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Sostituzione o dismissione? Problemi e prospettive dell'energia nucleare nella UE

© Sputnik . Pavel Lisitsyn / Vai alla galleria fotograficaCentrale nucleare
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Lo smantellamento dei vecchi reattori nelle centrali nucleari europee costerebbe poco meno della sostituzione con unità nuove. La prima alternativa richiede una spesa di oltre 250 miliardi di euro, mentre la seconda è stimata dai 350 ai 450 miliardi di euro.

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Questa è la conclusione a cui sono giunti gli autori del rapporto preparato dalla Commissione Europea "Nuclear Illustrative Programme", che hanno analizzato i giornalisti dell'agenzia "France-Presse".

A Bruxelles ritengono che lo spegnimento dei reattori nucleari obsoleti richiederà una spesa complessiva di 123 miliardi di euro fino al 2050. Altri 130 miliardi € occorrono per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti nucleari delle centrali nucleari europee. Inoltre, secondo "France-Presse", queste cifre possono crescere nel caso di estensione della durata di funzionamento delle centrali nucleari, come aspirano molti Paesi membri della UE.

"Nel mondo l'esperienza mondiale per lo smantellamento dei reattori nucleari è abbastanza limitata, — rileva l'agenzia. — Ad ottobre 2015 in Europa si registrano 89 reattori nucleari spenti, ma solo 3 di loro sono stati completamente smantellati e tutti in Germania".

In generale la dismissione dei reattori nucleari o la chiusura delle centrali nucleari sono un processo costoso. Ad esempio la chiusura della centrale nucleare di Ignalina in Lituania costò alla UE quasi 451 milioni di euro.

Osserviamo che il rapporto analizzato dalla Commissione Europea sullo stato delle prospettive per l'energia nucleare in Europa è il primo dopo l'incidente del 2011 nella centrale nucleare giapponese di Fukushima. Da allora la situazione di questo settore nell'economia europea è cambiata seriamente.

"Il contesto nucleare della UE ha subito cambiamenti significativi, dopo la valutazione dei rischi e della sicurezza (stress test) dei reattori nucleari della UE dopo l'incidente presso la centrale di Fukushima e l'adozione di una legislazione avanzata in materia di sicurezza nucleare, scorie radioattive, combustibile esaurito e sicurezza radioattiva", — constatano gli autori del "Nuclear Illustrative Programme".

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L'Europa si è ritrovata in una situazione ambigua. Da una parte, per motivi di sicurezza, è necessario disattivare i reattori più vecchi, come nel caso di Ignalina, in cui funzionavano blocchi simili a quelli di Chernobyl. D'altra parte non c'è nulla per sostituire adeguatamente la potenza energetica mancante, pertanto occorre occuparsi della modernizzazione delle centrali nucleari.

Nel rapporto della Commissione Europea si dice che per la UE servono investimenti tra i 350 e i 450 miliardi di euro nei prossimi 35 anni per mantenere la capacità di generazione delle centrali nucleari europee al livello complessivo di 95-105 GW, ovvero quello che per gli autori del rapporto è il volume accettabile di produzione di energia elettrica degli impianti europei entro il 2050. Sarà circa il 20% di tutta la produzione di energia elettrica nei Paesi europei.

Ora nella UE funzionano 129 reattori nucleari con una capacità totale di 120 GW. Rappresentano il 27% dell'energia elettrica prodotta nell'Unione Europea. Inoltre l'età media degli impianti nucleari in Europa è di circa 30 anni.

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Gli autori del programma, esperti della Commissione Europea, prevedono che dopo l'incidente di Fukushima l'energia nucleare prodotta nella UE si ridurrà fino al 2025, ma poi comincerà di nuovo a crescere. Entro il 2030 smetterà di funzionare il 90% dei reattori esistenti, creando la necessità di investimenti sostanziali per la loro sostituzione.

In generale, come rileva la Commissione Europea, i Paesi della UE per raggiungere gli obiettivi della strategia energetica europea tra il 2015 e 2050 avranno bisogno di investimenti in tutti i tipi di impianti di generazione elettrica per un importo complessivo dai 3,2 a 4,2 trilioni di euro. Crca 1/5 di queste risorse saranno spese per l'ammodernamento degli impianti nucleari esistenti.

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