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Global Times: Washington spiega fallimento ideologia con macchinazioni di nemici esterni

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La troppa libertà su internet e l’inaspettata vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali hanno costretto le autorità americane a cercare la causa dei loro problemi, dice un esperto cinese Zhu Feng sulle pagine di Global Times.

E invece di riformare il proprio sistema dall'interno, l'America, come al solito, ha annunciato una battaglia ad un nemico esterno: la propaganda di paesi stranieri guidata dalla Russia e la Cina.

Come è noto, poco prima del 2017, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha adottato il disegno di legge dei senatori Robert Portman e Chris Murphy, concernente la lotta con la propaganda estera. Secondo gli ideatori, il nuovo documento prevede la creazione di un centro per combattere la propaganda, aiutando l'America a vincere la guerra ideologica, scrive il capo dell'istituto di Ricerca relazioni internazionali dell'università di Nanchino Zhu Feng, nel suo articolo per il Global Times.

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Come ha detto uno degli ideologi della guerra fredda, George Kennan, anche quando l'URSS presentò al mondo il primo satellite artificiale e il potenziale nucleare sovietico superò quello USA, lui comunque non ha mai perso la fiducia, che alla fine la vittoria sarebbe stata degli Stati Uniti. Adesso, dopo più di 20 anni dopo la fine della guerra fredda, l'America è improvvisamente preoccupata di poter perdere in un confronto ideologico?

Vale la pena notare che "la legge anti-propaganda" è stata adottata sullo sfondo di due importanti fenomeni, scrive l'autore dell'articolo. Il primo fenomeno è il ruolo svolto dal notevole progresso tecnologico, vale a dire la diffusione molto rapida di internet, che ha inflitto un duro colpo per i tradizionali metodi di formazione dell'opinione pubblica attraverso i media.

E mentre in America non ci sono reparti speciali coinvolti nella promozione e diffusione delle informazioni, vi è comunque un controllo ideologico molto forte garantito da dei metodi sociali. Tra questi con l'aiuto dei valori americani, i quali possono essere ascoltati oltre che dai politici e dagli avvocati, anche nei film di Hollywood.

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Il secondo fattore importante per l'approvazione della legge da parte del presidente Obama per combattere la propaganda, sono i risultati delle elezioni negli Stati Uniti. Questi hanno scioccato non solo il Paese, ma il mondo intero. La vittoria del repubblicano Donald Trump, antiglobalista e populista, ha spinto molti a preoccuparsi di come influenzerà il ruolo guida degli Stati Uniti tra gli stati liberali. Questo è un enorme shock per l'ideologia americana, della quale è sempre stata orgogliosa la gente di questo paese, e non poteva restare senza risposta.

Tuttavia, "la legge anti-propaganda" è ancora molto controversa. E' logico che in caso di problemi interni economici o sociali, le autorità statunitensi vogliano di rafforzare il controllo di internet e dei social network, ma in questo caso per qualche motivo la legge prende di mira governi stranieri come la Russia e la Cina.

E se con la Russia in questo caso, almeno c'è una ragione: gli Stati Uniti hanno accusato essa di attacchi informatici e di tentativi di influenzare le elezioni presidenziali; Pechino, allineata con tutti gli stati pericolosi propagandisti solleva domande. Dunque Washington è così preoccupato per della recente ascesa della Cina? Oppure non può accettare che il Celeste Impero segua la sua strada?

Nessuno nega che durante le recenti elezioni presidenziali l'America sia stata invasa da informazioni false, ma le fonti di queste notizie dovrebbero essere ricercate negli Stati Uniti stessi, e non al di fuori. Con l'attiva e irragionevole promozione della sua "legge anti-propaganda", Washington, ovviamente, mira solo a trasformare la Cina e gli altri paesi in un "capro espiatorio", dice Zhu Feng.

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Pechino non ha mai nascosto i metodi di lavoro della sua propaganda e non ha mai cercato di pubblicare notizie false o di spargere false voci politiche, come sospetta l'America. La disinformazione è un male generale, con il quale la anche la Cina deve combattere giornalmente.

Da parte degli Stati Uniti è scorretto affiggere su Pechino e Mosca simili etichette. Questa legge, nel XXI secolo, evoca pensieri di confronto ideologico, con i quali è iniziata la guerra fredda. Questa "avidità americana di potere" è, in misura ancora maggiore, la continuazione della tradizionale tattica degli USA della "ricerca del nemico".

Secondo l'analista, l'America dovrebbe imparare dalla Cina, che per prima parlò della necessità di un controllo e di un regolamento dello spazio legittimo su internet, e non di tentare di trovare a tutti i costi "capri espiatori" lì dove c'è una zona non protetta da minacce di ogni tipo.

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