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L’accademico Legasov ha fatto ricerche sulla catastrofe di Chernobyl. Ed è morto

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Dopo lo scoppio del disastro alla centrale nucleare di Chernobyl il nome dell’accademico Valery Legasov non è apparso sulle gazzette sovietiche o straniere. E’ stato uno dei primi ad arrivare a Prypriat, dove ha trascorso nei pressi del distrutto blocco quattro, due-tre settimane in quattro mesi, assorbendo una dose di radiazioni pari a 100 rem.

È stato sempre lui che ha proposto di andare in elicottero verso il reattore in fiamme con un composto di boro, piombo e argilla. Ancora lui che ha insistito sulla immediata e completa evacuazione della città di Pripyat. Una nube radioattiva avvolse l'Europa. L'URSS minacciava azioni legali multimilionarie. Ma dopo un onesto e franco rapporto di Legasov ad una conferenza di esperti dell'AIEA a Vienna, durata 5 ore, l'atteggiamento verso l'Unione Sovietica si ammorbidì.

La verità su Chernobyl non è piaciuta a tutti. Per due volte è stato candidato al titolo di Eroe del Lavoro Socialista ed entrambe le volte non è stato premiato. Il 27 aprile 1988 l'accademico è stato trovato morto…

© Sputnik . Борис ПриходькоValery Legasov
Valery Legasov - Sputnik Italia
Valery Legasov

Valery Legasov a 36 anni è diventato dottore in scienze chimiche, a 45 anni membro effettivo dell'Accademia delle Scienze. Per il suo lavoro sulla sintesi dei composti chimici dei gas nobili è stato insignito del premio Lenin e riconosciuto come scienziato laureato dallo Stato. Nel 1984 è diventato il primo vice direttore dell'Istituto per l'energia atomica Kurchatov, due anni dopo, poi, il disastro di Chernobyl ebbe luogo.

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La notte del 26 aprile a Chernobyl nell'istituto di controllo della centrale apparve un segnale: 1, 2, 3, 4. Gli esperti avevano capito che stava per verificarsi qualcosa e, per le radiazioni e l'antincendio, c'era pericolo di esplosione. 

Valery Legasov costituì una commissione governativa, anche se lui era un esperto di fisica e processi chimici. In seguito molti si sarebbero chiesti perché dall'istituto Kurchatov nessuno degli esperti era andato a Chernobyl e dunque lo stesso giorno, con un volo speciale, Valery Legasov ci andò.

Sul posto capì che il quarto blocco della centrale era distrutto, il turbocompressore provocò due esplosioni di seguito, lasciando il reattore completamente distrutto. Non esisteva alcun precedente di liquidazione di incidenti di questa portata, in nessuna parte del mondo.

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L'accademico Legasov è stato l'unico scienziato che ha lavorato in quei giorni sul luogo del disastro. Con coraggio impavido, fece arrivare un elicottero militare sul tubo della centrale nucleare, compiendo un volo di emergenza sul quarto blocco. Una volta lì notò che brillava. Per verificare il funzionamento degli isotopi radioattivi, sul veicolo blindato, si avvicinò ai blocchi, scese dal velivolo e prese le misure.

Grazie a lui si è riuscito allora a stabilire che le letture dei sensori di neutroni nel corso della reazione nucleare non tornavano e reagivano invece a una potente radiazione di raggi gamma. Infatti la caldaia "era muta". La reazione si fermò, ma cominciò a bruciare il reattore dove c'erano 2500 tonnellate di grafite.  C'era bisogno di evitare un ulteriore riscaldamento dei resti del reattore, di ridurre le emissioni radioattive nell'atmosfera.

