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Ribustini: “Il rapporto di Bruxelles sui media russi è irresponsabile e infondato”

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Il centro analitico “Martens Centre” ha proposto di creare un registro obbligatorio di lobbying per resistere alla crescente influenza dei media russi in Europa.

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Sputnik con gli occhi di una giornalista danese
Il rapporto "Orso travestito da pecora: le organizzazioni russe nella UE finanziate dal governo" sostiene che i media russi, tra cui l'agenzia Sputnik, il canale RT e il progetto "Russia Beyond the Headlines" del quotidiano russo "Rossiyskaya gazeta", stanno acquisendo sempre più influenza tra i cittadini europei.

Secondo gli analisti di "Martens Centre", l'UE dovrebbe rafforzare le sue attività di informazione, sostenere le associazioni "democratiche", affinchè gli europei acquisiscano la capacità di resistere alla propaganda russa".

Sputnik-Italia ha raggiunto gionalista, direttore responsabile e fondatore del quotidiano online 4ARTS Luca Ribustini per capire se ci sono davvero ragioni oggettive per una preoccupazione cosi forte.

"No, non ci sono ragioni oggettive per indurre nei cittadini europei una preoccupazione così forte. Ritengo che sia il solito allarmismo che irresponsabilmente alimenta le tensioni già esistenti. La preoccupazione vera che dovrebbero avere i cittadini europei è piuttosto che in Europa l'informazione che riguarda la Federazione Russa  è distorta, non obiettiva e raramente affronta il tema "Russia" in modo da far comprendere a  pieno questa realtà così complessa e grande".

— I sopranominati Sputnik, RT e RBTH sono stati creati diversi anni fa con lo scopo di presentare una visione alternativa e per parlare di quello che gli altri non dicono. Però a Bruxelles sostengono che "il loro obiettivo è di incutere nell'opinione pubblica europea una visione positiva della politica russa e il rispetto per le sue notevoli ambizioni di potere…". Perchè questa dissonanza?

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— Le riflessioni che circolano non hanno fondamento. Moltissimi cittadini europei hanno già una visione positiva della politica russa e non credo che leggano tutti Sputnik o i servizi di RBTH e di RT. Sicuramente da parte della Russia c'è la necessità, legittima, di raccontare il proprio paese agli europei in modo più completo di quanto non faccia la stampa occidentale. I tre canali che hai citato offrono sicuramente un contributo alla comprensione della Russia,  ma molta stampa in Europa non è priva di condizionamenti come si vuol far credere, tutt'altro. È una stampa che spesso risponde pronta alle strategie di politica estera dei governi, salvo naturalmente alcune autorevoli eccezioni che non necessariamente sono "filorusse" ma che più semplicemente cercano di comprendere il fenomeno Russia andando oltre i luoghi comuni, imperanti, che vogliono descrivere questo paese "pericoloso" per la sicurezza occidentale.

Proprio per questo i cittadini d'Europa hanno costruito nel tempo una loro strada per informarsi, leggendo anche testate di altri paesi — come la Russia — e formandosi uno spirito critico assolutamente libero e lontano da schieramenti di parte. Le scelte dei governi non sempre coincidono con quelle dei cittadini che invece preferiscono la strada della vita a quella del potere. In Italia ad esempio, magistrati, scienziati, medici, avvocati, imprenditori, commercianti, giornalisti, professori, atleti, artisti collaborano stabilmente e in modo proficuo con i loro omologhi russi. Tutte situazioni che come giornalista ho avuto modo di conoscere, vivere e documentare. Ne vogliamo parlare? Vogliamo raccontare queste storie straordinarie di incontri tra popoli diversi accomunati da interessi comuni per il comune obiettivo di pace e sviluppo? Perché di questo si tratta: condividere le proprie competenze per creare futuro e progresso. Ma la cosa forse più interessante, almeno per gli italiani che conosco, è che la Russia attrae e suscita dibattiti animati, critiche costruttive, ammirazione, polemiche, ma mai odio. Mai avversione.

Basta girare per le strade di Roma e chiedere alle persone cosa pensano della Russia di Putin, sarà una sorpresa. Forse questo è l'obiettivo migliore che è stato raggiunto anche attraverso, ma non solo, il contributo delle testate che citavi: un solido, animato e libero scambio d'idee con un popolo al quale ci si sente vicini.

Con questo scenario che è già realtà, i governi, Bruxelles e i loro giornali schierati hanno ben poco a che fare e forse hanno paura di tutto ciò ed è così che io leggo l'iniziativa di "Martens Centre" di creare un registro obbligatorio di lobbying per contrastare la crescente influenza dei media russi in Europa: solo paura che i cittadini europei possano avere un'idea diversa, attenzione non sto dicendo di parte, del mondo russo. Più l'Occidente è debole più la Russia deve diventare il nemico. Un errore che distoglie dai veri nemici: terrorismo, monopolio dei grandi centri di potere finanziario, disuguaglianze sociali ed economiche, distruzione sistematica dell'ambiente in cui viviamo.

