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Italiani di serie B

© flickr.com / Dunkan C"Datemi un lavoro migliore" - e` il desiderio di molti giovani italiani
Datemi un lavoro migliore - e` il desiderio di molti giovani italiani - Sputnik Italia
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Lavorando in Italia da tanti anni, ho capito, che in sostanza in questo paese esistono due categorie dei lavoratori. Della prima categoria fanno parte gli statali, che sono tutelati e protetti. Della seconda categoria fanno parte tutti gli altri, in parole povere “sfigati” o di “serie B”.

Anche gli sfigati però si dividono in meno sfigati (quelli che hanno il contratto a tempo indeterminato) e più sfigati (quelli che hanno contratti di altri tipi). I meno sfigati in Italia erano abbastanza protetti prima che in vigore entrasse il Jobs act, ma ora anche loro hanno perso le tutele che avevano, insomma le condizioni si sono aggravate in modo serio per tutti gli sfigati.

La cosa più drammatica è che adesso ai lavoratori di serie B non soltanto sono stati cancellati i diritti previsti dall'articolo 18, ma è anche stata tolta la possibilità di trovare un lavoro, perché Il famoso jobs act non ha prodotto un bel niente esclusa la crescente precarietà. E non c’è bisogno di guardare i dati ISTAT, basta guardare un po’ in giro per capire cosa sta succedendo davvero.  Io abito in Friuli, regione dove si lavorava anche nel bel mezzo della crisi, tant'è che ho deciso di cambiare l’impiego nel 2013, e l’ho fatto senza particolari problemi, ma ora la situazione è disastrosa.

© AFP 2021 / GEORGES GOBETProteste contro la nuova legge lavoro in Francia
Proteste contro la nuova legge lavoro in Francia - Sputnik Italia
Proteste contro la nuova legge lavoro in Francia

Il lavoro non c’è, i diritti non ci sono, e allora perché gli sfigati rimangono in silenzio? Per esempio i francesi stanno mettendo il paese a fuoco e ferro per una legge del genere, ma in Italia quante manifestazioni e scioperi generali ci sono state? Certo, in alcuni casi si può definire i francesi come arroganti e boriosi, ma non si può toglierli il merito e lo spirito nella difesa della loro dignità e dei loro diritti.

Tornando alla categoria degli sfigati, della quale anch’io faccio parte, mi domando, com’è possibile, che in Italia, questi ultimi non vengono protetti nel modo serio né dai sindacati, né dal governo? I lavoratori del settore privato sono da sempre stati penalizzati in confronto con i dipendenti pubblici, malgrado il fatto che il privato non pesa sul bilancio dello stato e deve essere avvantaggiato in tutti i sensi. Per quale motivo i contratti del settore pubblico debbano essere più vantaggiosi di quello privato? Se la Costituzione italiana garantisce l’equità dei diritti a tutti i cittadini, allora perché gli sfigati rimangono sempre una categoria B, e i dipendenti pubblici presentano una casta degli intoccabili? Perché l’abolizione dell’art. 18 ha toccato soltanto il settore privato e non quello pubblico? Perché i diritti sono riservati soltanto ad una parte degli italiani?

Io sono sempre dell’opinione che se un dipendente vale, l’azienda non lo manda via. Non ho avuto grandi preoccupazioni con l’entrata nel vigore del Jobs Act, a me, come a tanti altri lavoratori ha dato fastidio il fatto, che della garanzia hanno privato soltanto una parte dei cittadini. A maggior ragione questa legge doveva essere applicata all’impiego pubblico, visto che in ballo ci sono risorsi appartenenti a tutti gli italiani e preservare i conti in salute deve essere d’obbligo per i dipendenti pubblici, come sia d'obbligo per i dipendenti privati. 

Ricordo molto bene un servizio Rai sulla manifestazione organizzata dai sindacati, dove i dipendenti pubblici sono scesi in piazza in difesa dei loro diritti. Allora la giornalista aveva notato ad un lavoratore, che nell’impiego privato non esistono le tutele delle quali dispone il settore pubblico e in ogni caso i dipendenti pubblici sono i più fortunati. A questo punto il tizio replicò, che non era vero che il dipendente pubblico era fortunato, poiché era sfortunato il dipendente privato. Per quanto tempo ancora durerà questa disuguaglianza tra i lavoratori? Se un paese non è in grado di garantire gli stessi diritti a tutti i cittadini, in quale cambiamento serio si possa sperare?

Quando vivevo in Russia, non ho mai avuto paura di perdere lavoro, perché ero sicura di trovarne un altro il giorno dopo. Infatti all'inizio mi stupiva l'importanza che italiani davano al contratto. Non riuscivo a comprendere, che il mondo di lavoro italiano è molto più precario di quello russo, malgrado i salari degli italiani restano più  alti. Il fatto stesso che della categoria protetta fanno parte soltanto i dipendenti pubblici, in sostanza annulla la parità dei diritti tra i cittadini. Anche in Russia gli impiegati statali hanno i loro privilegi, ma non c'è questo abisso tra privato e pubblico, come lo è in Italia. Infatti in Russia gli statali non vengono considerati come una casta e l'impiego pubblico va pari passo con il privato. 

Certamente non posso generalizzare, anche nel settore pubblico esiste una grande fetta di precari, tutti noi lo sappiamo. Ma l'unica possibilità di avere la minima certezza nel futuro per qualsiasi precariato è  quella di creare il lavoro, e bisogna crearlo nel settore privato. A questo punto il pubblico smetterà di essere ancora di salvezza, e probabilmente i diritti saranno equiparati per tutti i lavoratori. Ma adesso, quando vedo come si lavora in alcuni uffici pubblici, penso, se io dovessi lavorare così almeno per un giorno, la mia azienda andrebbe in fallimento nel giro di poche settimane.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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