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Attentato a San Pietroburgo, i russi morti di serie B

© Sputnik . Alexandr PolegenkoCommemorazione delle vittime dell'attentato nella metro di San Pietroburgo
Commemorazione delle vittime dell'attentato nella metro di San Pietroburgo - Sputnik Italia
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Niente “je suis San Pietroburgo”, niente tricolore russo sui profili Facebook né illuminazioni con i colori della bandiera russa sui monumenti europei. Certo, l’attentato terroristico è avvenuto in Russia e quando perdono la vita i russi non conta. Per l’Occidente i russi sono morti di serie B.

© Foto : fornita da Roberto VivaldelliRoberto Vivaldelli, giornalista, collaboratore de Il Giornale, caporedattore di Oltre la linea
Roberto Vivaldelli, giornalista, collaboratore de Il Giornale, caporedattore di Oltre la linea - Sputnik Italia
Roberto Vivaldelli, giornalista, collaboratore de Il Giornale, caporedattore di Oltre la linea
Dopo l'attentato terroristico del 3 aprile avvenuto nella metropolitana di San Pietroburgo, che ha provocato 14 vittime e decine di feriti, la notizia sulla strage ha conquistato a mala pena le prime dei giornali occidentali e italiani. Anzi, qualcuno si è addirittura spinto oltre: c'è chi ha strumentalizzato la strage parlando di complotti politici, chi ha legato l'attentato alle manifestazioni avvenute nei giorni scorsi a Mosca.

"Il terrore islamico dà una mano a Putin" titolava Il Fatto Quotidiano. "Ci sono mille modi per distogliere l'attenzione e incantare i serpenti senza bisogno di fare esplodere una carrozza della Metro. No, grazie", questo invece è l'incredibile tweet di Vittorio Zucconi, corrispondente di Repubblica dagli Stati Uniti.

Perché le vittime russe non sono degne di rispetto? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Roberto Vivaldelli, giornalista, collaboratore de Il Giornale, caporedattore di Oltre la linea.

— Roberto, come commenteresti alcuni titoli e articoli italiani apparsi dopo l'attentato di San Pietroburgo, dove si strumentalizza dal punto di vista politico una strage, in cui sono morti dei civili?

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— In queste ore si è letto di tutto, da "il terrore islamico dà una mano a Putin" a "attentato" inserito fra virgolette e a delle frasi del tipo "dopo le proteste le bombe", quasi a collegare i due eventi che non hanno alcuna connessione fra loro. Abbiamo visto i grandi opinionisti liberal che da New York sposano le varie teorie del complotto. Oggi abbiamo scoperto che l'informazione occidentale mainstream, anche italiana, purtroppo è diventata improvvisamente complottista e sposa delle teorie senza fornire uno straccio di prova.

C'è anche una maniera un po'subdola secondo me di far passare determinati messaggi e di voler implicare il presidente Putin nell'attentato, questo è l'aspetto più disdicevole a mio avviso e lascia perplessi. Da giornalista posso dire che queste cose si leggono con una certa amarezza.

—  Se prendiamo anche facebook, non vediamo i soliti "je suis" né le bandiere russe sui profili. Perché le vittime civili russe valgono meno di altre vittime?

— L'abbiamo visto con la Porta di Brandeburgo a Berlino, che dopo l'attentato di San Pietroburgo era spenta, mentre in altre occasioni non era così. Questo riflette una narrazione occidentale infarcita di pregiudizi, di diffidenza culturale verso la Russia. Tutto ciò è spigato in maniera efficace nel saggio "Russofobia. Mille anni di diffidenza" di Guy Mettan. Il modo di intendere morti di serie A e morti di serie B deriva da una russofobia intrinseca all'opinione pubblica occidentale. Se apriamo i giornali notiamo una differenza fra quello che scrivono oggi e quello che scrissero dopo l'attentato di Boston o gli attentati in Francia. La differenza è abissale.

© Sputnik . Vitaly PodvitskyAttentato in Russia? No, mai sentito
Attentato in Russia? No, mai sentito - Sputnik Italia
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—  Le vittime della metropolitana di Pietroburgo sono la prova che il terrorismo è un nemico comune contro il quale bisogna lottare uniti. Secondo te quando si arriverà ad una vera cooperazione fra Russia e Occidente in questo contesto?

—  L'Occidente credo sia in un momento di grande confusione e forse trasformazione. Attendiamo anche dei segnali della nuova amministrazione Trump, che finora li ha forniti in maniera contradditoria. In questi giorni negli Stati Uniti Trump incontrava il presidente egiziano al-Sisi, molto criticato in Occidente per la questione dei diritti umani, ma che secondo Putin e secondo Trump rappresenta un argine al terrorismo.

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Quando l'Occidente cambierà? Questa è una bella domanda. Nell'attesa di capire le strategie di Trump, da una parte positive come l'incontro con al-Sisi, dall'altra abbastanza contradditorie, l'Europa mi sembra finita in una impasse e non sembra cogliere e analizzare la questione con lucidità. Non sembra proprio che l'Europa abbia fatto dei grandi sforzi contro il terrorismo, anzi ha continuato a stringere accordi con Paesi che il terrorismo lo finanziano e lo supportano. L'Europa ha criminalizzato chi il terrorismo lo combatte tutti i giorni. L'Europa non mi sembra in grado di fare la morale e dare lezione a nessuno.

—  Secondo te la russofobia è un male curabile? Qualcosa sta cambiando ora con Trump e a livello mediatico le persone saranno pure stanche dei soliti articoli antirussi?

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—  Credo che oramai i giornali occidentali rappresentino poco l'opinione della gente comune. Lo si è visto anche con le elezioni americane, dove i media hanno sbagliato totalmente le previsioni e le analisi. Nonostante questa manifesta ostilità contro la Russia e contro Putin, credo che in Italia il presidente russo e il suo Paese godano di molti simpatizzanti. Questa è la grande sconfitta della stampa occidentale liberal che non riesce più ad influenzare come vorrebbe l'opinione pubblica dei cittadini. Meno male, aggiungo io. La loro propaganda credo sia controproducente.

Dei nuovi segnali sono possibili, chiaramente dovremo attendere da un punto di vista politico le elezioni europee. Quest'anno ci sarà un appuntamento elettorale importante in Francia. Vedremo se qualcosa si potrà smuovere. Per ora dall'establishment che governa l'Europa segnali non ce ne sono, mentre da parte delle persone e dei cittadini di buon senso, chiunque capisce che la collaborazione con la Russia, soprattutto nell'ottica antiterrorismo, sia necessaria.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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