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USA, Trump e l'esercito: tra i sogni dei soldati e lo scetticismo dei generali

© REUTERS / Jonathan ErnstDonald Trump
Donald Trump - Sputnik Italia
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Con le opportune differenze del caso, molti militari americani hanno gioito il giorno della vittoria di Trump come quando era stato ucciso Osama bin Laden. Il Washington Post, citando un ufficiale dell'esercito, ha scritto che i soldati americani credono che Trump si prenderà cura di loro e correggerà tutto ciò che è sbagliato nell'esercito.

I soldati sperano che Trump offrirà un'alternativa a 15 anni di guerra, contrassegnati da non poche vittorie di Pirro. Molto spesso ricordano l'Iraq, dove ora tocca partire una seconda volta per eliminare i terroristi del Daesh. Sperano che gli obiettivi delle operazioni militari saranno definiti con maggiore chiarezza e che diventi chiaro per che cosa esattamente si sono sacrificati i soldati in tutti questi anni.

I militari intervistati dal giornale, come previsto, auspicano che Trump possa rimediare agli effetti del congelamento del budget dell'esercito al 2013 e annullare la decisione dell'amministrazione Obama sul via libera alla partecipazione delle donne alle operazioni di combattimento.

I soldati semplici sperano che con Trump cambieranno le regole di ingaggio, in modo da poter avere un comportamento più aggressivo sul campo di battaglia senza paura di essere accusati di crimini di guerra. Lo stesso vale per l'uso di metodi più violenti per gli interrogatori dei prigionieri.

Inoltre i soldati sperano in un aumento dello stipendio. Dal 2011 le retribuzioni dei militari sono cresciute meno del 2%, valore inferiore alla crescita degli stipendi dei lavoratori nel settore privato nello stesso periodo.

Tra gli uffici del Pentagono e tra i generali di alto rango restano i dubbi se Trump capisca come funzioni in realtà la macchina militare degli Stati Uniti e sono preoccupati dalle priorità di allocazione delle risorse e dalla politica militare dei prossimi mesi.

Durante la campagna elettorale Trump aveva dichiarato che se avesse vinto le elezioni avrebbe convocato la leadership militare del Paese e dato loro 30 giorni di tempo per elaborare un piano per la sconfitta piena e rapida dello "Stato Islamico". I giornalisti allora avevano ricordato al candidato che in precedenza aveva affermato di saperne di più dell'ISIS rispetto ai generali. Trump aveva detto inoltre che se avesse vinto le elezioni avrebbe lavorato con "altri generali" di cui si fida.

Gli attuali generali sono scettici sulle affermazioni di Trump in merito alla possibilità di una rapida vittoria sul Daesh. Per esempio, il generale Raymond Thomas, capo delle forze speciali del Dipartimento della Difesa statunitense, ha dichiarato che 10 anni fa gli Stati Uniti erano intervenuti molto aggressivamente contro Al Qaeda, ma sono solo riusciti ad ottenere lo sparpagliamento dei terroristi in alti Paesi. Nella guerra contro il Daesh può succedere esattamente lo stesso.

Le speranze che con l'arrivo di Trump cambino le regole di combattimento non vengono condivise dal vice-presidente del Joint Chiefs of Staff (Stato Maggiore esercito americano), il generale Paul Selva. Dice di non conoscere regole di combattimento che non consentirebbero all'esercito americano di colpire bersagli dal cielo e condurre efficacemente la guerra sul terreno.

Nonostante tutto, nell'esercito americano non mancano né i sostenitori né gli oppositori di Trump. Soprattutto dopo la vittoria di Trump hanno provato soddisfazione non tanto i militari, ma gli appaltatori del Pentagono.

Trump propone di aumentare il budget per la difesa da 55 ad 80 miliardi di dollari l'anno, in primo luogo eliminando gli sprechi del Dipartimento della Difesa dopo una verifica approfondita. Il tycoon ha parlato di voler aumentare il numero delle truppe di terra fino a 540mila uomini dagli attuali 475mila, così come di aumentare il numero di navi e sottomarini a 350 unità dalle attuali 272. I produttori di armi ed equipaggiamenti militari avranno qualcosa di cui occuparsi.

Dopo il successo di Trump l'indice S&P Aerospace & Defense per la prima volta è salito al livello del 1989, superando il tasso di crescita dello S&P 500. Sono schizzate in alto le azioni di colossi del complesso industriale della difesa americana, come la Raytheon, L-3 Communications, Lockheed Martin, Northrop Grumman e General Dynamics.  

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