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L'antipatia di Putin e Erdogan verso l' Occidente più forte del disaccordo sulla Siria

© Sputnik . Mikhail Alaeddin / Vai alla galleria fotograficaMilitare in un distretto liberato di Aleppo est
Militare in un distretto liberato di Aleppo est - Sputnik Italia
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La tregua siriana, su cui hanno concordato Turchia e Russia, testimonia una nuova distribuzione delle forze in Medio Oriente, scrive la Süddeutsche Zeitung. A quanto pare, "Putin e Erdogan hanno capito che la loro reciproca antipatia verso l'Ovest più forte delle differenze" scrive l'autore dell'articolo Moritz Baumshtigher.

Per i siriani, in questo "accordo tra despoti", non c'è nulla di male, se probabilmente, si otterrà la cessazione dei combattimenti, scrive il giornalista. Il Presidente russo Vladimir Putin e il suo collega turco, Recep Tayyip Erdogan, utilizzano un vuoto di potere in Occidente per concludere un accordo sulla Siria, scrive la Süddeutsche Zeitung. Questa tregua concordata testimonia la nuova distribuzione delle forze in Medio Oriente, ritiene l'autore dell'articolo Moritz Baumshtigher: "il tentativo di avvicinamento degli uomini forti, Putin e Erdogan, è basato sull' antipatia verso Ovest che è più forte delle divergenze sulla Siria".

Ankara non utilizza più Washington in qualità di intermediario per la promozione degli interessi turchi e sta negoziando da sola, continua a scrivere il giornalista tedesco. La Russia, che solo di recente ha fatto ritorno sulla scena mondiale, svolge il ruolo principale in Siria. Gli USA, l'ONU e l'Unione Europea partecipano solo come figuranti.

Se la tregua durerà e la nuova alleanza andrà ancora avanti, si terranno a metà gennaio i nuovi colloqui di pace con la partecipazione dell'Iran. L'incontro si terrà in Kazakistan. La Turchia può influenzare molte fazioni di ribelli.

"Se qualcuno può convincere Assad che una sanguinosa vittoria, come è successo ad Aleppo, non si può ripetere costantemente, è la Russia" scrive l'autore. Inoltre, Mosca e Ankara hanno dimostrato di saper controllare i loro alleati in Siria, quando hanno organizzato l'evacuazione dei civili ad est di Aleppo, osserva l'autore.

Per gli abitanti della Siria un "accordo tra despoti" non è male, si legge nell'articolo. La gente muore comunque, per "bombe russe" o "mine dei ribelli". L'importante per loro è la cessazione dei combattimenti.

Nonostante questo partenariato abbia un nuovo potenziale, i vecchi problemi non hanno perso la loro rilevanza, scrive il giornalista. Ankara e Mosca hanno deciso di combattere contro i ribelli dell'IS e al Quaeda, ma per quello che riguarda i ribelli moderati, supportati dalla Turchia, la situazione è più difficile.

La questione più controversa è quella curda, continua l'articolo. La loro efficacia nella lotta contro l'IS è apprezzata non solo dalla casa Bianca, ma anche dal Cremlino. Per la Turchia strutture simili a quelle statali, nel nord della Siria, sono un incubo. In particolare, il Ministero degli Esteri turco ha detto che i curdi non potranno partecipare ai colloqui di pace in Kazakistan.

"Se la Russia condivide questa opinione, vuol dire che gli uomini forti stanno ignorando alcuni fatti" osserva l'autore dell'articolo.

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