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Siria: la guerra sporca dell'Occidente

© AP Photo / Save the Children Siria
Siria - Sputnik Italia
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di Francis Marrash.

Nel Marzo del 2010, il Quirinale conferiva nella sede del governo siriano, al presidente Bashar al-Assad, l’alta onorificenza di Cavaliere di Gran Croce. Per l’allora presidente italiano, Napolitano, la Siria era l’attore-protagonista nel processo di pace in Medio Oriente:

“difficile non rimanere colpiti dalla bellezza del Paese e dall’ospitalità del suo popolo, pertanto, esprimo apprezzamento per l’esempio di laicità e apertura che la Siria offre in Medioriente e per la tutela della libertà assicurate alle antiche comunità cristiane qui residenti”. 

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Paradiso perduto: Siria 2011 prima della guerra civile
Un anno prima, nel 2009, anche il senatore del Massachutts John Kerry, era stato immortalato in una celebre foto durante una cena intima, insieme alle rispettive consorti, con Assad, in occasione di una visita in Siria da parte della delegazione americana. L'ex capo della diplomazia Usa, guidava una rappresentanza politica, incaricata di discutere sulle prospettive di pace nella regione. Dopo l’inizio del conflitto, le prospettive cambiano: Kerry, per giustificare l’inizio delle tensioni tra Usa e Siria, paragonò spudoratamente il presidente siriano, a Saddam Hussein. Pochi mesi dopo, precisamente il 15 Marzo 2011, in Siria, sulla scia delle sciagurate primavere arabe (che si sono trasformate in inverni insicuri e destabilizzanti), in Siria, iniziò uno strano conflitto, con le prime dimostrazioni pubbliche, per poi divenire ufficialmente “guerra civile” nel 2012.

Secondo il main stream occidentale, debitamente istruito dai poteri forti da cui dipendono, Assad, passa da esempio di convivenza pacifica, a carnefice e sanguinario del suo popolo. La domanda a cui i media non hanno voluto rispondere, perché già con gli scoop televisivi e giornalistici, avevano (ed hanno), individuato il colpevole, è la seguente:

“cosa può essere successo in così breve tempo, tanto da trasformare un uomo di pace in un terribile dittatore?”

Secondo lo storico Daniele Ganser, ricercatore ed esperto  di geopolitica, le cause principali del conflitto sono ben diverse da quelle propagandate dai media per giustificare l’intervento internazionale in Siria. Cerchiamo di capire come le agenzie di comunicazione —(che ormai si sostituiscono in tutto alle valutazioni reali e alle decisioni della politica, anticipando ed emettendo sentenze)-; hanno manipolato deliberatamente e con piena coscienza l’informazione,  generando nell’immaginario dell’opinione pubblica, considerazioni non reali, o quanto meno distanti anni luce dalla verità, per compiacere coloro che li mantengono sulla scena.

“La Siria, —affermano-, è un caos completo, e tutto un bombardamento, ed è difficile capire qualcosa”.

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La vita di tutti i giorni nella "Nuova Capitale del Daesh" in Siria
Chi ha causato questa confusione? Chi ha dato le armi per combattere contro un governo legittimamente eletto? L’analisi primaria, quella nascosta dietro gli interessi internazionali, è legata al petrolio e al gas. Nel golfo persico, c’è un giacimento di gas, il più grande esistente nel mondo. Il Qatar, possiede una parte di questo prezioso sito. Durante un incontro tra i vertici politici qatarioti con i corrispettivi colleghi turchi, si discusse circa lo sviluppo economico che si poteva ottenere, grazie al suo sfruttamento. Temporalmente –ricordiamo ai lettori-, siamo a due anni esatti prima dello scoppio del conflitto sporco siriano (2009). I signori del Qatar, avevano in animo di vendere il gas, costruendo una pipeline, che attraverso l’Arabia Saudita e la Siria, avrebbe dovuto raggiungere la Turchia, con lo sbocco naturale verso l’Europa. Gli stati citati, desideravano vendere il gas all’occidente, perché a loro non interessava molto, ma allo stesso tempo volevano ricavare un profitto economico non indifferente, considerato il fatto che questo tipo di mercato è molto richiesto.  Il nodo da sciogliere per realizzare il progetto, era quello di chiedere il permesso ad Assad, affinchè la nuova linea, attraversasse il territorio siriano. Il presidente, alla richiesta dei paesi interessati, rispose negativamente. Al Qatar, la risposta non è piaciuta, anche perché la proprietà dello stesso giacimento è in comune con l’Iran. Allo stesso tempo, gli iraniani, fecero sapere di voler costruire la pipeline verde, inoltrando la proposta al governo siriano, che rispose affermativamente. Non è un concetto complicato da spiegare o da capire! L’Iran, contrariamente agli altri paesi del golfo (Kuwait, Arabia Saudita, Turchia, Qatar, dove si trova la base della marina statunitense più grande della zona); voleva e vuole mantenere Assad al potere.

