo dopo l'altro e l'eliminazione della sua leadership, confermata dal Ministero della Difesa russo, rappresenta un passo di grande valore simbolico nella guerra contro il Califfato. Il terrorismo islamista non morirà di certo dopo l'uccisione di al-Baghdadi, ma la possibile sconfitta di Daesh apre una nuova sfida: ristabilire gli equilibri geopolitici nella regione.

© Foto : fornita da Marco LombardiMarco Lombardi, professore e direttore di ITSTIME, centro di ricerca sul terrorismo all’Università Cattolica di Milano
Marco Lombardi, professore e direttore di ITSTIME, centro di ricerca sul terrorismo all’Università Cattolica di Milano - Sputnik Italia
Marco Lombardi, professore e direttore di ITSTIME, centro di ricerca sul terrorismo all’Università Cattolica di Milano
Sconfitto il nemico comune sul territorio, si arriverà ad una vera cooperazione fra la Russia e la Coalizione occidentale? Che ne sarà della Siria dopo Daesh e che ruolo giocherà la Russia nella regione? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Marco Lombardi, professore e direttore di ITSTIME, centro di ricerca sul terrorismo all'Università Cattolica di Milano.

— Professore Lombardi, la probabile uccisione di al-Baghdadi che cosa significa nel contesto della lotta a Daesh?

— Innanzitutto aspettiamo di averne la conferma, le voci circolavano già da giorni. Ammettiamo che sia vero: uccidere un leader come al-Baghdadi è sempre importante, dal punto di vista comunicativo e simbolico è un segnale importante, soprattutto alla truppa di terroristi sparsi in giro nel mondo e per l'Europa.

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Sul piano operativo non è certamente la fine di Daesh, anche se il Califfato stava comunque già correndo ai ripari. L'organizzazione di Daesh è molto più diffusa sul piano operativo. Al-Baghdadi è il leader carismatico dello Stato Islamico, che era organizzato però con una pluralità di teste. Spero che non sia morto solo al-Baghdadi, ma che abbiano tagliato la testa a tutta la leadership. Sarebbe molto importante dal punto di vista operativo. Ad ogni modo non porterebbe alla fine di Daesh, tanto meno alla fine del terrorismo islamista. Il terrorismo coordinato da Daesh è diffuso in quasi 30 Paesi con oltre 40 gruppi che hanno prestato affiliazione al Califfato.

La perdita di territorio del Califfato non abbasserà la minaccia del terrorismo, anzi, aspettiamoci che al-Qaeda sia già pronta ad entrare per assumere la leadership dell'islamismo radicale sunnita. Come sappiamo, c'è sempre stata competizione fra Daesh e al-Qaeda. È sciocco dire, come ho sentito, che non cambierà niente. Qualcosa cambierà sicuramente, perché è importante la comunicazione della perdita del capo.

— Questo fatto non segnerà la fine di Daesh, ma che cosa potrebbe cambiare?

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— Potrebbe cambiare qualcosa sul territorio mediorientale. Quello che ha fatto la Russia è estremamente importante, anche sul piano dell'intervento. Abbiamo la Russia che è intervenuta con i siriani lealisti di Assad con il supporto di Hezbollah, è un segno estremamente forte e importante, perché è in atto un'alleanza sciita con la Russia nello scontro con i sunniti. Tagliare la testa ad al-Baghadi con una perdita del territorio del Califfato accelera la necessità che a livello internazionale si cominci seriamente a ragionare sul dopo Daesh, è questo il vero problema.

La minaccia terroristica continua, ma perché è diffusa nel mondo. Nel momento in cui non c'è più il nemico sul territorio si dovranno accordare l'alleanza supportata dalla Russia e dall'altra parte questa alleanza bastarda fra americani, sauditi che se la prendono con i qatarini, alleanza comunque sunnita. Ora la Siria che cos'è, come redistribuiamo il potere nel Medio Oriente? La cosa più importante e urgente a mio avviso è decidere che ne sarà di quell'area.

— Il post-Daesh è la vera partita in gioco quindi secondo lei. Si arriverà ad una vera cooperazione fra la Russia e la Coalizione occidentale?

— In questo momento tutti devono mostrare i muscoli. Io spero che ci si arrivi, anche perché io, come europeo, voglio la cooperazione con la Russia. Fra me e la Russia c'è una terra che continua, ci sono le ferrovie, fra me e gli Stati Uniti vi è un grande mare. Io come europeo voglio e chiedo una cooperazione efficace su tutti i piani con la Russia di Putin.

— Qual è il ruolo della Russia nella regione?

La cattedrale di San Basilio alla Piazza Rossa di Mosca. - Sputnik Italia
Il ruolo della Russia oggi

— La Russia ha ripreso in mano il suo ruolo, che prima era traballante in Medio Oriente. Si è imposta come uno dei player più importanti. La Russia è tornata ad essere uno degli attori chiave nella regione. Se 15 anni fa si poteva far finta che la Russia fosse presente, oggi la Russia è un player importante come gli Stati Uniti, mi auguro anche come l'Unione europea.

Ripeto, vorrei che accanto alla Russia ci fosse anche l'Unione europea a giocare questa partita, lo dico di proposito, Russia ed Unione europea, non Europa e Stati Uniti.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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