Libia. In arrivo nuove armi Usa, finiranno nelle mani “sbagliate” ancora una volta?

© AP Photo / Bilal HusseinThe US-led coalition against Daesh will buy an unspecified amount of non-standard ammunition from Orbital ATK weapons manufacturer
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Secondo la BBC gli Usa e altre potenze globale sarebbero pronte a inviare armi al governo di unità nazionale libico appoggiato dalle Nazioni Unite ufficialmente per combattere il Daesh. Ma la sensazione è che, come al solito, la questione sia molto più torbida e complessa. Siamo sicuri, innanzitutto, che queste armi finiranno nelle mani giuste?

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In Libia ci raccontano da almeno due anni che è arrivato il Daesh, e non a caso ciclicamente la questione libica rimbalza nelle nostre Tv come se si dovesse da un momento all'altro venire coinvolti in una nuova guerra che sarebbe la seconda dopo quella del 2011 che ha ucciso Gheddafi e distrutto il Paese. Da tempo ci si chiede come mai poche migliaia di jihadisti riescano a mettere sotto scacco la Libia, e ora che gli Usa come riferito dalla BBC hanno fatto sapere di essere pronti a inviare armi al governo di unità nazionale libico riconosciuto dalle Nazioni Unite la sensazione è che una soluzione del problema sia ancora molto lontano. Parlando da Vienna il segretario di Stato americano John Kerry ha detto che le potenze mondiali dovrebbero finanziare la Libia per fermare la minaccia del Daesh. 

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Eppure da oltre un anno Haftar, l'uomo che ancora ha dei problemi a riconoscere del tutto il governo Sarraj, chiedeva inutilmente proprio armi per combattere il Daesh, inutilmente.

La sensazione è che si utilizzi la minaccia del Daesh per drenare soldi e armi verso il governo di unità nazionale, che ora è diventato anche l'unico organo secondo Kerry in grado di unificare il paese. Si andrebbe quindi verso un superamento dell'embargo sulle armi imposto alla Libia anche se dovrà essere approvato dal Comitato per le Sanzioni delle Nazioni Unite. Del resto gli americani hanno già inviato forniture di armi moderne in Siria e in Iraq, poi magicamente finiti nelle mani dello Stato Islamico, basti pensare alla folgorante ascesa del Califfato nell'estate del 2014. Lo schema sembra essere sempre quello: gli Usa inviano armi per combattere i terroristi che poi finiscono nelle mani degli stessi terroristi, e non a caso è proprio in questo modo che è nato lo Stato Islamico. Che ora si voglia utilizzare la stessa tattica anche in Libia?

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Nemmeno cinque anni fa in Libia con Gheddafi il terrorismo semplicemente non esisteva, ma dopo le Primavere Arabe tutta l'area è diventato un vero e proprio focolaio di guerra e instabilità. E riesce molto difficile pensare che gli Usa non sapessero quello che sarebbe successo rimuovendo Muammar Gheddafi senza avere alcuna alternativa credibile, ancor più che l'embargo alle armi imposto alla Libia ha impedito proprio ai libici di sconfiggere il Daesh. Del resto in Siria gli Usa sono schierati contro Assad e il suo esercito, l'unico sul campo a combattere con il Daesh, e in Iraq per qualche motivo ancora nessuno si spiega come mai l'esercito iracheno alleato degli Usa non lanci la benedetta offensiva contro Mosul.

Ecco perchè il rischio che le armi inviate all'esercito libico finiscano nelle mani del Daesh è davvero molto alto. E se fosse questo l'obiettivo?

Originariamente pubblicato dal sito Tribuno del popolo

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