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Libia: l'Italia che fa?

© AFP 2021 / DOMINIQUE FAGETSoldati in Libia
Soldati in Libia - Sputnik Italia
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Che cosa dovrebbe fare l’Italia in Libia e che cosa sta già facendo? Un conflitto complesso quello libico, di cui i media spesso danno un quadro distorto. Inoltre la posizione del governo rimane tuttora poco chiara e alquanto ambigua. Il Movimento 5 stelle per approfondire il tema ha organizzato una conferenza dal titolo “Libia: che fare?”.

Durante il convegno al quale hanno partecipato giornalisti, reporter di guerra, senatori e docenti, si è sottolineato il ruolo centrale che hanno in ogni conflitto i media.

© Foto : fornita da Marcello FoaMarcello Foa, direttore del gruppo del Corriere del Ticino, editorialista de Il Giornale.
Marcello Foa, direttore del gruppo del Corriere del Ticino, editorialista de Il Giornale. - Sputnik Italia
Marcello Foa, direttore del gruppo del Corriere del Ticino, editorialista de Il Giornale.

"Il ruolo dei media è fondamentale, bisogna saper contestualizzare una crisi, invece viene utilizzata la stessa cornice ogni volta, spesso senza controllare i dati che si forniscono", ha notato il giornalista Marcello Foa durante il suo intervento.

La conferenza si è conclusa con un vero dibattito, dove ha preso parola anche il pubblico, fra cui il presidente della Camera di Commercio italo-libica Gianfranco Damiano, che ha espresso così le sue preoccupazioni:

"Ci sentiamo traditi. Non possiamo solo subire le cose. L'Italia dovrebbe essere un vero partner per la Libia. Chi deve effettuare certe mosse, non fa nulla. Osserviamo un totale sbandamento di questo tema. Che ne dica Renzi, noi lavoriamo in Libia. Bisogna reinvestire in Libia, le opportunità ci sono, c'è spazio per crescere per le imprese italiane, l'Italia sta ferma invece".

A margine del convegno la senatrice del Movimento 5 stelle Ornella Bertorotta ha rilasciato un'intervista a Sputnik Italia.

— Ornella Bertorotta, che cosa ne pensate delle mosse del governo nel caso libico? La vostra posizione viene ascoltata?

— La nostra impressione è che il governo dica delle cose, ma ne faccia delle altre. Proprio a giorni abbiamo avuto in audizione i ministri Pinotti e Gentiloni, i quali hanno dichiarato che non vogliono intervenire in Libia. Di fatto però hanno già inviato delle truppe speciali. Questo significa che loro sanno già il progetto, ma non lo comunicano al Parlamento.

Un uomo armato in Libia - Sputnik Italia
Intervento in Libia? Tragedia per l’Italia
Siccome siamo un'opposizione scomoda, facciamo i nostri eventi, ne discutiamo fra di noi, facciamo le nostre proposte. Quello che noi cerchiamo di fare è ascoltare tutte le parti, le nostre proposte non sono inventate dal nulla. Si tratta di un collage, un insieme di proposte che vengono da autorevoli esponenti, giornalisti, professori, rappresentanti di istituzioni internazionali. Se poi il governo le vuole ascoltare, presentarle a nome nostro ne saremo ben contenti.

— La vendita di armi da parte dell'Italia negli ultimi anni è triplicata. Si hanno dei dati precisi in merito ai Paesi destinatari di queste armi? C'è trasparenza da parte del governo?

— Qualche dato è accessibile. Come ha detto oggi in conferenza il capogruppo attuale del Movimento 5 stelle Lucidi, ci sono dei tomi dedicati a questo argomento, però è tutto reso poco chiaro e poco decifrabile.

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Libia, al Sarraj: Dateci armi per combattere il Daesh
La nostra posizione è che una guerra o una destabilizzazione non si risolve con l'invio di armi. Sappiamo di per certo che l'industria bellica italiana è molto forte. Esistono delle leggi in Europa e nel mondo che vietano la fornitura di armi a Paesi non stabili, però hanno scoperto che da Cagliari fanno partire degli aerei pieni di cluster e bombe. Questo perché attraverso delle triangolazioni si spediscono le armi ad un Paese che ha diritto di riceverle, poi da quel Paese partono per altre destinazioni. Noi questo sistema lo dobbiamo scardinare.

— Nel caso della Libia qual è la vostra ricetta?

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Libia. In arrivo nuove armi Usa, finiranno nelle mani “sbagliate” ancora una volta?

— Così come in Afghanistan, in Iraq e in Libia riteniamo che un intervento esterno sia deleterio, anzi aumenterebbe la destabilizzazione. Noi vogliamo fare in modo di ritirare tutte le truppe sia civili che militari, così che il popolo libico possa eleggere un governo alle elezioni democratiche e noi potremmo aiutarli eventualmente dando un impulso all'economia, alle piccole imprese, ai cittadini comuni. Tutto ciò senza passare necessariamente attraverso i governanti e capi di Stato. Questa nostra proposta vale per la Libia, ma vale anche per tutti i Paesi in cui ci sono situazioni di caos.

— Il ministro Pinotti questi giorni ha affermato che all'Italia, facendo parte della NATO, è toccato stanziare dei missili in Turchia. Sempre l'Alleanza Atlantica in questi giorni sta svolgendo in Polonia le esercitazioni militari più massive dai tempi della guerra fredda. La NATO garantisce veramente la sicurezza per l'Europa o crea maggior tensione?

— Dire di eliminare la NATO senza capire quali siano le conseguenze, secondo me, è superficiale. Possiamo dire però che la NATO a questo punto si sta sovrapponendo a quello che è un tentativo di politica di difesa in Unione Europea. Si dovrebbe andare a nostro avviso pian piano a prediligere una politica di difesa europea rispetto all'adesione alla NATO. Noi sappiamo ovviamente che oggi gli Stati Uniti sono padroni del mondo, quindi è molto difficile scardinare questo sistema.

Abbiamo permesso in Italia nel dopoguerra di creare numerosissime basi americane sul nostro territorio. Quindi il processo di cui parlavo è molto lungo, ma se non si comincia mai a parlarne, non riusciremo mai ad arrivare ad un punto fermo.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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