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Il cugino di Gheddafi esige le scuse del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

© AP Photo / Mohammad HannonLa bandiera della Libia
La bandiera della Libia - Sputnik Italia
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Il capo politico del "Fronte nazionale di lotta in Libia", il cugino di Muammar Gheddafi, Ahmed Caddaf al Dam, ha chiesto alle Nazioni Unite, al Consiglio di Sicurezza e alle grandi potenze, di chiedere scusa per "la partecipazione irresponsabile" negli eventi accaduti nel 2011 in Libia e per la violazione delle risoluzioni adottate.

In un'intervista a RT Ahmed Caddaf al Dam ha detto che dopo sei anni dall'inizio della "primavera araba" e il rovesciamento del regime di Muammar Gheddafi, la Libia vive nella completa oscurità.

"Sono stati anni terribili, impossibili anche da definire. Tutti quelli in grado di notarlo, possono osservare quello che sta accadendo oggi in Libia: una completa distruzione, la fuga degli abitanti dalle loro case, la fame. Il nostro paese vive nell'oscurità completa, il popolo, in tutti questi anni ha patito sofferenze, la cui causa principale è stata una illegittima risoluzione dell'ONU sulla Libia" ha detto. Secondo cugino di Gheddafi, la responsabilità di questi eventi è del Consiglio di Sicurezza.

"Durante questo anniversario, dobbiamo esigere scuse per tutti i libici, per tutti coloro a cui la casa è andata distrutta, per coloro che sono stati mortificati, umiliati, da quelli che oggi mi stanno ascoltando. Esigo da parte delle Nazioni Unite, Consiglio di Sicurezza e dalle grandi potenze le scuse per quello che è successo nel 2011. Per la loro irresponsabile partecipazione agli eventi che hanno violato le risoluzioni vigenti. Queste nostre parole sono confermate dalle parole del presidente americano uscente Obama, le parole del presidente italiano e anche della Camera dei comuni britannica, e da tutte le indagini internazionali che confermano che gli eventi in Libia non rappresentavano una rivoluzione" ha sottolineato.

Secondo al Dam, sull'invasione circolano informazioni inesatte.

"Tutti hanno bisogno di scusarsi, come diceva Gesù Cristo: chi rovina, risolva. La guerra, la distruzione della Libia, tutto questo, per loro stessa ammissione, è stato un errore. Loro hanno riconosciuto che hanno causato il rovesciamento del sistema libico. Tutti, in primis, dovrebbero chiedere scusa e correggere tutto ciò che hanno fatto. Ma non vediamo nulla di tutto ciò dopo il sesto anno di sofferenze del popolo libico, che vive in una camera di tortura, costretto ad abbandonare la casa. Oggi nessuno ne parla" ha detto.

Quello che oggi sta succedendo oggi in Libia, secondo lui, è "un crimine da tutti i punti di vista". Il 17 febbraio la Libia ha festeggiato l'anniversario di sei anni dall'inizio degli eventi della "primavera araba" che ha condotto al conflitto armato.

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