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Che cosa ha fatto e cosa non ha fatto il Belgio dopo gli attacchi terroristici a Bruxelles

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Storia di un personaggio pubblico a Molenbeek

In Belgio ci sono gli stessi problemi che ci sono in tutta Europa, solo su scala più piccola. Questo ci dice qualcosa della situazione sulla sicurezza nel periodo dopo gli attacchi terroristici nella capitale belga. Il leader della comunità, professore e pastore Johan Leman, ha detto a Sputnik che il quartiere di Molenbek ha ricevuto grande attenzione dai media e dalle forze dell'ordine per la grande percentuale di migranti tra la popolazione.

"Credo che nell'ultimo anno qualcosa sia cambiato", così il professor Johan Leman, sacerdote e presidente belga dell'organizzazione senza scopo di lucro Foyer, ha valutato la situazione attuale nella periferia di Bruxelles, a Molenbeek, dove svolge le sue attività. Come già detto, proprio in questa zona vivevano alcuni dei criminali che hanno organizzato l'attentato a Bruxelles il 22 marzo del 2016. Ora, dice Lehman, "per esempio, c'è un po ' più polizia, più controllo sulle organizzazioni sociali. Ma quelle misure che sono state adottate, sono state assegnate dall'alto verso il basso. Le misure, che sono state prese dalle autorità, sono stati più repressive". E gli abitanti della periferia non sono stati ad aspettare la reazione delle autorità e hanno preso da soli iniziative, dice Lehman. "E quindi qualcosa è cambiato, sì".

Il personale di polizia, attivo a Molenbeek, appare in zona solo per "certe azioni o interventi", dice Lehman. "Non sono completamente integrati nella comunità locale e un po' aiutano, ma non basta. Noi a Molenbeek abbiamo bisogno di polizia davvero integrata, che conosca gli abitanti e viceversa. Ma questo manca". In proporzione, rispetto alle misure prese nelle altre periferie di Bruxelles, ci sono meno poliziotti, dice Lehman. Inoltre, questo sobborgo della capitale belga è una sorta di "città barriera", in cui vanno i migranti appena arrivati. "Ma chi può permetterselo poi lascia Molenbeek. E' questo il problema". E rimane nel cuore "una monocoltura sociale",  cioè una "monocoltura di sfortunati, e non nel senso che ci vivono, ad esempio, solo i marocchini".

Lehman stima che il numero di musulmani radicali sia di 150 persone. "Non tutti sono controllati abbastanza bene" dice Lehman. In questo, ha detto, c'è "l'indebolimento dello stato belga. Qui in Belgio ci sono troppe istituzioni. Quando non ci sono problemi, allora questo è un bene, è molto democratico. Ma quando ci sono problemi, ciò complica la soluzione del problema, perché tutte le istituzioni hanno bisogno di trovare un linguaggio comune. E non aderiscono sempre alla stessa linea politica, questo complica le cose. Sì, il Belgio è un paese complicato, è come l'Europa in miniatura. Tutti i problemi dell'Europa si possono trovare a Bruxelles, e questo complica molto la situazione".

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