E poi, se vogliamo scavare più a fondo, abbiamo americani, inglesi e francesi (quelli che hanno provocato la crisi in Libia sganciando bombe senza il mandato dell’ONU), che hanno deciso in maniera unilaterale di abbattere Assad, magari costruendo prove a tavolino. Così, da una parte abbiamo l’alleanza dei paesi occidentali: Gran Bretagna, Usa e Francia, uniti alle monarchie del golfo (in pratica tutte le nazioni islamiche a maggioranza sunnita), che vogliono togliere il potere al governo siriano attuale; mentre dall’altra sponda abbiamo i paesi a maggioranza sciita: Iran, Hezbollah libanesi che sostengono la Siria nella lotta al terrorismo e all’ingerenza internazionale. Un altro alleato forte della zona, è la Russia — che a sua volta possiede due basi militari in Siria-, che più di ogni altra coalizione internazionale, ha combattuto sul campo il terrorismo islamico. I russi non vedono di buon occhio l’introduzione del gas del Qatar in Europa, perché hanno un'altra linea, il gazprom.

Quale è la differenza tra sunniti e sciiti? Oggi tutti i musulmani del mondo – 1,6 miliardi di persone – concordano sul fatto che Allah sia l’unico dio e che Maometto sia il suo profeta. I sunniti e gli sciiti, osservano indistintamente i cinque pilastri dell’islam: 1) La testimonianza di fede; 2) la preghiera canonica da effettuare cinque volte al giorno; 3) pagare l'elemosina canonica; 4) il digiuno durante il giorno, in tutto il mese di ramadan; 5) il pellegrinaggio alla Mecca, almeno una volta nella vita per tutti quelli che siano in grado di permetterselo economicamente e di affrontarlo fisicamente. Tuttavia, mentre i sunniti basano molto la loro pratica religiosa anche sugli atti del profeta e sui suoi insegnamenti (la sunna), gli sciiti vedono nei loro leader religiosi, gli ayatollah, un riflesso di Dio sulla Terra.

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Pax irachena, perché la convivenza tra sciiti, curdi e sunniti è l’unica via
I sunniti. Il loro nome deriva da Sunna, la tradizione dei detti di Maometto, a cui si ispirano insieme al Corano. Affermano la legittimità dei primi califfi, successori e compagni di Maometto, e quindi delle successive dinastie che governarono l’Impero musulmano. Per i sunniti il Califfo rappresenta l’unità dei credenti e non ha alcuna valenza religiosa. La loro dottrina e gli aspetti del loro credo si andarono definendo nel corso dei primi secoli di espansione dell’Islam, adattandosi in più occasioni a mediare tra tendenze contrapposte e costumi locali. Oggi, come nel corso di tutta la loro storia, i sunniti conoscono al loro interno visioni diverse. Dal sunnismo si è sviluppata la corrente radicale del wabbismo, che è un movimento di riforma religiosa, estesasi in seno alla comunità islamica (sunnita). Per oltre due secoli il Wahhabismo è stato il credo dominante nella Penisola Arabica e dell'attuale Arabia Saudita. Esso costituisce una forma estremamente radicale e rigida dell’ Islam sunnita, che insiste sull’interpretazione “alla lettera” del Corano. I wahhabiti credono che tutti coloro che non praticano l'Islam secondo le modalità da essi indicate, siano pagani e nemici del vero ed unico Islam. Gli osservatori, affermano però che la rigidità wahhabita ha portato allo sviluppo di personaggi come Osama bin Laden, i gruppi terroristici di matrice islamica, ed infine lo stato islamico. L'esplosiva crescita del Wahhabismo ha avuto inizio negli anni settanta del XX secolo, con l'insorgere di scuole (madrasa) e moschee wahhabite in tutto il mondo islamico, che lentamente si sono propagate nei paesi alleati dell’Arabia Saudita, con ricadute significative anche in Europa.

