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CIA voleva una rete di spionaggio in Tibet per seguire il programma nucleare cinese

© AP PhotoDalai Lama
Dalai Lama - Sputnik Italia
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Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha declassificato e pubblicato i documenti relativi alla politica sul Tibet alla fine degli anni '90.

Tra loro spicca un memorandum segreto per un gruppo speciale (una divisione del dipartimento delle operazioni speciali della CIA, la Special Activity Division CIA) datato 9 gennaio 1964. Il documento era stato preparato dal Dipartimento di Stato per un incontro sulle operazioni in Tibet e conteneva raccomandazioni politiche e pratiche per sostenere i separatisti tibetani e il Dalai Lama, allora non molto noti tra l'opinione pubblica. Secondo lo storico russo e pubblicista Dmitry Verkhoturov,

"la bozza del bilancio per il sostegno finanziario ai separatisti tibetani nel 1964, allegata al memorandum, contemplava un importo complessivo di 1 milione 735mila dollari. Di questi, 500mila dollari servivano per sostenere i 2.100 guerriglieri tibetani in Nepal, 400mila dollari per sostenere il campo d'addestramento di Camp Hale in Colorado e 185mila dollari per il trasferimento illegale dei combattenti addestrati dagli Stati Uniti in India. Allo stesso tempo 180mila dollari erano destinati personalmente al Dalai Lama.

La pubblicazione dei documenti ha prodotto confusione tra i sostenitori del Dalai Lama, scoraggiati dal fatto che il loro leader spirituale abbia ottenuto personalmente soldi dalla CIA.

Questi documenti rivelano il ruolo attivo della CIA negli affari tibetani, in particolare nella rivolta del 1959 e nella formazione del governo in esilio. Mostrano che gli Stati Uniti avevano interessi attivi nel Tibet cinese e il Dalai Lama veniva sfruttato come strumento per promuovere i loro interessi.

L'interesse per il Tibet ha avuto origine negli americani nel 1942 a seguito del problema delle forniture militari alle truppe del Kuomintang, in difficoltà dopo la conquista giapponese della strada della Birmania. Allora si valutava la costruzione di strade e aeroporti in Tibet. Con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949 e la sconfitta dei nazionalisti del Kuomintang il Tibet diventò di interesse per gli Stati Uniti come possibile base per la lotta contro i comunisti. Nel memorandum 303 del 26 gennaio 1968 si afferma che la CIA ha approvato l'aiuto ai ribelli tibetani nel settembre 1958, vale a dire ancora prima della rivolta di Lhasa del marzo 1959.

Dopo la repressione della rivolta, il Dalai Lama fuggì in India ed ottenne asilo politico. La sua figura veniva usata per reclutare i tibetani per attività di ricognizione e sabotaggio. L'addestramento comprendeva tattiche di guerriglia, sabotaggio, così come tecniche di crittografia e comunicazione. Secondo alcune fonti, hanno passato questo addestramento speciale 170-240 tibetani. I piani della CIA nel 1963 comprendevano la creazione di una rete di spionaggio nel Tibet cinese, che includeva 20 agenti residente in loco, 2 gruppi di agenti in trasferta e 6 gruppi per l'attraversamento del confine. Questa attività di spionaggio era legata al programma nucleare cinese e al primo test nucleare del 16 ottobre 1964. Lo spionaggio avveniva anche contro l'Esercito Popolare Cinese. Nel 1961 i ribelli tibetani erano riusciti ad impossessarsi di alcuni documenti dell'esercito cinese finiti poi negli Stati Uniti.

Nel 1966 la "Rivoluzione Culturale" della Cina ha portato alla disfatta completa di tutta la rete di spionaggio in Tibet; quasi tutti gli agenti vennero identificati e neutralizzati. I tibetani persero drasticamente di valore per la CIA, che aveva raccomandato di limitarsi solo al sostegno politico del Dalai Lama e dei suoi sostenitori. Le spese per la causa tibetana scesero fino a 1 milione 165mila dollari nel 1968.

All'inizio degli anni '70 la CIA continuava a destinare fondi direttamente al Dalai Lama e promuovere attività di propaganda, ma le attività di spionaggio venivano condotte in modo indipendente del leader tibetano al confine con la zona del Nepal. I tentativi di inviare agenti in Tibet erano molto pericolosi e rischiavano di non avere successo. Gli stanziamenti per la ricognizione erano stati ridotti."

Molti anni più tardi il Dalai Lama ed i suoi più stretti collaboratori hanno ammesso di aver lavorato nell'interesse di Washington. Nel 1999 il Dalai Lama ha detto, in particolare, al giornalista statunitense Jonathan Mirsky che i rapporti con la CIA hanno fatto più male che bene alla causa del Tibet.

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