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Nagorno Karabakh, conflitto pericoloso a livello globale

© AP Photo / Vahan StepanyanAn ethnic Armenian fighter carries Kalashnikov machine guns to his comrade-in-arms at Martakert province in the separatist region of Nagorno-Karabakh, Azerbaijan, Monday, April 4, 2016
An ethnic Armenian fighter carries Kalashnikov machine guns to his comrade-in-arms at Martakert province in the separatist region of Nagorno-Karabakh, Azerbaijan, Monday, April 4, 2016 - Sputnik Italia
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I media si accorgono solo ora della crisi nella regione Nagorno Karabakh, contesa fra Armenia e Azerbaigian, ma si tratta di un conflitto che in realtà durava da anni e dove non si è mai raggiunta una vera pace.

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Il conflitto è riesploso e gli scontri armati in pochi giorni hanno provocato centinaia di vittime. Il Nagorno Karabakh si è proclamato indipendente dall'Azerbaigian negli anni '90, ma non è riconosciuto da alcun Paese, a parte l'Armenia.

La crisi nella regione si è riaccesa e rischia di provocare gravissime conseguenze in uno scenario dove ad essere coinvolti sarebbero più attori, fra cui anche la Russia e la Turchia. Una guerra dimenticata da tutti, in questo momento diventa un fattore molto rischioso a livello regionale e globale.

Per fare il punto della situazione Sputnik Italia ha raggiunto Aldo Ferrari, Direttore delle ricerche su Russia, Caucaso e Asia Centrale all'ISPI, professore alla Ca'Foscari di Venezia.

Il conflitto nel Nagorno Karabakh si è inasprito, ma la tensione fra Armenia e Azerbaigian dura da anni. Quali sono le particolarità di questo conflitto e a quali conseguenze può portare? 

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Quello che vediamo oggi è un nuovo peggioramento di un conflitto che non è mai terminato fra gli armeni e gli azerbaigiani nel Nagorno Karabakh, il quale ha visto nel 1994 una conclusione di un armistizio e non di una pace. È uno dei cosiddetti conflitti congelati, che congelati non sono per niente e riesplodono periodicamente. Questa riesplosione è però la più violenta che ci sia stata fino ad ora. 

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Anche se la tregua sembra ora sostanzialmente reggere, indubbiamente il fatto è molto grave. Ci sono varie ragioni per cui è riscoppiato il conflitto in questo momento, ma la situazione è complessa, perché bisogna conoscere bene che in questo conflitto sono presenti gli armeni e gli azerbaigiani, ma altre potenze hanno voce in capitolo, penso alla Russia, alla Turchia e agli Stati Uniti. Sono tutti fattori che complicano la situazione, più che semplificarla e risolverla.

Secondo il diritto internazionale i territori possono dichiarare che vogliono l'indipendenza, ma poi scoppia la guerra. In questi casi secondo lei che vie d'uscita esistono, l'autonomia o una soluzione federale?

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Sono problemi molto gravi per i quali non esiste a mio giudizio un'unica soluzione. Secondo me la comunità internazionale dovrebbe trovare degli strumenti elastici e flessibili di volta in volta. Questi conflitti mettono a contrasto due principi giuridici contingenti: da una parte il diritto dei popoli all'autodeterminazione, dall'altra il riconoscimento del diritto internazionale dell'integrità territoriale degli Stati. I due principi sono spesso in contrasto, normalmente si tende a preferire il principio dell'integrità territoriale degli Stati, se pensiamo ai disastri che scoppierebbero se si desse il via libera a tutte le forme di separatismo.

Il riferimento principale all'integrità territoriale e nazionale è legittimo, però ci sono dei casi in cui il contrasto arriva alla guerra e allora probabilmente la comunità internazionale dovrebbe trovare strumenti più flessibili che non ha ancora trovato. Ognuno di questi casi è diverso dall'altro.

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La comunità internazionale ha ritenuto che nel caso del Kosovo o del Sudan meridionale ci fossero le condizioni per giungere alla separazione. Nel Caucaso meridionale, come anche nel caso del Donbass la comunità internazionale ritiene che questi principi non esistono. Non è per niente una questione semplice, perché al di là del diritto internazionale, contano i diversi interessi fra gli Stati più forti e quindi si fa molta fatica ad individuare un percorso.

Sarebbe opportuno all'inizio tenere più presente la realtà sul terreno. Laddove si crea dopo un conflitto una situazione che rispecchia la realtà dei fatti, probabilmente sarebbe opportuno che la comunità internazionale ne tenesse conto, come ha fatto per l'appunto con il Kosovo. La mia personalissima posizione è che fermo restante che l'integrazione territoriali degli Stati vada tenuta presente, si possono e si devono fare delle eccezioni, le quali evidentemente sacrificano questo principio, ma rendono possibile il superamento del conflitto.

La guerra nel Nagorno Karabakh che ruolo può giocare a livello geopolitico nella regione, vista la presenza di più attori coinvolti?

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Noi sappiamo bene che esiste nel Caucaso meridionale una sorta di contrapposizione fra la Russia che ha un alleato principale nell'Armenia e un asse occidentale che ha negli Stati Uniti e nella Turchia una linea contingente che si appoggia alla Georgia e all'Azerbaigian. È una semplificazione del quadro, ma entro certi limiti funziona. Il problema è che il quadro internazionale in questi ultimi mesi si è ulteriormente complicato e aggravato. Sappiamo com'è grave il conflitto siriano, che i rapporti fra Russia e Turchia sono entrati in una fase molto difficile e ci sono alcuni analisti che leggono il conflitto Nagorno Karabakh come una sorta di estensione delle difficoltà che la Turchia e la Russia hanno tra di loro. Mi sembra un'analisi un po' esagerata.

A mio avviso questa recrudescenza del conflitto ha soprattutto cause locali, Armenia e Azerbaigian sono sempre ai ferri corti, le violazioni del cessate il fuoco sono quotidiane e non necessariamente quest'ultima recrudescenza va inserita in un contesto così vasto. Allo stesso tempo il conflitto nel Karabakh è pericolosissimo proprio perché Armenia è alleato della Russia, l'Azerbaigian ha dietro di sé la Turchia che a suo volta fa parte della NATO. L'aggravamento del conflitto potrebbe avere effetti devastanti non solo sulla regione, ma a livello globale.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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