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Quel filo indissolubile fra Mosca e Berlino

© AFP 2021 / Alain JocardVladimir Putin e Angela Merkel
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Non accadeva da due anni, Angela Merkel in visita da Vladimir Putin. Il prossimo G20 ad Amburgo è stato il pretesto per un confronto a più livelli fra i due leader. Divergenze di fondo, ma anche l’auspicio per una normalizzazione del dialogo: il bilaterale ha riconfermato quel filo indissolubile fra Mosca e Berlino.

Durante il faccia a faccia a Sochi Vladimir Putin e Angela Merkel hanno sollevato la questione della Siria, dell'Ucraina e il tema delle famigerate interferenze nelle elezioni. Si è parlato anche delle sanzioni, misure che il cancelliere tedesco ha confermato di voler togliere in seguito all'attuazione degli accordi di Minsk, i quali, assieme al Formato di Normandia, rappresentano secondo entrambi i leader l'unica alternativa possibile.

© Foto : fornita da Salvatore SantangeloSalvatore Santangelo
Salvatore Santangelo - Sputnik Italia
Salvatore Santangelo
Se la questione ucraina e il caso della Crimea dividono i due leader, il commercio e i rapporti economici invece mostrano la grande interdipendenza dei due Paesi. Il presidente Putin ha sottolineato che nei primi mesi del 2017 l'interscambio fra Germania e Russia è aumentato del 43%, è da notare inoltre che in agenda vi è il lancio del progetto Nord Stream 2. Le cifre e gli affari possono rivelare molto di più della retorica politica. Che ruolo ha l'asse Berlino-Mosca sul nuovo scacchiere geopolitico?

Per tirare le somme del bilaterale a Sochi Sputnik Italia ha raggiunto Salvatore Santangelo, giornalista, docente di geografia delle lingue all'Università di Tor Vergata e autore del libro "GeRussia-l'orizzonte infranto della geopolitica europea" (Castelvecchi Editore).

— Angela Merkel torna in Russia dopo due anni. Salvatore, quali sono le tue impressioni del faccia a faccia con Putin?

—  C'è una incomunicabilità di fondo, perché le due agende non si sovrappongono. Da un lato la Merkel tiene viva l'attenzione rispetto ai diritti delle minoranze e alla libertà di espressione, ne fa il punto centrale del suo rapporto nei confronti della Russia. La Russia, pur non trascurando questo aspetti, mette l'accento sui temi della crescita, dello sviluppo e della modernizzazione.

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Siamo di fronte ad una mancanza di sintonia sulla cornice di riferimento fondamentale all'interno della quale sviluppare il dibattito. Comunque in previsione del prossimo G20, quest'incontro, accompagnato inoltre con una conversazione telefonica distensiva fra Putin e Trump, è un avvenimento importante per aiutare una de-escalation rispetto agli ultimi fatti in Corea del Nord e in Siria.

— Il viaggio della Merkel in Russia in vista delle prossime elezioni tedesche porta in sé un segnale particolare? La Germania vuole ribadire la sua leadership in Europa?

—  Questo non deve essere ribadito, è un dato di fatto. Io guardo con molta attenzione, al di là delle prossime elezioni tedesche, all'indicazione di Steinmeier come Presidente della Repubblica. Steinmeier è stata una voce estremamente attenta a mantenere vivo il rapporto fra l'Europa e la Russia, anche nei momenti più difficili della rivolta di Maidan e dell'escalation che ne è seguita. Steinmeier è sempre stato un realista che ha teso la mano nei confronti della Russia per evitare una disastrosa escalation fra i due poli dell'Europa. Il fatto che la Germania lo abbia scelto come Presidente della Repubblica in qualche modo ne fa il garante di questa continuità in politica estera.

È chiaro che in campagna elettorale entrerà il tema del rapporto con la Russia, ma non dobbiamo dimenticare che gli apparati produttivi, la Confindustria tedesca, al di là di una certa retorica che ha accompagnato il dibattito politico, hanno sempre tenuto presente l'importanza di questa relazione, soprattutto sul tema dell'energia. In assoluta vigenza delle sanzioni Gazprom, E.ON e Basf hanno portato avanti non solo una proficua collaborazione, ma vi è stato il rilancio di Nord Stream 2. L'interesse nazionale, che vede un rapporto privilegiato con Mosca, è ben presente all'interno delle classi dirigenti della Germania.

— Il fatturato fra Russia e Germania nonostante le sanzioni è aumentato del 43% infatti nel periodo fra gennaio e febbraio. Possiamo dire che la retorica politica è un conto, gli affari un altro?

—  Paradossalmente se c'è stata un'economia danneggiata in modo particolare dalle sanzioni questa è l'Italia. L'Italia è uno dei Paesi che più pedissequamente ha portato avanti ed ha assecondato quest'approccio. Le sanzioni alla fine non hanno tanto colpito la Russia quanto l'economia italiana.

— La Germania si è sempre distinta invece difendendo i propri interessi economici con la Russia, no?

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—  Assolutamente sì. L'infrastruttura materiale di GeRussia è sempre più un'infrastruttura economica, energetica e commerciale.

— Angela Merkel durante l'incontro con Vladimir Putin ha tenuto a precisare che non ha paura di possibile interferenze russe nelle elezioni tedesche. Putin ha espresso in risposta l'auspicio che non avvengano interferenze nemmeno nella politica interna russa. Che ne pensi di queste famigerate interferenze?

—  Personalmente ritengo che ormai i livelli di compenetrazione fra i diversi attori dello scenario politico siano tali per cui si giocano tante partite. Ognuno cerca di definire l'ambito del gioco che gli possa essere più favorevole in campo. Non si tratta di un solo soggetto, la Russia per esempio, ognuno cerca di definire una cornice d'azione che gli sia più favorevole. Il mondo come l'abbiamo conosciuto con le divisioni e gli schemi rigidi di fatto è saltato. C'è una sovrapposizione di ruoli, a volte anche pericolosa, perché la mancanza di una cornice istituzionale può generare anche delle profonde incomprensioni. C'è anche la mancanza di camere di compensazione come c'erano in passato, che permettevano di scaricare le tensioni prima che queste potessero esplodere.

— Come ti immagini il binomio Russia-Germania sul nuovo scacchiere geopolitico tenendo conto di Trump e della Brexit?

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—  GeRussia da un lato è un esorcismo del 900, il secolo delle distruzioni, che ha visto contrapposte ben due volte Russia e Germania all'interno di conflitti mondiali, soprattutto il secondo. Immaginare e ipotizzare che possa esserci una trama di rapporti, i quali riescano a superare il peso dell'odio, della memoria e della violenza è certamente qualcosa di positivo. Tutto ciò va difeso e sostenuto. È in qualche modo il percorso che dopo la Seconda Guerra Mondiale portò alla riconciliazione di due nemici storici come la Germania e la Francia, che si erano scontrati per ben tre volte sul fronte insanguinato del Reno.

C'è un tema di estrema concretezza: i due partner di questa relazione sanno di essere sempre più interdipendenti l'uno dall'altro, sul versante della modernizzazione, dell'economia e dell'energia. I portatori di questi interessi specifici faranno di tutto per tenere vivo questo tema all'interno della cornice eurasiatica. Se questo asse dovesse spezzarsi ognuno potrebbe giocare una partita diversa. In entrambi i casi la Cina può diventare un partner privilegiato sia della Russia sia della Germania in una ridefinizione delle regole del gioco della globalizzazione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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