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Israele toglie l’acqua ai palestinesi

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Proseguono gli attacchi. Nel corso degli ultimi nove mesi, le forze israeliane hanno ucciso almeno 197 palestinesi, 134 dei quali considerati come terroristi.

La società idrica nazionale israeliana, la Mekorot, ha tagliato le forniture d'acqua a vaste aree della Cisgiordania. Circa 200mila palestinesi sono così rimasti senza accesso alle fonti di acqua potabile, mentre la temperatura esterna si aggira intorno ai 35 gradi centigradi.

In alcuni territori la popolazione non riceve acqua da oltre 50 giorni. In particolare Mekorot avrebbe penalizzato la città di Jenin, l'area vicino Nablus, la città di Salafit e i villaggi circostanti. Gli approvvigionamenti diretti a Jenin sono stati dimezzati. La città ha oltre 40mila abitanti, e dal 1953 è la sede di un campo profughi internazionale in cui attualmente vivono più di 16mila rifugiati.

Secondo Amnesty International, Israele utilizza circa l'80% dell'acqua proveniente dalla falda montana, l'unica fonte di acqua potabile che rimane ai palestinesi, incanalando questa risorsa verso i territori occupati dai coloni e verso lo stesso territorio di Israele. Israele si è inoltre appropriato della quota palestinese del fiume Giordano.

Intanto, l'esercito israeliano ha ucciso un 15enne palestinese e ferito altri quattro giovani in Cisgiordania. L'auto in cui viaggiavano gli adolescenti è stata colpita da raffiche di mitra improvvise che hanno coinvolto più di 10 veicoli. Nel corso degli ultimi nove mesi, le forze israeliane hanno ucciso almeno 197 palestinesi, 134 dei quali considerati come terroristi.

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