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Obama valuta pubblicazione del rapporto segreto su 9/11 inviso ai sauditi

© AFP 2021 / Mandel NganPresidente USA Barack Obama
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Prima di partire per la visita di stato a Riyad, il presidente americano ha detto “di avere un’idea” del contenuto ma di aspettare comunicazioni ufficiali dall’intelligence. Il ministro degli Esteri saudita ha già avvisato gli Usa che il suo governo, in caso di divulgazione, venderà gli ingenti investimenti fatti negli States.

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Il presidente degli Stati Uniti apre, seppur in maniera non definitiva, alla pubblicazione del rapporto sull'inchiesta svolta dal Congresso sugli attentati dell'11 settembre 2001. Alla vigilia del viaggio in Arabia, Obama resta prudente spiegando come il pallino è nelle mani dei servizi segreti che dovranno valutare se la divulgazione dei documentati secretati, ma disponibili per i deputati del Campidoglio, siano lesivi o meno della sicurezza nazionale. Sulla base di questo responso l'inquilino della Casa Bianca deciderà.

"C'è un processo che viene gestito all'interno della nostra intelligence community — ha spiegato Obama in un'intervista alla Cbs —. Il direttore del National intelligence sta valutando il rapporto per assicurarsi che se verrà pubblicato non saranno compromessi importanti interessi di sicurezza nazionale".

Obama ha aggiunto che il capo dell'intelligence, Jim Clapper, sta per completare il processo di controllo.

Le "28 pages", incriminate, non sono altro che un estratto delle più di ottocento pagine che compongono il rapporto venuto fuori dall'inchiesta del Congresso sui tragici fatti dell'11 settembre. Il documento, chiuso a doppio mandata da 14 anni in un ufficio di Capitol Hill, è riemerso di recente quando l'ex senatore democratico Bob Graham, membro dell'allora commissione parlamentare, ha parlato di tracce contenute nel dossier del sostegno dell'Arabia Saudita ai dirottatori dei voli aerei nonché di un finanziamento fornito alle cellule terroristiche.

 

Inoltre la commissione giustizia del Senato ha approvato un disegno di legge, che permetterebbe alle famiglie delle vittime degli attentati di fare causa al governo di Riyad per chiedere un risarcimento. Una possibilità che metterebbe a rischio i fin'ora ottimi rapporti tra Stati Uniti e sauditi, anche alla luce delle dichiarazioni del ministro degli Esteri arabo: in caso di pubblicazione del rapporto il suo governo si impegnerà a vendere il patrimonio da circa 750 miliardi di dollari d'investimenti sul suolo americano. Così da non incorrere in eventuali sequestri disposti dai giudici.

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