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Il mio capo italiano

© Foto del bloggerIl mio capo italiano
Il mio capo italiano - Sputnik Italia
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Ora sono in maternità, ritornerò al lavoro tra un mese circa. Come accennato nell'articolo precedente , lavoro in un'azienda di trasporti, è la mia seconda esperienza lavorativa in Italia. Quando ho deciso di cambiare lavoro , speravo nel miglioramento, ma è andata com'è andata.

Con l'inizio del lavoro nuovo, da subito sono stata sottoposta ad uno stress continuo, il cambiamento è già uno stress, ed ogni giorno mi veniva "ricordato" che dovevo portare nuovi clienti in azienda.

Tra clienti potenziali uno faceva gola davvero. Esso era pronto a collaborazione con noi, ma mancava un dettaglio, ci voleva conoscere.

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La Società dove lavoro, viene amministrata da marito e moglie,  avrei pure difficoltà a difenire chi è tra loro due un maschio. Comunque il mio capo Antonio, un tipo sulla cinquantina, giovanile e di bel aspetto, era d'accordo ad andare a Mosca.

Con grande fiducia mi è stata prestata la carta di credito aziendale per poter organizzare il viaggio, cioè comparare i biglietti aerei e prenotare gli alberghi. Dopodiché ho anche dovuto fissare  gli incontri commerciali. Fatto tutto mi sono detta: brava Elena!.

La durata del nostro viaggio era di 3 giorni. Dovevamo partire  il lunedì alle ore 05:00 e rientrare il mercoledì alle 22:00. La prima tappa era san Pietroburgo, la seconda — Mosca.  Ancor prima di partire, sentivo che tutto ciò  sarebbe  stato molto stressante, purtroppo non ho sbagliato.

In  aereo ci mettemmo  a leggere, di cui io un romanzetto, giusto per tenermi impegnata, visto che non riuscivo a dormire. Ad un certo punto Antonio mi chiese  cosa leggevo, io gli risposi rifacendogli la stessa domanda è lui mi disse di  leggere la biografia di Steve Jobs,  e dopo, con aria importante,  aggiunse: nella vita bisogna sempre imparare.  Cavolo,  certamente anche io la penso così, Steve Jobs era sicuramente un grande,  ma con i suoi dipendenti era un tiranno. Ecco il primo campanello d'allarme.

Arrivati a San Pietroburgo, eravamo diretti verso l'albergo, non ricordo su quale sito web lo prenotai, comunque dalle foto non sembrava tanto male. Comunicai l'indirizzo al tassista e ci portò alla prima periferia di S. Pietroburgo. Quando uscimmo dal taxi trovammo davanti un piccolo edificio di color cacca, su c'era  un'insegna con scritto  "Biliardo e  Bania"  (sauna russa), e qui ebbi un dubbio sulla destinazione principale  della struttura, anche il mio capo rimase un po insospettito.

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Ad un tratto vedemmo arrivare un pulmino dal quale scesero delle bionde, molto, ma molto truccate, tutte con tacco 12,  addosso avevano pezzi di tessuto che coprivano il minimo necessario. In quel momento il mio dubbo si trasformò  in un grosso sospetto, e dopo sentì la voce schifata del mio capo: "se si tratta di un bordello, non ci rimango".  Ma sentite un pò questo principino, e tu cosa pensavi bello mio, di trovare una reggia???? Mi avevi chiesto di risparmiare e io l'ho fatto.

Alla fine l'albergo si trovava in un'altro edificio, nascosto dietro. Sembrava un vecchio palazzo abitato  ed era molto squallido.  All'interno ci accolse  una zietta, anni indefiniti, boccoli biondi ossigenati senza pietà,  con il trucco vintage e a dir poco volgare. Ci regalò un sorriso cordiale e ci fece vedere le nostre stanze. Orrende! Si vede che erano destinate ad incontri di un certo tipo. Comunque non avemmo  scelta, e le accettammo.

