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Gli “imprenditori in politica” hanno sepolto la politica tradizionale?

© AFP 2021 / Eitan AbramovichMauricio Macri, candidato presidenziale in Argentina
Mauricio Macri, candidato presidenziale in Argentina - Sputnik Italia
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La vittoria di Trump rafforza il fenomeno dei "presidenti-imprenditori".

In Europa Silvio Berlusconi è stato l'esempio più eclatante di questo fenomeno a partire dalla metà degli anni '90. Attualmente questa tendenza sta guadagnando sempre più slancio in America Latina.

Il Messico ha avviato il trend nella regione nel 2000 con la presidenza di Vicente Fox. Nel 2010 è salito al potere in Cile Sebastián Piñera, imprenditore impegnato nelle costruzioni e nel trasporto aereo, nonché nell'emissione di carte di credito. Tra i politici di questa provenienza ci sono al momento Horacio Cartes in Paraguay e Mauricio Macri in Argentina. L'attuale presidente del Perù Pedro Pablo Kuczynski ha ricoperto ruoli manageriali in varie aziende prima di assumere la guida dello Stato quest'anno.

Il 4 ottobre in questa lista si è aggiunto Joao Doria, eletto sindaco di San Paolo. In Uruguay l'imprenditore Edgardo Novick ha recentemente presentato il suo Partito Popolare alle elezioni del 2019.

"L'era degli imprenditori in politica testimonia il fallimento dei partiti politici tradizionali. Il Partito Democratico degli Stati Uniti non ha saputo rispondere alle esigenze della classe media e dei lavoratori. Si è schierato per l'arricchimento dei più ricchi. Questa situazione si osserva anche in alcuni paesi dell'America Latina", — ha dichiarato a Sputnik il sociologo argentino e politologo Atilio Borón.

Una caratteristica comune degli interventi degli imprenditori scesi in campo è l'enfasi sui loro successi economici, che utilizzano come garanzia per non rubare o favorire la corruzione nella pubblica amministrazione.

"L'ideologia neoliberista ha creato l'idea che il governo sia più efficiente quando è nelle mani di un uomo forte. Nonostante in America Latina ci siano stati governi di sinistra, questa idea non è mai stata accantonata. Erano periodi di forte crescita, così come di beneficenza, vanità. Questi fattori hanno messo questa figura in primo piano. Ora gli imprenditori esercitano direttamente il potere dello Stato", spiega a Sputnik il politologo uruguaiano Gabriel Delacoste.

La trasparenza promessa non sempre si concretizzava nella pratica. Ci sono dei dubbi su Piñera, Cartes e Macri nei loro Paesi, perché non hanno rinunciato alle loro attività alla guida dei rispettivi Stati.

Tutti e tre sono finiti nell'occhio del ciclone mezzo quando i cosiddetti "Panama papers" hanno messo in luce l'esistenza di società off-shore a loro riconducibili. Relativamente a Cartes è emerso inoltre un conto segreto in Svizzera.

Borón ha chiarito che i "milionari" organizzano le forze politiche "con un linguaggio semplice" e parole "apparentemente prive di ideologia". Si pongono problemi importanti per la maggior parte della popolazione e non sono rappresentati nelle forze politiche tradizionali, ha aggiunto.

"La politica è un affare costoso. Persone con risorse economiche proprie sono in una posizione privilegiata. Quando si può autofinanziare una campagna elettorale o si dispone di contatti che possono finanziare, si avranno meno restrizioni sulla struttura del partito e sui discorsi programmatici politici," — Delacoste ha osservato, aggiungendo che questo fenomeno non è "la fine della politica tradizionale."

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