Gli sciiti. È la “corrente” che sostiene che il legittimo successore di Maometto fosse ‘Ali, suo genero. Il loro nome viene infatti da Shi‘at ‘Ali, che vuol dire “Partito di ‘Ali”. Politica e religione si saldano insieme, perché secondo gli sciiti, Dio non poteva lasciare la comunità musulmana senza una guida religiosa. Essi, sostengono così l’illegittimità dei Califfi e delle dinastie sunnite, affermando che eredi di Maometto sono gli Imam, guide spirituali, e allo stesso tempo discendenti e successori di ‘Ali. Dallo “sciismo”, si è sviluppato nel tempo, la corrente “Alauita”, a cui appartiene la famiglia Aassad, e gran parte dei musulmani siriani. Teologicamente gli alauiti, sostengono di essere “sciiti duodecimali”. Per codesto motivo, sono stati considerati al di fuori dell'Islam dalla corrente sunnita; e tendenzialmente non manifestano pubblicamente la loro fede. Essi affermano, di essere dalla parte della verità; e che il loro mostrarsi come devoti dell'Islam sunnita o sciita è una specie di vestito puramente esteriore.

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Ci sono tante circostanze che sentiamo complicate (come ad esempio, lo sviluppo dello stato islamico, il dilagare del terrorismo la proliferazione di gruppi radicali di ispirazione islamica, che i media si ostinano a chiamare ribelli moderati). Con “l’aiuto”, dei mezzi di comunicazione, è possibile confondere i fatti reali, presentandole in modo ambiguo. Alla luce di quanto esposto, però possiamo fare chiarezza. Nell’attuale conflitto è possibile rintracciare, da una parte l’alleanza sunnita, sostenuta dall’Occidente; e dall’altra la Russia, l’Iran, gli Hezebollah, la Siria, tutti di matrice sciita. La questione va ormai avanti da diversi anni, e non sembra non esserci da parte dell’occidente e dei suoi alleati del golfo, la possibilità almeno nel breve termine, di un ripensamento strategico e giusto sulla questione siriana e mediorientale. La guerra sporca, ha causato centinaia di migliaia di morti innocenti: oltre mezzo milione di morti, cinque milioni di rifugiati e sette milioni di sfollati. Eppure continua a essere una realtà difficile da decifrare, a causa della complessità del quadro politico e militare e dei diversi attori locali e internazionali che si confrontano, direttamente o per procura, senza giungere a reali alternative di pace.

