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FMI sicuro, l'emigrazione ha danneggiato l'economia dell'Europa dell'Est

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Il processo di integrazione nell'Unione Europea ha portato ad una emigrazione generale di figure professionali qualificate dai Paesi dell'Europa orientale, costata 7 punti percentuali di crescita del PIL, si afferma in una relazione del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

"Quasi 20 milioni di persone, per lo più giovani e istruiti dell'Europa orientale, numero che corrisponde alla popolazione complessiva di Repubblica Ceca e Ungheria, hanno lasciato la loro patria nel corso degli ultimi 25 anni in cerca di migliori opportunità all'estero", — afferma il Fondo Monetario Internazionale.

"A seguito di questa situazione la condizione dell'Europa orientale è peggiorata. L'emigrazione continua e sostenuta, a quanto pare, ha rallentato il ritmo della crescita complessiva della produttività e del reddito pro-capite", — si afferma nel rapporto.

Gli analisti del FMI hanno rilevato che, in assenza di fenomeni migratori, dal 1995 al 2012 il tasso di crescita medio del PIL reale nella regione nel suo complesso sarebbe stato di 7 punti percentuali superiore.

Ora in Europa orientale c'è un deficit di figure professionali qualificate, fatto che ha rallentato la crescita della produttività.

Il FMI ha osservato che, anche se gli emigrati hanno incrementato la ricchezza dei loro Paesi ospitanti e della UE nel suo complesso, la fuga dei cervelli ha rallentato il ritmo di avvicinamento dei loro Paesi d'origine al livello di vita dei Paesi più sviluppati dell'Europa.

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