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In Turchia la libertà di stampa è spirata

© Foto : TwitterSede del giornale Zaman
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In pochi giorni, un fuoco di fila di giornalisti cacciati, accrediti negati, condanne giudiziarie e politiche a giornalisti locali e stranieri che hanno “osato” criticare Erdogan.

Ebru Umar, nota giornalista olandese è stata arrestata dalla polizia in Turchia sabato 23 aprile. Aveva scritto sul quotidiano olandese Metro un articolo in cui criticava il presidente Erdogan per la repressione del dissenso, definendolo "un dittatore". Per ora la giornalista non può lasciare la Turchia. Dal 2014 più di 1.800 giornalisti sono stati incriminati dalle autorità turche per avere espresso critiche nei confronti dell'esecutivo di Erdoğan.

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Un fuoco di fila di giornalisti cacciati, accrediti negati e attacchi ai corrispondenti esteri. Mentre i reporter locali continuano a rischiare arresti e severe condanne, nelle ultime settimane nel mirino di Ankara sono finiti sempre più stranieri. Domenica 24 aprile al giornalista freelance americano David Lupesca è stato negato l'ingresso nel Paese. Il giornalista, che negli ultimi anni ha scritto per il Guardian e Al Jazeera, dopo essere rimasto bloccato per diverse ore nello scalo senza riscontri ufficiali sui motivi del divieto, è stato fatto salire su un aereo che lo ha riportato a Chicago. Nello stesso giorno il portavoce del presidente Recep Tayyip Erdogan si è scagliato duramente contro la Bbc per un'intervista al leader del Pkk Cemil Bayik nel suo rifugio segreto tra le montagne del nord Iraq.

Intanto, il direttore di Cumhuriyet, Can Dundar, è stato condannato a pagare 28.650 lire turche (circa 9 mila euro) per offese a Erdogan, al figlio Bilal e ad altre 7 persone in alcuni articoli sulla Tangentopoli del Bosforo del dicembre 2013. Una sentenza del processo-simbolo della libertà di stampa in Turchia, in cui  Dundar rischia l'ergastolo con il suo caporedattore Erdem Gul per uno scoop sulle armi in Siria. In aula, Dundar si è difeso leggendo gli stessi articoli incriminati.

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"Se rivelare la verità è un crimine — ha promesso dopo la condanna — allora continueremo a commetterlo".

Eppure, solo pochi giorni fa la Turchia aveva ottenuto dalle autorità tedesche la possibilità di processare il comico Jan Bohmermann, che in una trasmissione televisiva aveva letto una poesia in cui suggeriva che Erdogan facesse sesso con le capre e guardasse film pedopornografici mentre si divertiva a "reprimere le minoranze, prendere a calci i curdi e picchiare i cristiani".

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