La zietta richiese il pagamento in contanti,  ma il capo i contanti non li aveva e quindi  andammo alla ricerca di una banca, e non ci fu neanche un'accenno da parte di Antonio per chiamare il taxi. Alla fine dovemmo fare un bel giro a piedi.

Comunque dopo tutto, eravamo pronti per andare ad un incontro con dei clienti. Vicino all'albergo fermai una macchina che andava appena, l'autista, azerbaigiano, ci portò in centro in un bel ristorantino tipico orientale. Avemmo un incontro cordiale  e andò tutto molto bene. Quando fini,  Antonio si propose a pagare la cena. Secondo me non immaginava  quanto gli sarebbe costato a fare il signore, sono sicura, che rimase traumatizzato per quel maledetto conto da pagare, e più tardi questo trauma influenzò le sue decisioni.

Una vettura Zhiguli adibita a taxi
Una vettura Zhiguli adibita a taxi - Sputnik Italia
Una vettura Zhiguli adibita a taxi

Tornammo in albergo tardi, l'aereo per Mosca partiva prestissimo, alle 05:00 del mattino, la zietta ci rassicurava che ci avrebbe  svegliati in tempo,  però Antonio, signor "puzza sotto il naso", disse  che non si fidava di lei. Beh, anch'io ebbi un dubbio. Quella notte non riuscì a  dormire, mi sentivo molto agitata, per giunta, a San Pietroburgo era il periodo delle notti bianche, avevo chiuso le tende ma la candida luce trapelava. La biancheria del letto era improponibile, in mezzo alle lenzuola bucate, si era nascosto anche un ragnetto. Senza spogliarmi, mi coricai  stanchissima e pensierosa.  Ero in una delle città più belle del mondo, ma non potevo godermela.

Non c'è ne fù bisogno della zietta, ma la sua sveglia è stata precisissima, ci chiamò in ora stabilità. Mentre aspettavamo il taxi, Antonio mi confidò, che neanche lui era riuscito a chiudere occhio. Aveva dormito vestito, perché  sulle lenzuola trovò dei capelli e non solo. Aggiunse, che questo albergo andrebbe denunciato. Ma dai!!!!, la sua funzione la svolgeva, solo che era destinato ai soggiorni di un'altro tipo.

All'aeroporto il capo mi chiese se volevo un caffè, ma certo che lo volevo!!!! Anzi, volevo fare colazione come si deve, ma non mi fu proposta.  Ok, mi accontetai di un caffè preso di corsa, se anche non eravamo in ritardo.  La colazione in aereo mi permise di sopravvivere comunque.

Arrivati a Mosca, prendemmo la metropolitana e quando ragiungemmo il nostro albergo ero sudata, sporca e stanca. Buttate  le nostre valigie nell'atrio, di corsa ci dirigemmo all'altro incontro, ovviamente a piedi, affamata, e col mio capo che non smetteva neanche per un secondo di parlare del lavoro. Che inferno! 

Quel giorno avemmo  due incontri. Alle 17:00 finimmo e speravo tanto che il gran capo mi chiedesse se per caso avessi un po di fame,  visto che l'ultimo pasto l'avevo consumato ieri  a San Pietroburgo, ma la domanda non arrivava, probabilmente lui era ancora turbato dal conto pagato la sera prima. Camminavamo verso l'entrata della metropolitana, e la mia speranza di mangiare svaniva con ogni passo. Vicino alla stazione c'era  il McDonald's e qui non ci ho visto più, ho quasi gridato: ho fame!!! Funzionò e ci fermammo a mangiare. Ovviamente non volevo mandare Antonio al lastrico e ordinai  un'insalata con le patatine, mentre lui mangiò un gelato e sembrò  contento,  probabilmente perché anch'io mi ero accontentata di così poco.

