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“Mattei obiettivo Egitto”,il saggio sulla politica estera “corsara” del fondatore dell’ENI

© AP Photo / Luca BrunoIl quartiere generale dell'ENI a Milano
Il quartiere generale dell'ENI a Milano - Sputnik Italia
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Un’incredibile scoperta ha rivoluzionato nell’agosto 2015 la mappa energetica del Vicino Oriente. Il ritrovamento del più grande giacimento di gas naturale del Mediterraneo, realizzato dall’ENI in acque egiziane, oltre a costituire un evento di portata storica, ha aperto importanti prospettive nel consolidamento dei rapporti tra Roma ed Il Cairo.

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Cinquant'anni prima, negli anni ‘60 gli accordi tra l'ENI e l'Unione Sovietica, scombussolarono il mondo del petrolio, contribuendo ad una più equa ripartizione degli utili tra paesi produttori, fino ad allora vessati dalle "Sette Sorelle", le principali compagnie petrolifere anglo-americane e paesi consumatori.

Decisiva fu la visione mediterranea di Enrico Mattei ed i suoi rapporti con i paesi non allineati, ricostruiti nel saggio di Marco Valerio Solia "Mattei obiettivo Egitto" edito da Armando Editore, di cui vi proponiamo di seguito alcuni brani:

 "Nel rivoluzionare il mercato petrolifero globale ebbe un ruolo determinante il massiccio afflusso di greggio che l'URSS vendeva a prezzi decisamente concorrenziali rispetto a quelli dei paesi del Golfo, controllati dal cartello delle Sette Sorelle. L'Italia, con l'ENI, diede un apporto decisivo al ridimensionamento del cartello, firmando con la Russia contratti di portata storica, in grado di intaccare lo status quo globale.

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Già nel 1958 l'ente petrolifero italiano aveva firmato un accordo con l'URSS che prevedeva l'acquisto di varie tonnellate di greggio russo in cambio di apparecchiature industriali, di gomma sintetica e di fertilizzanti, ma fu con gli accordi del 1960 che si può parlare di un passo decisivo della strategia matteiana. Nel febbraio 1960, inoltre, la visita ufficiale del Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, segnò una tappa importante nell'avvicinamento tra il nostro ente petrolifero e l'URSS. Il viaggio in Russia si tenne dal 6 all'11 febbraio, venne preparato dall'ambasciatore italiano Luca Pietromarchi e fu energicamente sponsorizzato dallo stesso Mattei.

[…] Nonostante le pesantissimi critiche sia degli alleati occidentali sia del quadro politico italiano, il viaggio di Gronchi rappresentò un altro tassello di sostegno alle prospettive di Mattei. Il viaggio in Russia fu seguito, il 31 maggio dello stesso anno, dall'arrivo a Roma, dopo una visita ufficiale in Argentina, del primo ministro sovietico Aleksej Kossighin. Kossighin, insieme all'ambasciatore sovietico in Italia, Kozyrev, fu accolto da Gronchi e da Segni, allora ministro degli Esteri.

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La visita permise a Kossighin di parlare di futuri accordi commerciali e petroliferi tra Italia ed URSS, anche con lo stesso Mattei. La somiglianza di vedute tra il primo ministro sovietico ed il presidente dell'ENI furono alla base degli accordi successivamente firmati in Russia. L'accordo tra l'ENI e l'URSS fu firmato a Mosca l'11 ottobre 1960 da Enrico Mattei e da Nikolaj Patolicev, il ministro sovietico del Commercio Estero.

Esso prevedeva che l'Italia ottenesse dal Soyuznefteexport, l'ente sovietico per l'esportazione di petrolio, 12 milioni di tonnellate di greggio dal 1961 al 1965, ed abbondanti forniture di gas, dando in cambio gomma sintetica dell'ANIC (sempre del gruppo ENI) ed attrezzature industriali, prodotte sia dal Nuovo Pignone (anch'esso dell'ENI) sia dalla FINSINDER (gruppo IRI). L'accordo otteneva due risultati positivi e complementari per l'ENI: da una parte l'acquisto dalla Russia di petrolio e gas ad un prezzo decisamente vantaggioso (un dollaro al barile contro un dollaro e 59 centesimi delle Sette Sorelle), dall'altra un importante sbocco commerciale per i prodotti italiani.

[…] L'impatto del petrolio russo scombussolò radicalmente il mercato mondiale ed un ruolo non secondario lo ebbe proprio Enrico Mattei. L'afflusso massiccio di greggio russo rappresentò la miccia che, in quello stesso 1960, portò alla creazione dell'OPEC e, quindi, alla costituzione di un fronte unitario dei paesi produttori, decisi ad archiviare definitivamente il potere delle compagnie anglo-americane".

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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