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Analista britannico: Pechino e Mosca trovano un alternativa ai summit occidentali

© Sputnik . Ilya Pitalev / Vai alla galleria fotograficaIl Ministro degli esteri Sergey Lavrov e la sua controparte cinese Wang Yi a Mosca
Il Ministro degli esteri Sergey Lavrov e la sua controparte cinese Wang Yi a Mosca - Sputnik Italia
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L’arrivo del Ministro degli esteri cinese Wang Yi non è coinciso per caso con gli incontri dei leader della NATO e del G7, scrive nel suo articolo per l’Independent il rappresentante della “London School” Andrew Hammond. La visita dimostra che la Cina e la Russia hanno creato un’alternativa alla posizione comune per le questioni globali chiave.

A Mosca il Ministro degli esteri cinese è giunto in visita ufficiale per incontrare diversi funzionari russi compreso il collega Sergey Lavrov. Questi incontri coincidono "simbolicamente" con i summit della NATO e del G7 sottolineando che Mosca e Pechino conducono una "cooperazione alternativa" su diverse questioni internazionali, scrive nel suo articolo per l'Independent l'analista della London School di economia e scienze politiche Andrew Hammond.

A detta sua le relazioni tra i paesi si sono rinforzate dopo la crisi ucraina, la quale ha portato all'esclusione della Russia dal "G8". Nell'ultimo periodo l'aumento della tensione tra Mosca e l'Occidente ha portato all'annuncio di una serie di progetti con Pechino tra i quali la creazione di un nuovo metodo trasferimenti interbancari e la formazione di agenzia di credito, che consentiranno alle infrastrutture economiche dei due paesi di funzionare indipendentemente dalle organizzazioni finanziarie prevalentemente occidentali.

Fino ad ora questi progetti "sfarzosamente annunciati" sono in fase di stallo. Non di meno "la rapida crescita della cooperazione" ha aiutato i due governi a elaborare una posizione comune sicura sulle questioni regionali e globali chiave, compresa la questione nucleare in Corea e la guerra civile in Siria, scrive l'autore.

Secondo Hammond sia la Cina che la Russia capiscono perfettamente che per le questioni di sicurezza nella penisola coreana non ci sono soluzioni facili. Entrambi i paesi cercano di trovare con tutte le loro forze non solo una soluzione per i test missilistici di Pyongyang ma anche per i test nucleari.

La recente retorica di Washington ha suscitato la preoccupazione di Pechino, che gli americani possano seriamente pensare di condurre un attacco preventivo contro gli obiettivi militari della Corea del Nord. Il presidente Donald Trump esplicitamente ha dichiarato che se la Cina non ha intenzione di risolvere il problema, allora lo faranno gli Stati Uniti.

Tuttavia i cinesi evitano di adottare soluzioni e misure più estreme nei confronti di Pyongyang per paure di destabilizzare il proprio vicino.

Inoltre l'imprevedibilità delle autorità di Pyongyang e la prospettiva di un loro rovesciamento non corrispondono agli interessi della Cina. Questo non solo porterebbe ad un aumento dell'instabilità del paese ma anche alla creazione di un governo pro-americano al posto del regime di Kim Jong-un.

Pechino e Mosca temono che lo sviluppo della situazione nella penisola possa sfuggire al controllo, e dunque sostengono l'iniziativa del Consiglio di sicurezza ONU. L'anno scorso sulla base di questa è stata fatta la proposta di inasprire alcune sanzioni in risposta al quinto test nucleare di Pyongyang.

Il sistema di difesa aerea THAAD. - Sputnik Italia
La Corea del Sud potrebbe restituire i THAAD agli USA
Questa misura dell'ONU richiede anche l'annullamento di alcune esercitazioni congiunte USA-Corea del Sud e del dislocamento del "controverso" complesso anti-missile THAAD sulla penisola. La Cina è assolutamente sfavorevole allo schieramento del sistema missilistico perché potrebbe essere utilizzato non solo contro i missili nordcoreani ma anche per lo spionaggio sul proprio territorio.

Mosca condivide le stesse preoccupazioni. Il vice ministro degli affari esteri russo Gennady Gatilov ha definito il dislocamento del THAAD "un fattore di destabilizzazione aggiuntivo". Ha anche dichiarato che il sistema missilistico americano minerebbe "l'equilibrio delle forze nella regione".

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