#city #izmaylovo #sun

Фото опубликовано ☆k k u z n e t s o v a a♡ (@kkuznetsovaa) Фев 24 2016 в 6:36 PST

A Mosca dovevo incontrare la mia amica d'infanzia. Ci accordammo che veniva a prendermi in albergo verso le 18:00. Quando arrivammo, lei mi aspettava nella hall. Baci e abbracci, le chiesi di aspettare finché facessimo il check-in. Al bancone c'era un ragazzo nuovo,  si capiva perché  ci mise un pò di tempo per registrarci, ma comunque era gentile e sorridente. Eravamo in attesa di riavere  i nostri passaporti dopo il check-in, quando all'improvviso il mio capo cominciò ad urlare al povero impiegato, masticando in modo orrendo l'inglese con arroganza degna di un re. Povero, si sarà stancato di aspettare qualche minuto!!!! Provai vergogna in quel momento, avrei voluto dargli una bella sberla per rinfrescarlo un po, mentre la mia amica Angelica,  incredula,  mi chiese se era lui il mio nuovo datore di lavoro,  io con immensa tristezza le avevo risposto di si e qui lei mi ribatte: cambia subito lavoro. Cara Angelica se fosse facile come in Russia, lo avrei  già fatto dopo la prima settimana di lavoro.

Questa volta non ho sbagliato, ho prenotato l'hotel Izmailovsky, una bella struttura, corrispondeva perfettamente alle sue tre stelle. Le nostre stanze si trovavano sull'undicesimo piano,  potevamo godere di uno splendido panorama moscovita. Finalmente feci la doccia, mi cambiai e mi sentì subito al settimo cielo.  Ci rimaneva l'ultimo incontro per stasera con un cliente che doveva venire nel nostro albergo, dopodiché potevo uscire con Angelica. Mi confidavo  molto che Antonio non venisse, visto che era stanco morto, ed era già molto tardi. Anche Angelica, dopo aver visto la scenata al bancone, non era cotta dal desiderio di passare la serata insieme a lui.

Comunque fatto l'incontro, chiesi ad Antonio, per gentilezza, se voleva uscire, purtroppo lui rispose  di si. I nostri piani fatti con Angelica sono sfumati in un'istante. Cosa potevamo fare?  Eravamo costretti di portarlo con noi, questo ingombrante pezzo di villania e prepotenza. 

Uscimmo con l'auto di Angelica e ci fece  un bel giro di Mosca by night. Era così bello che avevo quasi dimenticato di avere quel peso accomodato sul sedile posteriore dell'auto.

Mentre  eravamo fermi davanti ad un semaforo, vicino alle torri  del Cremlino, all'improvviso si fermò un fuoristrada gigantesco, si abbassò il finestrino oscurato ed una faccia barbuta, con un forte accento caucasico, ci chiese se due belle donne, come noi, avessero bisogno della scorta per la sera. Angelica replicò che la scorta c'è l'avevamo già, facendo cenno col capo nella direzione del sedile posteriore. A questo punto il barbuto ci augurò una buona serata e chiuse il finestrino. La nostra "scorta" mi domandò cosa voleva quello ed io col sorriso gli raccontai tutto e gli dissi la risposta di Angelica "che la scorta c'è l'avevamo già". Lui fece una faccia infastidita e mi disse che non è del tutto vero. Qui mi vienne una forte voglia di buttarlo fuori dalla macchina, ma cavolo, era a Mosca, con due belle ragazze, non era capace neanche di stare nel gioco, di rilassarsi un po.  Il signor "puzza sotto il naso"era talmente noioso e arido, insomma un poveraccio, incapace di divertirsi e godersi la vita.

Arrivò il momento di cenare e la mia amica ci portò in un ristorantino accogliente  e di ottima cucina nel cuore di Mosca. Stavamo parlando con Angelica dei tempi passati e mi sentivo riposata e rilassata. Quando ci portarono il conto, Angelica voleva pagare, ma quel istante la nostra mummia tornò in vita dicendo: No! Avete mai visto degli italiani che fanno pagare le ragazze?  Pagò lui. Non so,  forse gli sarà salita la febbre o voleva fare il gallo, comunque non c'era bisogno, lo era già. Pagò il conto e andammo via.