© Sputnik . Alexey KudenkoPutin in Visita a Sputnik
Putin in Visita a Sputnik - Sputnik Italia
Putin in Visita a Sputnik

— Sappiamo che Radio Liberty o lo stesso Euronews già da anni hanno i siti in lingua russa e liberamente esprimono il loro parere senza nessun limite. Perchè nel caso dei media russi l'Unione ignora i suoi valori fondamentali come il pluralismo e la libertà di informazione? Non ti pare che ancora una volta si tratti della famosa politica a doppio standard?

— Si certo. Ogni volta che l'Europa attacca i media russi mi viene da ridere. Pensiamo a quello che accade nel mio paese, in Italia, dove non esistono, salvo poche eccezioni, testate giornalistiche libere da poteri politici o condizionamenti da parte di lobby. Mi stupisce il pulpito dal quale arriva la predica.

Mi sorprende, ma non troppo, chi si arroga il diritto di criticare il vicino di casa  quando in casa propria fa certamente assai peggio ma racconta agli altri tutto il meglio di sé! Relegare la Russia riconducendola sempre in uno spazio storico e geografico che appartiene al passato, è un disegno ottuso e miope e anche un po' irresponsabile. Questo disegno è già in parte superato dai cittadini della Comunità Europea. Loro cercano informazione alternativa, sono spiriti liberi, guardano alla Russia con tranquillità e la considerano un'opportunità, non risparmiano critiche se le ritengono giuste, stringono alleanze, collaborazioni professionali e percorsi comuni.

— Come valuti questi tre media da punto di vista professionale? Sono utili per il tuo lavoro oppure hanno troppi pregiudizi?

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— Pregiudizi non direi proprio. Certo, sono tre testate particolarmente attente al mondo russo dalle quali si possono tuttavia cogliere spunti interessanti per il proprio lavoro. Personalmente collaboro sia con RT che con RBTH oltre a lavorare come stringer per alcuni canali televisivi russi di primaria importanza. La mia esperienza professionale con i media russi è positiva. Ho realizzato reportage, servizi e interviste molto delicate e non ho mai avuto nessun problema nella traduzione dei servizi. Ho osservato la realtà con i miei occhi, l'ho raccontata con le mie parole rispettando sempre persone e fatti e per questo sono sempre stato rispettato dai colleghi delle redazioni di Mosca con i quali c'è reciproca stima. In un paio di occasioni — un reportage di guerra dal Donbass e un'intervista ad un magistrato italiano che si occupa di camorra — ho espressamente chiesto ai colleghi a Mosca di prestare la massima attenzione nelle traduzioni essendo i due contesti particolarmente delicati e sensibili. Dopo un confronto serrato, la traduzione del testo e il senso generale del servizio corrispondevano a ciò che volevo raccontare.  In altre occasioni, ad esempio, mi hanno lasciato carta bianca sul taglio da dare ad alcuni servizi o interviste. Tra i media russi mi fa piacere ricordare l'agenzia Ruptly, diffusa in molti paesi, che osserva ciò che accade in Occidente con gli occhi dell'Occidente. Lavoro anche per questa agenzia e conosco colleghi italiani che propongono servizi molto distanti da ciò che potrebbe interessare i russi. Eppure Ruptly, agenzia di stampa russa, racconta anche l'Occidente. E i colleghi occidentali che lavorano per l'agenzia non possono certo essere etichettati come "filorussi"!  Dov'è il pregiudizio?.

— Quali consequenze potrebbero avere le conclusioni fatte in questo rapporto sullo spazio mediatico europeo? 

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— Guarda, io credo che alla fine non accadrà nulla di diverso da quanto già accade sulla stampa occidentale. Sarà un altro elemento per inasprire i rapporti con la Russia e creare nuova occasione di tensione. I media europei, prigionieri di grandi gruppi industriali che ne limitano la libertà, sono in coma per mancanza di fondi, scarsa capacità di innovazione e  scarso coraggio.

— A gennaio 2015 il capo della diplomazia dell'Ue Federica Mogherini ha lanciato l'idea di creare una catena in lingua russa che trasmetterà 24 ore su 24 con l'obiettivo di "sedurre" i russi con i valori europei. Fino ad oggi non hanno fatto nulla per realizzare questo progetto. A tuo avviso, adesso quando tutte le "minacce" provenienti dai media russi sono state cosi ben formulate,  questa iniziativa potrebbe andare a buon fine?

— Noi dovremmo "sedurre" i russi con i valori europei? Proposta fantasiosa. Avendo noi europei perso quasi completamente i nostri valori, sta accadendo esattamente il contrario: sono i russi che affascinano noi europei con i loro valori che, per quanto possano essere criticabili, affascinano perché costituiscono un punto fermo intergenerazionale che rende solida la comunità russa. Guarda, io dormo sonni tranquilli e auguro anche al ministro Mogherini di stare serena. Piuttosto, il ministro provi a fare la lista dei "valori" con i quali dovremmo "sedurre" il popolo russo. È  ormai acclarato che molti dei giovani terroristi che hanno seminato morte nelle città europee e che in queste città hanno vissuto, studiato e lavorato,  hanno preferito i valori dell'ISIS a quelli europei. Forse è il caso di scendere dal podio e domandarsi perché ciò sia accaduto, senza pretendere di sedurre nessuno con valori che  abbiamo perso da tempo. La nostra Europa purtroppo è debole, ed è questa debolezza che la rende pericolosa assai più della Russia.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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