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Emmanuel Macron, un uomo fortunatо

© Sputnik . Alexey Vitvitsky / Vai alla galleria fotograficaEmmanuel Macron
Emmanuel Macron - Sputnik Italia
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Emmanuel Macron è un uomo fortunatо. Il destino che lo ha portato come primo classificato al ballottaggio contro Marine Le Pen non si deve solo alla sua sicura intelligenza e all’aspetto fotogenico che ha rassicurato molti elettori.

Piuttosto, il giovane alto funzionario (e banchiere e ministro), uscito come tanti altri ex colleghi e politici di successo dalla prestigiosa scuola ENA (Ecole nationale d'Administration), è stato favorito dal suicidio dei due partiti storici francesi, il Partito Socialista e i Republicains (ex Gollisti) che nelle primarie hanno rispettivamente scelto due candidati sicuramente perdenti: Benoit Hamon per il PS e Francois Fillon per i Rep.

Il primo rappresenta l'ala sinistra (o almeno quel che ne è rimasto) del suo partito e il suo programma operaista ed ecologista ha portato qualcuno a soprannominarlo il Bernie Sanders francese. Proponeva, tra l'altro, una tassa sui robot per difendere il lavoro umano e l'ulteriore riduzione degli orari di lavoro dalle attuali 35 ore settimanali a 32. Di certo non era il candidato ideale per i moderati, nemmeno per quei socialisti che nel 2012 avevano votato Hollande. E, infatti, questi gli hanno preferito Macron, mentre i più radicali hanno trovato nell'estremista di sinistra Melenchon, ottimo oratore, una maggiore determinazione anti-capitalista.

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Il secondo, uomo della destra conservatrice e cattolica, è stato vittima di due scandali che gli hanno tolto la credibilità necessaria per ottenere il sufficiente consenso. Uno degli scandali è stato oggetto di aspro dibattito immediatamente dopo la sua vittoria alle primarie e riguardava i compensi (ingenti) attribuiti alla moglie e ai figli minorenni per un loro fittizio impiego come collaboratori parlamentari. L'altro, di cui in Italia non si è per nulla parlato, riguarda un atto da lui compiuto durante i primi tempi della Presidenza Hollande. Pur essendo dello stesso partito di Sarkozy ed essere stato suo Primo Ministro, chiese allora un incontro riservato con il Capo di Gabinetto di Hollande cercando di convincere lui e il Presidente ad agire sulla Magistratura per accelerare le indagini e i processi contro lo stesso Sarkozy. Lo fece pensando di riuscire a eliminare colui che continuava a vedere come il suo maggior concorrente per la futura guida del partito. Naturalmente, quando la notizia fu pubblicata da Le Monde grazie all'abilità investigativa di due giornalisti che lo avevano scoperto, Fillon negò tutto e querelò i due, ma il Tribunale con due gradi di giudizio gli dette torto, confermando implicitamente la verità del fatto.

Macron, dunque, fortunato. Se, infatti, i suoi avversari fossero stati il socialista Manuel Valls e il repubblicano Alain Juppé, i voti ricevuti dagli elettori di centro destra e di centro sinistra si sarebbero dispersi e ben difficilmente sarebbe stato per lui andare al ballottaggio.

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Ora, tutti i sondaggi lo danno per probabile vincente sulla Le Pen e, sulla carta, sembrerebbe non avere problemi a diventare il futuro Presidente della Francia. A pensarci però con attenzione, la sua vittoria non è proprio così sicura perché, oltre all'incertezza sull'affluenza alle urne degli elettori rimasti delusi dal risultato, non bisogna dimenticare che una forte motivazione al voto dei francesi è costituita dall'insofferenza contro l'immigrazione incontrollata e contro il terrorismo e sotto quest'aspetto le parole della Le Pen sono molto più convincenti per molti.

Chiunque vinca, però, la partita non sarà per niente chiusa: l'11 e il 18 giugno si terranno le elezioni legislative che diranno come, e se, esisterà una maggioranza parlamentare all'Assemblea Nazionale. Se essa sarà omogenea al Presidente, il vincitore potrà probabilmente attuare con una certa facilità il proprio programma. Se invece ci troveremo di fronte ad una "coabitazione", come successe nel secondo mandato Mitterrand obbligato a convivere con Chirac, allora tutti gli scenari diventeranno incerti. Ad oggi, sembrerebbe che questa ipotesi resti la più probabile.

Supponiamo che la Le Pen diventi la Presidente: quando il padre si candidò alle presidenziali nel 2012 ottenne il 17,9 per cento dei voti al primo turno ma alle successive legislative ottenne solo il 13,6 per cento portando in Parlamento solo due deputati. Che Marine le Pen goda di una sua popolarità è dimostrato, ma non è automatico che i candidati che il partito presenterà nei vari collegi ottengano la stessa fiducia dagli elettori e il secondo turno potrebbe falcidiarne una gran parte, impedendogli così di avere una propria maggioranza. Poiché è impossibile che altri partiti accettino di fare coalizione con il Front National, ciò obbligherebbe la Presidente a continue negoziazioni con l'Assemblea e, comunque, dovrebbe accettare un Primo Ministro a lei ostile. Inoltre, la sua intenzione di lanciare un referendum sull'Unione Europea e sull'Euro richiede una modifica costituzionale che ha bisogno di almeno tre quinti di maggioranza nel Congresso (Assemblea e Senato riuniti in seduta comune). In sua mancanza, ogni decisione presidenziale di procedere con il referendum sarebbe probabilmente bocciata dalla Corte Costituzionale. Più o meno gli stessi problemi si avrebbero per molte delle altre intenzioni operative preannunciate in campagna elettorale.

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Nel caso sia invece Macron a vincere, la situazione non sarà molto differente. Innanzitutto, essendo un "senza partito" e avendo lanciato il suo "En Marche" non più di un anno fa, è abbastanza improbabile che riesca a presentare suoi candidati credibili in tutti i collegi. In secondo luogo, tutti i partiti storici serreranno i ranghi e il forte radicamento dei deputati in carica nei loro rispettivi collegi elettorali potrebbe portare alla riconferma. Il potere di un Presidente francese riguarda la politica estera e di difesa ma la politica interna e quella economica dipendono dal Governo e quindi dalla maggioranza parlamentare. Non è così automatico che il programma fortemente liberista di Macron sia attuabile, perché molti dei partiti che al secondo turno han dichiarato di sostenerlo non l'hanno certo fatto perché condividevano le sue proposte, anzi. Il loro appoggio ha soltanto lo scopo di scegliere il male minore rispetto alla possibile vittoria della Le Pen. Al momento delle scelte legislative, ognuno tornerà a fare riferimento alla propria storia e al proprio elettorato.

E' per queste incognite che domenica 7 maggio non conosceremo ancora il vero futuro della Francia e la partita resterà ancora parzialmente aperta.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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