Il ruolo dell’Italia nel caos libico

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Regna il caos in Libia, dove l’Italia è sempre più sola nel sostegno al pseudo governo di al-Serraj, che oggi non riesce nemmeno a controllare la situazione a Tripoli. La Russia entra in scena aiutando il generale Haftar nello scacchiere libico, dove Trump rappresenta un’incognita. Qual è il ruolo dell’Italia nel caos libico?

© Foto : Fornita da Pietro BatacchiPietro Batacchi, direttore di RID (Rivista Italiana Difesa)
Pietro Batacchi,  direttore di RID (Rivista Italiana Difesa) - Sputnik Italia
Pietro Batacchi, direttore di RID (Rivista Italiana Difesa)
L'Italia, seguendo le direttive dell'ONU, ha difeso e appoggiato il governo di unità nazionale di al-Sarraj, ma oggi si ritrova sempre più sola in questa missione. In Libia, infatti, i Paesi europei hanno interessi divergenti e spesso invece di essere degli alleati, si rivelano dei veri e propri rivali.

In Libia è molto alta la posta in gioco per l'Italia, legata al Paese nordafricano da importanti interessi economici ed energetici. Se nel 2011 l'Italia si accodò ai suoi partner NATO in una guerra sia contro la Libia sia contro i propri interessi, ora che cosa farà? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Pietro Batacchi, direttore di RID (Rivista Italiana Difesa). 

— Lo scenario in Libia si è ancora più complicato e frastagliato. Pietro, possiamo dire che l'Italia si è un po'impantanata in Libia?

— Non so se l'Italia si sia impantanata, il problema è che la situazione in Libia è sempre più complessa. C'è un Consiglio presidenziale riconosciuto dall'ONU guidato dal al-Sarraj, che l'Italia supporta con grande convinzione. Al momento questo governo ha un grande problema però: non riesce a controllare la capitale, dove ci sono milizie che gli si oppongono. A ciò bisogna aggiungere la presenza dell'altro governo in Cirenaica al-Tinni di cui Haftar è l'uomo forte. La situazione è veramente complessa, in più vanno contate anche le divisioni tribali e le milizie a sfondo criminale.

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L'Italia adesso deve tener conto che a Washington non c'è più l'amministrazione Obama, la quale aveva supportato in maniera convinta il governo Sarraj. Con Trump non si sa ancora che cosa potrà accadere, posto che per Donald Trump presumibilmente la Libia sarà un dossier minore. Per l'Italia quindi non c'è più un punto di riferimento. L'Italia in questo momento è abbastanza sola nel supporto ad al-Sarraj, fatto salvo il riconoscimento da parte dell'ONU e della comunità internazionale.

— La Libia per l'Italia è un teatro cruciale, ma l'operazione di sostegno ad al-Sarraj è stata complessa e abbastanza fallimentare. Secondo te l'Italia come può riprendere la situazione in mano e influenzare di più questo contesto geopolitico?

— Non credo che l'operazione Sarraj sia stata fallimentare. Quest'operazione per l'Italia era l'unica operazione possibile, considerando che l'85% dei nostri interessi, da quelli energetici a quelli economici, sono localizzati in Tripolitania. Da questo punto di vista l'Italia non aveva molte alternative.

Considerando la complessità della situazione, l'Italia dovrebbe ora cercare in qualche modo di avvicinare Haftar a Sarraj e Misurata. Credo che il nostro Paese stia lavorando in questa direzione già da tempo per avere in Libia una cornice di legittimità maggiore. 

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— Mosca appoggia Haftar, è recente la visita del generale libico sulla portaerei russa Kuznetsov. Possiamo dire che la Russia risulta l'unica potenza in grado di gestire le alleanze per mediare verso una soluzione della crisi, come si è visto anche in Siria?

— La Russia coltiva il proprio interesse. In questo momento l'interesse di Mosca è recuperare una certa influenza in alcuni scacchieri del Mediterraneo, lo ha fatto in Siria e sta provando a farlo in Libia, dove la rimozione del regime di Gheddafi nel 2011 fu una perdita di influenza per la Russia.

L'obiettivo principale di sicurezza estera della Russia è ricostruire almeno una parte di influenza passata. In questo la Russia è favorita, nella fattispecie della Libia, dalle divisioni dei Paesi europei e dal fatto che a Washington non c'è più l'amministrazione Obama. La Russia approfitta di questa frammentazione fra i Paesi europei e occidentali per recuperare influenza in Libia. Ovviamente le risorse sono quelle che sono, imparagonabili ai tempi dell'Unione sovietica, ma comunque sufficienti per operare nella regione. 

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— Possiamo dire che la Russia è riuscita ad avere un maggior peso in questo scenario per il lassismo occidentale e la divisione fra i Paesi europei?

— Più che lassismo io parlerei di diversità di interessi e vedute, soprattutto in Libia, dove nel 2011 è stata condotta una guerra da alcuni Paesi europei alla quale l'Italia fu costretta ad accodarsi per ovvi motivi. L'Italia lo fece per trasformare un intervento laterale in un intervento all'interno della cornice NATO, dove il nostro Paese aveva più probabilità di influenzare l'andamento delle operazioni belliche. Nel 2011 fu condotta, di fatto, una guerra in palese contrasto con gli interessi italiani contro un Paese con il quale avevamo accordi commerciali, energetici e di sicurezza liberamenti sottoscritti dal Parlamento italiano.

Sulla Libia le vedute e gli interessi dei Paesi europei non sono coincidenti, soprattutto quelli fra Italia e Francia: la Russia legittimamente approfitta di questo per fare la sua politica e portare avanti i propri interessi.

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— Quali possibili scenari ci attendono in Libia? Sarà una crisi di lungo termine visto le recenti complicazioni?

— Sicuramente, la situazione è paradossale: nel Paese ci sono 15-20 grandi tribù, ci sono più di 100 milizie armate di diversa natura, di fatto abbiamo 3 governi. In questo contesto è difficile fare delle previsioni, molto dipenderà anche dalle posizioni che prenderà la nuova amministrazione americana, la quale, ribadisco, non credo avrà grandi interessi per la Libia.

Molto dipenderà da un altro elemento: il governo attuale italiano è un governo a termine, anche gli interlocutori del nostro Paese sanno benissimo che tra qualche mese questo governo probabilmente potrà non esserci più. Tutto ciò condiziona molto la situazione e favorisce la destabilizzazione della Libia.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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