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Però in occidente, il carnefice sanguinario è uno solo: Assad, il quale se ha delle responsabilità, deve essere perseguito secondo gli accordi internazionali che riguardano i crimini di guerra. Tutto il resto è solo aria fritta. Non si può condannare, senza prima aver provato la colpevolezza! Nessuno parla chiaramente che il motivo del contendere nel conflitto siriano è il petrolio e il gas. Viene raccontato con enfasi che gli interventi militari (o paramilitari), come quello americano del mese scorso, è la “risposta giusta” al presunto bombardamento chimico, di cui ancora oggi non esistono prove certe. Con 59 missili Tomahawk lanciati da due portaerei al largo del Mediterraneo, Trump, contrariamente alle promesse elettorali e alla prime dichiarazioni da presidente USA, ha dato una svolta significativa alla politica estera, come risposta alla morte di più di 80 persone, fra cui 28 bambini, secondo le informazioni fornite dal fantomatico osservatorio dei diritti umani in Siria, gestito da Londra da un oppositore di Assad, che viene finanziato nelle sue fantasiose ricerche dall’Arabia Saudita. L’intervento unilaterale, è stato dettato  —dicono fonti governative statunitensi-, è stato dettato dall’urgenza di quanto accaduto contro la popolazione inerme. Non è la verità! Ma facciamo un passo indietro. I paesi del golfo, hanno miratamente introdotto jhadisti in Siria, con l’incarico esclusivo di sovvertire il tessuto sociale. L’esperimento ha funzionato. Se si danno armi ai terroristi, infiltrandoli in un paese, la destabilizzazione avviene in modo sicuro ed automatico. Nel 2011, la Libia è stata distrutta, uccidendo tragicamente Gheddafi, in nome della democrazia. Il caos prodotto dall’intervento militare, ha permesso di trasportare numerosi armamenti nella base turca di Incirlik. Da lì, le armi sono state distribuite “al fronte”, e precisamente ai combattenti di Al-Nusra, all’Armata Libera Siriana, e ad Al-Qaeda, che nel corso del tempo si è trasformata in Siria nell’is (stato islamico).

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Dalle nostre parti, il main stream, ci informa che questi sono ribelli, che lottano per la democrazia contro il dittatore Assad. Però la parola “jhadisti”, genera disagio emotivo, direi quasi di repulsione. Purtroppo “giocando”, su questo terribile equivoco, alcuni paesi occidentali, si schierano dalla parte dei ribelli, che non sono altro (ahime!), che feroci terroristi. E spiegato come in tanti anni di conflitto, l’Occidente, non è riuscito a sconfiggere il terrorismo, mentre in pochi mesi, la Russia, ha quasi azzerato in Siria la presenza jhiadista. La cosiddetta “guerra al terrorismo” è una storia farcita di clamorose bugie. Sentiamo storie, talvolta anche pesanti da un punto di vista emotivo, ma prima o poi, come già sta avvenendo, la verità verrà a galla! Veniamo continuamente messi a confronto con queste falsità. A tal proposito, l’esempio più celebre: Colin Powell –prima dell’attacco in Iraq-, mostra all’ONU riunito in seduta plenaria, al palazzo di vetro, la fialetta con una sostanza di colore bianco; e afferma con enfasi:

“Saddam possiede armi di annientamento di massa”.

Oggi sappiamo che era una bugia, un pretesto per procedere con l’approvazione dell’opinione pubblica, alla guerra in Iraq. Lo stesso schema si è ripetuto poco prima dell’attacco missilistico dell’era Trump, in Siria, dopo la presunta strage di bimbi compiuta con armi chimiche, –come abbiamo già ampiamente dimostrato-. La storia non è finita qui. Ogni volta che si avvicina la data di un negoziato, automaticamente si registra, quasi ad orologeria, una intensificazione di attentati e un aumento della violenza terroristica in Siria. I colloqui di Astana, sono l’indicatore più veritiero dell’escalation violenta che si sta profilando all’orizzonte, per modificare o peggio ingerire pesantemente, sulla scelte che dovrebbero portare ad una pacificazione nell’area. L’intelligence militare siriana (Mukhabarat) ha comunicato ai giornalisti russi che nel villaggio di Saraqib (città sotto il controllo della coalizione islamista Tahrir al-Sham, guidata da al Nusra, il ramo siriano del Al-Qaeda), situata nella provincia di Idlib. I miliziani hanno rastrellato civili radunandoli in unico luogo per la simulazione di un attacco chimico, da usare come pretesto per giustificare un ulteriore attacco occidentale. Purtroppo, in questa guerra sporca che continua, a pagare sono sempre i piccoli e gli indifesi.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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