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L’atomica di Kim la pago io insieme a tutti i voi

© AFP 2021 / Ed JonesLeader nordcoreano Kim Jong-un
Leader nordcoreano Kim Jong-un - Sputnik Italia
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Caro lettore, lei non lo sa e probabilmente non ci ha mai nemmeno pensato ma sono anche i suoi soldi a finanziare le bombe atomiche della Corea del Nord.

Che ci piaccia o no, una parte di quanto versiamo con le tasse lascerà il nostro Stato, qualunque esso sia, e arriverà a Organizzazioni internazionali come l'ONU o una delle sue innumerevoli Agenzie. Tra le destinazioni di questi fondi ci sono l'Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP). Dimenticando temporaneamente gli sprechi e le ruberie connaturate a tali Enti, dobbiamo riconoscere anche le funzioni benefiche che essi svolgono, spesso, in favore di popolazioni povere o in condizioni precarie a causa di eventi quali siccità o altri cataclismi naturali inaspettati.

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E' ovvio che negli Stati che se lo possono permettere, gli interventi necessari a soddisfare le esigenze primarie delle popolazioni colpite restano a carico dei bilanci dei Paesi oggetto del disastro e, solo ove la povertà è endemica, la solidarietà internazionale interviene per sopperire alle manchevolezze locali.

Detto ciò, un Paese che investe milioni di dollari per pagarsi studi e fabbricazione di bombe atomiche può essere definito povero? Fino a che punto spendere nella difesa giustifica la fame e la morte di centinaia di migliaia di cittadini? Ognuno dia la risposta che preferisce ma prima di decidere quale posizione prendere è bene sappia che, tra la fine di agosto e l'inizio di settembre, sia l'OMS sia il WFP sono dovuti intervenire in Corea del Nord per sfamare urgentemente almeno 240 000 coreani che, senza il loro intervento, sarebbero sicuramente morti di fame o malattia.

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Calamità improvvise e imprevedibili possono toccare qualunque zona del globo e non è detto che tutti si sia sempre preparati a far fronte urgentemente alle emergenze. Tuttavia è naturale che un Governo che ha a cuore il benessere dei propri cittadini accantoni, se può farlo, riserve in cibo e materiali pronti a essere usati all'occorrenza. Soprattutto se il territorio è tra quelli considerati a rischio.

La Corea del Nord soffre endemicamente di siccità, inondazioni, frane e altro ancora. Anni orsono, mentre in Europa dilagava il germe della "mucca pazza", nella penisola coreana ci furono due anni consecutivi di siccità e andarono in fumo tutti i raccolti. Il mondo intervenne con gli aiuti ma il Governo locale arrivò addirittura a chiedere che le bestie malate fossero mandate a Pyongyang come cibo suppletivo. Non si fece, e si continuò con normali forniture di cibo sano, ma la richiesta colpì le opinioni pubbliche del mondo intero suscitando stupore e commozione istintiva.

Il territorio nord coreano copre 120.000 chilometri quadrati e, a causa della sua orografia molto montagnosa, solo un quinto è considerato arabile. Un clima duro accorcia la stagione dei raccolti e degrada il suolo: i disastri naturali sono frequenti. Per la popolazione di circa 25 milioni di abitanti la conseguenza è un abituale alto grado d'insicurezza alimentare.

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Poche settimane fa, il nord del Paese (proprio vicino alla zona ove si sono fatti gli esperimenti nucleari) è stato vittima di enormi inondazioni e smottamenti che han distrutto tutte le messi in attesa di essere raccolte di lì a poco. La dottoressa Darlene Tymo, rappresentante permanente in loco del WFP ha dichiarato: "… è stato necessario intervenire con forniture di cibo per più di 140.000 persone e poiché ci si aspetta un inverno che solitamente in queste zone può arrivare fino a —25 gradi celsius, dovremo continuare ad aiutare queste famiglie per tutto il periodo peggiore dell'inverno".

Le provincie toccate sono North Hamgyong e Ryanggang e, tradizionalmente, sono zone in cui la popolazione soffre di forte e cronica malnutrizione. Il WFP si aspetta che il numero di persone bisognose d'intervento possa aumentare, perché fino al 13 di settembre alcune aree colpite dal tifone Lionrock non erano ancora accessibili. Per garantire cibo e assistenza necessarie l'Agenzia dell'ONU ha richiesto alla propria sede un'erogazione urgente di un milione e 200 mila dollari, cui si dovranno aggiungere altri 21 milioni di dollari per coprire le esigenze previste fino all'agosto del 2017.

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Inoltre, il dottor Khetrapal Singh dell'OMS è impegnato a reperire urgentemente kit sanitari e medicine per almeno 260.000 persone, dando particolare attenzione alle donne incinte, ai neonati e ai bambini per affrontare diarree, infezioni respiratorie acute e morbillo. Le necessità immediate, per i soli interventi delle prime ventiquattro ore, hanno richiesto una spesa di 175.000 dollari.

Considerato quanto sopra, sarebbe bene domandarsi quale sia stato l'ammontare degli investimenti che il Governo nord coreano ha destinato agli armamenti invece di accantonare cibo e medicinali per i propri cittadini. La gara della deterrenza armata contro il nemico, vero o presunto, impone di avere sempre un'arma in più rispetto al vicino considerato pericoloso. Poiché sia la Corea del Sud sia il Giappone hanno già deciso nuovi stanziamenti per prevenire e, possibilmente, neutralizzare la bomba atomica nord coreana, sarebbe curioso sapere quanti altri soldi saranno stornati dalle spese per il proprio popolo sofferente a favore di una rincorsa necessariamente senza fine. Nel frattempo, ai soldi che Pyongyang dirotta altrove, sopperiremo noi con le nostre donazioni.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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