E' infatti evidente che il progressivo (e incerto) venire meno dell'appoggio turco ai terroristi dell'ISIS e a quelli di Al Nusra e al Qaeda, è stato anch'esso decisivo per tagliare le retrovie alla jihad terroristica. Dunque tutto è tragicamente chiaro. Coloro che hanno alimentato il terrorismo in Siria e Irak non hanno gettato le armi e stanno alzando la posta.
La "logica" di questa linea, per quanto perversa essa sia, appare diversa da quella dei kamikaze fanatici. Certo, anch'essa ha bisogno di kamikaze, che possono essere lanciati, come bombe umane, verso la loro stessa distruzione, come condizione essenziale per creare il terrore diffuso. Ma tutta la concatenazione di massacri qui elencata dimostra l'esistenza di un piano politico di più vasta portata, che richiede una lunga e complessa preparazione; che implica l'esistenza di un centro di comando assai esperto e ben protetto.
Resta da individuare chi, quale forza sovranazionale, si proponga (e stia centrando, indisturbata) l'obiettivo di accelerare lo sfaldamento psicologico e politico di questa Europa.
Dunque l'Occidente, insieme ai finanziatori arabi, è stato, come minimo, direttamente coinvolto nelle attività militari (e dunque terroristiche) dell'Isis, di Al Qaeda, di Al Nusra, e sicuramente di quella parte del terrorismo islamico che, non a caso, proprio l'Occidente ha cercato di accreditare come "moderato".
La materia è talmente inquinata ed esplosiva da non consentire a nessuno risposte facile e semplicistiche. Dire che l'ISIS attacca l'Europa equivale a dire, alla luce di questi dati, che c'è qualcuno, in Europa e altrove, che aiuta a destabilizzare l'Europa. Sta diventando inevitabile sciogliere questo nodo e colpire i responsabili. Non solo i fanatici islamisti che si suicidano, ma chi li manda a suicidarsi, massacrando decine di innocenti.
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