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Popolarità di Putin cresce in Occidente: “sovranità contro globalismo e civiltà decadente”

© Sputnik . Vladimir Astapkovich / Vai alla galleria fotograficaPresidente russo Vladimir Putin
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Il presidente russo Putin "ha capito meglio di tutti la nuova era rispetto ai suoi rivali in Occidente", pertanto la sua popolarità non è circoscritta in Russia, ma guadagna sostenitori anche in quei Paesi stranieri la cui leadership politica è estremamente ostile al Cremlino, scrive The American Conservative.

Per molti Putin è diventato un simbolo della sovranità nazionale nella lotta contro il globalismo, è possibile che nelle battaglie politiche del XXI secolo la nuova Russia sotto la sua guida sia dalla parte dei vincitori, si legge nell'articolo.

Dopo 17 anni di permanenza al potere la popolarità di Putin è di gran lunga superiore a qualsiasi "rivale" tra i leader occidentali, scrive The American Conservative.

Se il rispetto dei russi e dei rappresentanti della diaspora russa all'estero per il presidente è spesso spiegato dal fatto che sta compiendo notevoli passi "per rendere la Russia di nuovo grande," il segreto della sua crescente popolarità in Occidente manda molti in confusione. Eppure l'establishment americano "odia" Putin e i media occidentali gli riservano un trattamento estremamente ostile, si sottolinea nell'articolo.

Ciononostante la politica di Putin fa proseliti all'estero. E' dovuto al fatto che il presidente russo si oppone alla "concezione progressista" occidentale per il futuro dell'umanità, che presuppone un unico "ordine mondiale" globale e la rinuncia della sovranità nazionale, ritiene l'autore dell'articolo:

"Putin collabora con i conservatori, nazionalisti e populisti in Occidente e si è schierato in modo che gli stessi hanno iniziato ad odiare la propria civiltà decadente." Quello che ha fatto provare loro disgusto ha creato la stessa repulsione a Putin, un patriota "in nome di Dio e del Paese", scrive The American Conservative.

Putin respinge il "nuovo ordine mondiale" che gli Stati Uniti stanno cercando di stabilire dopo la guerra fredda, e ha una politica con lo slogan "La Russia prima di tutto". Sfidando gli americani, si rivolge ai milioni di europei che vogliono ripristinare la loro identità nazionale e vogliono riprendersi la sovranità ceduta all'Unione Europea sovranazionale, si afferma nell'articolo.

L'articolo osserva che il leader russo è anche contrario al "relativismo morale" progressista delle èlite occidentali, i cui rappresentanti cercano di sradicare le radici cristiane, guardando al secolarismo e all'edonismo.

L'establishment americano odia Putin e cerca di mostrarlo come "aggressore, tiranno e assassino", affermando che "ha occupato l'Ucraina," e i suoi "vecchi compagni del KGB" uccidono giornalisti, dissidenti e disertori. Tuttavia la politica in Russia è sempre stata in ogni epoca "sanguinosa", inoltre il presidente russo non ricorre a misure meno repressive contro i suoi avversari rispetto ai leader alleati dell'Occidente di Egitto e Turchia o della Cina, sottolinea The American Conservative.

"Putin ha compreso meglio il nuovo secolo rispetto ai suoi rivali," — si afferma nell'articolo. Nel XX secolo il mondo era diviso tra "comunisti" e "democratici", tra Est e Occidente. Nel XXI secolo la nuova linea di divisione è tra il conservatorismo sociale e la laicità sfrenata, tra il patriottismo e il transnazionalismo, tra governi nazionali e il "nuovo ordine mondiale".

Ora il presidente russo si trova dalla parte dei "ribelli": è considerato un alleato di coloro che sostengono "l'Europa delle nazioni" di Charles de Gaulle, non il concetto di Europa unica in cui si muove l'Unione Europea, evidenzia l'articolo.

In questo contesto riacquista rilevanza la vecchia domanda "a chi appartiene il futuro": non si può escludere che "nelle nuove battaglie del nuovo secolo" la Russia può essere dalla parte dei vincitori, ritiene l'autore dell'articolo. Putin per molti è diventato il "simbolo della sovranità nazionale" nella lotta contro il globalismo ed i partiti "separatisti" di tutta l'Europa guardano con speranza verso Mosca, piuttosto che oltreoceano, scrive The American Conservative. Inoltre le recenti elezioni negli Stati Uniti hanno dimostrato che l'impatto di questa lotta si sente al di fuori del vecchio continente.

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