Il presidente dell'Accademia delle Scienze dell'URSS, Anatoly Aleksandrov aveva consigliato di togliere e seppellire i resti del reattore. Ma il livello di radiazioni e raggi x era troppo alto. Fu proprio Legasov a proporre di lanciare nel nocciolo del reattore, con gli elicotteri, una miscela di boro contenente sostanze di piombo e argilla. Con i calcoli giusti, "piombò" il reattore. I piloti degli elicotteri, insieme a lui, riversarono 5mila tonnellate di materiale e Legasov stesso salì sulla cima del reattore, che rischiava di collassare 5, 6 volte al giorno. Superò così il massimale di 500 raggi x all'ora del misuratore di radiazioni.

L'accademico aveva capito perfettamente a cosa stava andando incontro e quante dosi di radiazione stava assorbendo. Ma quello era l'unico modo per valutare l'entità del disastro.

Da lontano non era possibile capire cosa stava succedendo e c'era bisogno di prendere una decisione veloce. Il tempo scorreva e non ce n'era abbastanza per farsi consigliare.

© Sputnik . Игорь КостинValery Legasov
Valery Legasov - Sputnik Italia
Valery Legasov

Allora l'accademico riuscì a convincere il presidente della commissione governativa Boris Shcherbina che Pripyat andava evacuata con urgenza. In questo modo salvò molte vite. Quando la città era deserta, arrivarono i liquidatori. Informazioni affidabili su ciò che stava accadendo a Chernobyl mancavano. Legasov propose di creare un gruppo di giornalisti esperti, per raccontare l'evento e dire alla società come reagire e comportarsi, ma quel gruppo non venne mai creato. Si aveva paura del panico, quindi, si cercava di non divulgare informazioni.

"Questo è stato il momento in cui mio padre entrò in conflitto con la direzione del paese", dice la figlia Inga. "Mio padre voleva, al contrario, informare ampiamente la popolazione, far capire alle persone cosa stava succedendo, come comportarsi…Ha capito quanto grande fosse la tragedia e non riusciva a pensare al disastro per Chernobyl".

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Il 5 maggio 1986 Valery era di nuovo sul luogo dell'incidente. Tornò poi a casa il 13 maggio con voce rauca, tosse, insonnia. Nell'agosto 1986 a Vienna tenne una riunione speciale all'agenzia Internazionale per l'energia atomica, la AIEA. Per risolvere la tragedia di Chernobyl, si sono riuniti allora più di 500 esperti provenienti da 62 paesi. Legasov lesse il suo rapporto per 5 ore, riportando un'analisi dettagliata del disastro, sinceramente e apertamente, senza aver paura di ledere ai vertici o alla reputazione di qualcuno. Quando terminò il suo discorso, tutti erano in piedi ad applaudirlo e gli fu consegnata una bandiera dell'AIEA.

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Ci si aspettava che gli esperti richiedessero all'Unione Sovietica di risarcire i danni dalla nube radioattiva, che dopo l'incidente, era arrivata in Europa. I radionuclidi di iodio e cesio avevano raggiunto il territorio europeo. Legasov, svelando la vera natura del disastro, aveva salvato il paese da milioni di dollari di azioni legali.

Ricorda figlia Inga:

"Non doveva andare lui a quella riunione, ma il Capo di Stato. Su quello che è successo a Chernobyl, avrebbe dovuto riferire Gorbaciov. Ma, per quanto ne so, Mikhail Gorbaciov ha detto, lasciate che vada lo scienziato, che ha partecipato alla liquidazione dell'incidente. Mio padre si organizzava davanti ai nostri occhi, prendendo i documenti da casa. Alcuni giorni a casa nostra sono rimasti a dormire altri scienziati ed esperti. Mio padre più volte ha controllato tutte le cifre, per assicurarsi personalmente che tutte fossero totalmente veritiere. Il suo rapporto è stato molto dettagliato e molto onesto.

