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UE divisa sul futuro delle sanzioni contro la Russia

© REUTERS / Francois LenoirBandiere Unione Europea di fronte uffici UE a Bruxelles
Bandiere Unione Europea di fronte uffici UE a Bruxelles - Sputnik Italia
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I paesi europei sono divisi sulla necessità di mantenere o meno le sanzioni economiche contro la Russia: la Gran Bretagna è a favore di una linea dura, invece per la Slovacchia l’attuale politica è insostenibile. Lo ha reso noto la Reuters.

Il ministro slovacco degli Esteri, Miroslav Lajchek, ha dichiarato che il governo europeo non può più ignorare la pressione politica in alcuni paesi dell'UE, che sempre più ad alta voce iniziano a chiedere la revisione della politica sanzionatoria contro la Russia.

Lajchek sostiene la necessità di una discussione a livello europeo, in quanto esiste "una domanda crescente di dibattito politico". In modo particolare da parte di Italia, Bulgaria e Grecia.

"Io non esorto alla revoca delle sanzioni. Ma io non voglio vedere che sosteniamo formalmente le sanzioni, ma ciascuno stringe grandi affari con la Russia, vi ci si reca, incontra le persone che sono nella lista nera. Questa è la realtà di oggi, quindi penso che discutere sarebbe giusto", ha dichiarato Lajchek.

La tesi opposta è stata invece espressa dal ministro degli Esteri britannico Philip Hammond che ha sostenuto che non potrà esserci nessuna discussione finché non tornerà la pace nell'Ucraina orientale.

"Se volete l'alleggerimento delle sanzioni, dovete mantenere i vostri impegni di Minsk, senza distutere. I russi giocano sul principio "divide et impera" rivolto a coloro che sono inclini a parlare di mitigazione. Questo è un grosso errore", ha dichiarato Hammond.

Allo stesso tempo, la Francia ha espresso il suo impegno a mantenere le sanzioni contro la Russia fino al pieno adempimento degli accordi di Minsk, ma Parigi ha invitato i leader dell'UE a cercare un riavvicinamento con il Cremlino.

Le sanzioni imposte alla Russia scadranno il 31 luglio. Secondo i media, l'estensione delle misure restrittive sarà discussa il 21 giugno dai ministri degli Esteri dei paesi-membri dell'UE in seduta comune.

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