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La guerra fredda sta per finire?

© Sputnik . Alexey FilippovUSA e Russia
USA e Russia - Sputnik Italia
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Con Trump alla Casa Bianca cambia decisamente aria: sì al dialogo con i russi, no alle sanzioni. L’Italia di Gentiloni si è mostrata fin dall’inizio aperta a Mosca e in Europa può giocare un ruolo chiave nel riavvicinamento con la Russia. La guerra fredda sta per finire?

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Il presidente Donald Trump a partire già dalla sua campagna elettorale si è detto pronto a collaborare con la Russia e deciso a cambiare la politica da guerra fredda condotta dal suo predecessore. Trump ha inoltre annunciato la possibilità di annullare le sanzioni nei confronti di Mosca.

Il clima che si respira in Ue, soprattutto negli Stati dell'Est Europa, è tuttora ostile nei confronti della Russia ed è qui che entra in gioco l'Italia, Paese in prima fila per abbattere le sanzioni antirusse che potrebbe giocare un ruolo di ponte con Mosca in questa nuova fase geopolitica. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Raffaele Marchetti, docente di relazioni internazionali all'Università Luiss Guido Carli.

© Foto : fornita da Raffaele MarchettiRaffaele Marchetti, docente di relazioni internazionali all’Università Luiss Guido Carli
Raffaele Marchetti, docente di relazioni internazionali all’Università Luiss Guido Carli - Sputnik Italia
Raffaele Marchetti, docente di relazioni internazionali all’Università Luiss Guido Carli

— Gentiloni si è mostrato molto aperto nei confronti di Mosca e ha ribadito a più riprese che una nuova guerra fredda non serve a nessuno. Raffaele Marchetti, il 2017 con Gentiloni può segnare una svolta positiva nelle relazioni italo-russe a suo avviso?

— I buoni rapporti fra l'Italia e la Russia sono una costante della politica estera italiana. Gentiloni, Renzi, Letta, andando anche indietro nella storia, troviamo sempre buoni rapporti italo-russi. La situazione si è complicata negli ultimi anni per le sanzioni sulla questione ucraina. C'è comunque una finestra di opportunità che viene da fattori esterni, da una parte la Brexit, dall'altra l'elezione di Trump. Sono due fattori che permettono un ripensamento dei rapporti fra l'Unione europea e la Russia, eventualmente anche una riduzione se non la completa eliminazione delle sanzioni.

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— Con Trump sta cambiando aria. Secondo lei quindi ci sono buone chances perché migliorino i rapporti fra l'Occidente e la Russia?

— Certamente, il presidente Trump ha detto più volte che lui vuole avere un rapporto diverso con la Russia rispetto a quello che ha avuto Obama. Dobbiamo registrare però anche una certa differenza di opinioni fra lui e quelli che verranno nominati all'interno del suo governo. Abbiamo visto i giorni scorsi le audizioni al Senato americano, il ministro della Difesa e il ministro degli Esteri hanno in qualche modo dimostrato un atteggiamento nei confronti della Russia leggermente diverso da quello che Trump ha affermato in varie interviste. Questo è un interrogativo che bisognerà chiarire.

Detto ciò, ci si aspetta un miglioramento dei rapporti, anche se non sarà semplice. Per l'Unione europea questo significherà cercare di rassicurare i Paesi dell'Est Europa e questo sarà il punto più difficile della questione. Anche se l'Europa riuscisse a riaprire i contatti con la Russia, sarebbe inevitabile uno sforzo da parte dei Paesi più aperti verso la Russia per rassicurare i membri dell'Europa dell'Est.

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— Non è tanto l'America di Trump ora come ora, ma l'Unione europea a frenare i rapporti con la Russia. Il ruolo dell'Italia potrebbe essere quello di ponte fra l'Europa e Mosca?

— Sì, è chiaro che i Paesi ponte tradizionalmente sono l'Italia e la Germania e su questi due ricade l'onere di creare le condizioni all'interno dell'Unione europea perché questo dialogo venga rilanciato. In entrambi i Paesi si potrebbero avere nuove elezioni nel 2017, in Germania sicuramente, in Italia forse. Sono momenti di passaggio istituzionale che presentano delle incertezze. A ciò si aggiunge anche che la campagna elettorale è una situazione complicata, il governo tedesco ha già annunciato il suo timore per la presenza degli hacker russi. Sono tutti fattori che ovviamente potrebbero complicare la situazione.

— Nella geopolitica in generale la tensione fra Stati Uniti e Russia è quasi inevitabile? Si tratta di una guerra fredda eterna secondo lei?

— Non penso sia una situazione eterna, qui abbiamo a che fare con dinamiche geopolitiche del momento. Secondo queste dinamiche con una prospettiva di lungo termine vediamo il relativo declino dell'Occidente, cioè degli Stati Uniti e dell'Europa. D'altra parte osserviamo il rafforzamento dei Paesi che non fanno parte dell'Alleanza occidentale, in primis la Cina, l'India e la Russia, la quale ha avuto storicamente un ruolo di ponte nella potenza eurasiatica.

In questo periodo geopolitico quando l'Occidente perde terreno, bisogna capire che relazione l'Occidente avrà con i Paesi che non ne fanno parte, come la Cina e la Russia. Questa relazione può essere competitiva, quando si cerca di contenere le potenze emergenti, perché l'Occidente non vuole perdere la leadership. Può esserci altrimenti la riapertura di un dialogo per riscrivere le regole del sistema internazionale insieme. Questa è una scelta fondamentale che i leader occidentali e i leader degli altri Paesi dovranno prendere.

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— Quali scenari ci possono attendere?

— Se i Paesi dovessero scegliere la dinamica competitiva, allora certamente la situazione non sarà tranquilla, vedremo uno scenario di rivalità, speriamo non di guerra. Se invece si dovesse scegliere una dinamica di dialogo, bisognerà allora riscrivere alcune regole del sistema internazionale insieme. Sarà allora una fase di grande turbolenza, ma potrebbe essere gestita in modo pacifico.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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