I diplomatici sovietici a Vienna avvertivano che la situazione era abbastanza sfavorevole, che la riunione sarebbe andata male. La comunità internazionale si poneva negativamente contro il paese e contro il relatore. Si aspettavano Gorbaciov… Mio padre mi ha raccontato che all'inizio facevano rumore, per problemi con i posti a sedere in sala. Ma dopo 15 minuti di lettura della relazione nella sala scese un silenzio di tomba.

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Legasov veniva ascoltato con il fiato sospeso. Il rapporto è durato 5 ore, in più, in seguito, rispose alle domande. Il suo compito principale non era giustificare l'Unione Sovietica, non era nascondere le informazioni, ma, al contrario, spiegare alla comunità internazionale, come bisogna comportarsi in queste situazioni. Già allora gli era venuta l'idea di creare un istituto per la sicurezza". Per riconoscere la grandezza del suo intervento ci vorrà tempo, con la perestroika e la glasnost' che arriveranno più tardi.

La verità su Chernobyl non piace a tutti. C'erano quelli che pretendevano di portare gli autori di questo rapporto di 700 pagine ad un processo penale per la divulgazione di dati sensibili.

"Il rapporto è stato onesto. C'erano cause di forza maggiore nella situazione, c'era bisogno di pensare, non ad un paese solo ma a tutta l'umanità. Il rapporto all'AIEA ha avuto grande risonanza. Mio padre è diventato molto popolare in Europa, fu nominato uomo dell'anno, è entrato nella top ten dei migliori scienziati del mondo. Questo ha causato un grave gelosia tra i suoi colleghi".

Il primo settembre 1986 Legasov ha compiuto 50 anni. Fu proposto per il rango di Eroe del Lavoro Socialista, ma il ministro di Ingegneria meccanica gli andò "contro". L'accademico aveva ricordato troppo palesemente le cause dell'incidente di Chernobyl. In seguito, poi, ha ricevuto dal ministero solo "gloria" nominale.

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In volo sopra un reattore nucleare abbandonato
Ben presto, i medici gli diagnosticarono una pancreatite da radiazione, la malattia era al quarto stadio. Nel suo sangue erano stati rilevati mielociti, era chiaro che avrebbero raggiunto il midollo osseo. Cominciò a perdere controllo delle dita della mano sinistra, poi del braccio destro e della gamba. I medici gli diagnosticarono una depressione reattiva…  Nell'autunno del 1987, mentre era in ospedale, prese una grossa dose di sonniferi, ma i medici furono chiamati in tempo e gli fecero una lavanda gastrica, salvandolo. Agli amici in quel difficile periodo Legasov disse: "tutto è bruciato dentro di me".

"Dopo il disastro di Chernobyl mio padre è stato rivalutato", dice Inga. "Ha avuto un periodo difficile per quanto accaduto, per il paese, per la gente, per l'incidente. Era preoccupato per i bambini non ancora nati, per gli animali abbandonati nella zona di esclusione. Forse questa misericordia, che possedeva, a quanto pare, aveva bruciato tutto dentro di lui.

Il 27 aprile 1988, nel secondo anniversario dell'incidente di Chernobyl, Legasov fu trovato impiccato nel suo ufficio di casa. Si concluse che Valery si era suicidato in uno stato di depressione.

"Il sistema e i suoi colleghi lo avevano spezzato": è l'opinione del professore dell'università di Mosca Lomonosov Yuri Ustinjuk.

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Pripyat, la città fantasma
Dopo la morte dell'accademico, la sua vedova ha chiesto un documento ufficiale per conoscere la dose di radiazioni ricevuta da suo marito a Chernobyl. Era di 100 rem, mentre la dose massima ammissibile per i liquidatori era di 25.

Solo più tardi, dieci anni dopo l'incidente, nel settembre 1996, il presidente Boris Eltsin ha assegnato, in maniera postuma, all'accademico, il titolo di Eroe della Russia.

Per salvare le persone dalle conseguenze del terribile disastro causato dall'uomo, Valery Legasov ha pagato con la propria vita per gli errori degli altri.

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