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Israele aiuterà la Cina a sfondare nel mercato dei casinò online e giochi per cellulari

© AP Photo / Ng Han GuanBandiera della Cina
Bandiera della Cina - Sputnik Italia
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Un consorzio di società cinesi guidati dalla “Giant Network Technology Co.” ha acquistato per 4,4 miliardi di dollari la “Playtika”, una compagnia israeliana che sviluppa software per i casinò online.

L'affare deve ricevere il via libera dei regolatori: secondo le previsioni, l'acquisizione verrà formalizzata entro la fine dell'anno. E' il più grande affare del business cinese in ambito digitale all'estero quest'anno, dopo la transazione record della compagnia di telecomunicazioni cinese "Tencent". In precedenza ha acquisito la società finlandese di giochi per telefoni cellulari "Supercell" per 8,6 miliardi di dollari. Lo scorso 25 luglio questa transazione è stata approvata dalla Commissione Europea.

La società "Giant Network" ambiva allo stesso modo al rilevamento della "Supercell", tuttavia ha perso la sfida con la rivale "Tencent". Per rilevare la "Playtika", un marchio di Israele, si è fusa con la "Yunfeng Capital". Il consorzio comprende anche la società immobiliare Cina Oceanwide, nonché l'istituto di credito "China Minsheng Trust Co", l'hedge fund cinese "CDH Cina" e la società di investimento "Hony Capital".

La creazione di un consorzio è stata una mossa strategica decisiva ed in gran parte ha contribuito al rilevamento della società israeliana, che controlla un terzo del mercato mondiale dei casinò online. Allo stesso tempo si è assicurata l'accesso al segmento di mercato della "Playtika", considerata il più grande sviluppatore di giochi per telefoni cellulari. Il gruppo cinese ha battuto il suo principale rivale, il colosso sudcoreano "Netmarble Games". I cinesi pagheranno l'ex proprietario della società israeliana, la società americana "Caesars Interactive Entertainment", 100 milioni di dollari in più rispetto a quello che avevano offerto i sudcoreani.

I capitali cinesi attivamente stanno rilevando i grandi marchi israeliani. L'assorbimento della "Playtika" è paragonabile con l'acquisizione precedente da parte delle aziende cinesi dei gioielli di Israele: l'impresa di cosmetica "Ahava" e il colosso alimentare "Tnuva".

In Israele, come in altri Paesi, l'afflusso di capitale cinese è benvenuto, sebbene venga accolto con molta cautela. E' stato confermato dai politologi israeliani in un'intervista con Sputnik. Segue il parere del giornalista israeliano Leonid Bilotserkivsky:

"L'espansione del capitale cinese si fa sentire in tutto il mondo e analogamente in Israele. Le aziende cinesi acquistano imprese con know-how. Non c'è nulla di male, non hanno ancora il controllo dell'economia israeliana. Creeremo altre 3 imprese come la "Playtika". In Israele per fortuna l'innovazione e le menti sono una risorsa rinnovabile."

La Cina compra attivamente l'high-tech di Israele. Porta miliardi freschi in Israele ed è un forte argomento a favore della cooperazione con la Cina. Tuttavia c'è chi si oppone a questa cooperazione, rileva il politologo israeliano Peter Lyukimson.

"Ci sono oppositori molto forti, soprattutto negli ambienti politici. Infatti l'espansione economica della Cina si fa sentire. Ci sono settori dell'economia nazionale che non dovrebbero passare nelle mani del capitale straniero, così si pensa. Questo è particolarmente vero per le grandi aziende come la "Tnuva". Questa è una delle aziende leader nella produzione di prodotti lattiero-caseari, è un settore strategico, il passaggio in mano straniera è pericoloso. Un'altra obiezione sollevata dagli avversari dei rapporti caldi tra Israele e Cina sta nel fatto che l'economia cinese non è trasparente. La terza obiezione è che tra alcuni anni ci potrà essere una grave crisi nell'economia cinese. E poi non è chiaro che cosa accadrà con i risparmi dei pensionati israeliani, se Israele ad esempio venderà alla Cina una delle tre più grandi compagnie di assicurazione del Paese, la "Phoenix". E' ora sulla bocca di tutti il futuro di questo affare. Sono argomenti forti che si sentono nel Parlamento israeliano e in vari forum economici".

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