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La Nato continua ad uccidere in Serbia

© Fotolia / VladimirnenezicUna vista di Belgrado, Serbia
Una vista di Belgrado, Serbia - Sputnik Italia
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Bombe a cassetta inesplose, rimaste dopo i bombardamenti NATO del 1999, sono ancora sul territorio serbo, su una superficie totale di tre milioni di metri quadrati.

Un altro regalo dell'Alleanza sono gli ordigni dell'aviazione, che attendono le loro vittime ancora in 150 angoli diversi del Paese. Vanno aggiunte al conto le mine, rimaste nella valle di Preshevskij, su una superficie totale di 2 milioni di metri quadrati, dopo i combattimenti tra le truppe della Jugoslavia e dell'Unione europea, i terroristi dell'Esercito di liberazione negli anni 2000-2001.

Queste informazioni sono state confermate a Sputnik dal centro serbo di sminamento. A partire dal novembre del 2016 circa 20 milioni di metri quadrati di territorio sono stati ripuliti dalle mine. Quest'anno si è realizzato un progetto di sminamento delle aree adiacenti: in 70 000 metri quadrati sono state individuate 9 bombe a grappolo.

Negli ultimi quattro anni a Kopaonik, durante lo sminamento, sono morti quattro artificieri, altri due sono rimasti gravemente feriti. Il 93% delle vittime del "patrimonio" della NATO e dei conflitti degli anni '90 sono civili e per la maggior parte, bambini.

Molte bombe a grappolo sono ancora sul territorio adiacente all'area metropolitana di Sremskij. L'acqua dei due più grandi fiumi che scorrono sul territorio della Serbia, Sava e Danubio, è pericolosa per le armi inesplose che sempre più spesso si trovano sotto i ponti, che nel 1999 sono stati distrutti durante i bombardamenti.

La liquidazione delle bombe a grappolo richiede grandi mezzi, un approccio particolare e una formazione speciale per gli artificieri. A causa delle caratteristiche di progettazione delle bombe a cassetta, non è possibile disattivarle o spostarle. Qualsiasi contatto può provocare un'esplosione, quindi vengono distrutte sul luogo di ritrovamento.

Un ruolo importante nelle operazioni di sminamento in Serbia è svolto dagli specialisti russi. Dal 2008 al 2015 più di 200 professionisti in Russia sono stati addestrati in conformità con gli standard internazionali. In 8 anni 4,6 milioni di metri quadrati in territorio serbo sono stati sminati e restituiti alla collettività, dove sono stati disinnescati quasi 13 mila ordigni.

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