Il giorno seguente dovevamo partire, e la notte finalmente riuscì a riposare, mi svegliai bene  e con l'umore giusto, ero contenta  che sarebbe stato l'ultimo giorno di sofferenza.

In mattinata avevamo altri due appuntamenti. Ci incontrammo  con mummia nell'atrio, anche lui sembrava abbastanza riposato. Ovviamente non mi chiese se volevo fare colazione e partimmo  diretti verso la metropolitana. Per recuperare i soldi spesi la sera precedente a cena, anche stavolta risparmiammo sul taxi.

A quell'ora la metropolitana era affollatissima. Il mio capo era vestito da vero signore di alta borghesia, camicia bianca, giacca di lana e borsa in pelle da imprenditore di successo. Probabilmente non si sarà informato, che a luglio, anche a Mosca fa caldo estivo  e gli imprenditori di successo di solito non usano la metropolitana, specialmente nell'ora di punta.

Comunque mi sono divertita alla grande. Povero Antonio è stato schiacciato dalla folla e letteralmente buttato nella carozza, anch'io ho seguito la sua stessa sorte. Eravamo circondati da individui maleodoranti,  Antonio sudava, arriciava il naso, insomma era in uno stato pietoso. A me sono tornati i vecchi ricordi del mio vivere a Mosca, sorridevo malgrado la sofferenza e sorridevo ancora di più, quando guardavo Antonio, che passava momenti terribili.

Arrivati alla nostra fermata,  siamo stati sputati fuori dalla carrozza. Antonio, pestato e calpestato respirava appena, io lo guardavo con soddisfazione.  Eravamo un po  in anticipo per l'appuntamento, stavamo camminando  (ovviamente a piedi) per le vie di Mosca ed io pensavo alla colazione, un cappuccino e magari una brioscina. Capì invece, che Antonio  non era intenzionato a fermarsi. Alla mia destra vidi una caffetteria, gli chiesi se voleva fare colazione e lui mi  rispose che non faceva mai colazione, Io invece si, gli replicai. infastidito, mi dovette accontentare.

Fatto l'incontro, ci fermammo a prendere un panino in un baretto, abbastanza squallido, ma meglio di niente pensai.  Dopo ci rimaneva  l'ultimo appuntamento e sarebbe finita! 

Sempre a piedi stavamo andando all'indirizzo, dove si trovava l'azienda, ad un certo punto capì che ci perdemmo, qui Antonio, per la prima volta, ha proposto di prendere il taxi. Neanche farla apposta, ma nessuna macchina si fermava, e solo dopo quindici minuti di vari tentativi, finalmente si fermò una vecchia jiguli,  che ci portò a destinazione. Finito ultimo appuntamento,  siamo andati a prendere le valigie in albergo, perché da lì a poco dovevamo partire.

All'aeroporto, quando ormai eravamo entrati nella zona duty free, Antonio si fermò in una profumeria, il mio adorato capo era molto preso al telefono  con la sua consorte, un miscuglio di avidità e stupidità, che gli dava indicazioni al telefono quali è quanti profumi le servivano. Io ero seduta  sui gradini del negozio, stavo aspettando che finisse il suo shopping.  Quando ci siamo imbarcati sull'aereo, mi sono sentita felice che il viaggio stava per terminare e mi sono fatta la promessa, che mai più sarei partita per un'avventura del genere.

Arrivammo a Venezia alle 23.00 e solo dopo la mezzanotte ero a casa mia. Il giovedì,  alle 8.30 ero già al lavoro, mentre  Antonio venne il pomeriggio alle 15.00, bello  fresco e riposato. Alla faccia sua!!!

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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