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Tripoli, riaprono le sedi diplomatiche della Tunisia

© AFP 2021 / MAHMUD TURKIATripoli, Libia
Tripoli, Libia - Sputnik Italia
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Ad ufficializzare la notizia è stato il ministro degli Esteri di Tunisi che ha spiegato come la scelta sia conseguente al recente insediamento del governo di unità nazionale nella capitale libica. Intanto prosegue la marcia del generale Haftar a sud-est del Paese verso la roccaforte jihadista di Sirte.

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Un primo segnale di ripresa dei rapporti fraterni tra Libia e Tunisa. Con queste parole, il ministro degli Esteri tunisino, Khemaies Jhinaoui, ha annunciato la riapertura a Tripoli delle missioni diplomatiche e consolari del proprio paese. Una decisione presa, come spiegato nella nota diramata dal dicastero,"in considerazione degli stretti, fraterni e storici legami tra i popoli tunisino e quello libico e il fermo impegno della Tunisia a sostenere i suoi fratelli in Libia". L'atto, per di più, si deve all'insediamento dell'appena nato governo di unità nazionale, guidato da Faeyz al Serraj, ma già considerato fragile per via della frammentazione politica del Paese.

Il consolato tunisino riaprirà dunque i battenti a distanza di quasi un anno. Da quando nel giugno 2015 il governo di Tunisi annunciò l'abbandono delle proprie sedi diplomatiche in risposta al rilascio di dieci suoi funzionari che erano stati rapiti da alcuni miliziani di Fajr Libia, "Alba libica", gruppo militare che oggi combatte lo Stato Islamico e che dalla caduta di Gheddafi sino al recente e instabile scenario politico si è insediato tra Tripoli e Misurata.

Mentre nella capitale si è svolto nelle scorse ore un nuovo incontro tra il premier incaricato Serraj, alcuni membri del Consiglio di presidenza e il delegato Onu Martin Kobler per fare un punto della situazione, ad est del Paese le truppe del generale Haftar avanzano in maniera seppur lenta ma costante verso la roccaforte dello Stato Islamico di Sirte. Due postazioni del Daesh sono state riconquistare dagli uomini di Haftar mentre sei jihadisti sarebbero rimasti uccisi durante i conflitti a fuoco avvenuti nelle località di Matar e Kashum al Khail, a 60 chilometri a sud dalla città controllata dalle milizie fedeli al Califfato.

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