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L'Arabia Saudita costruirà una base militare a Gibuti per contrastare l'avanzata dell'Iran

© flickr.com / US Army AfricaUn CH-53E Super Stallion statunitense atterra nel deserto in Gibuti
Un CH-53E Super Stallion statunitense atterra nel deserto in Gibuti - Sputnik Italia
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La contromossa di Riad, venuta alla luce attraverso la stampa locale, giunge a pochi giorni di distanza dal giro di colloqui internazionali effettuati da Jens Stoltenberg – segretario generale della Nato –, nella penisola arabica dove il massimo rappresentante dell'Alleanza ha rinforzato i legami con le nazioni guidate dall'Arabia Saudita.

Gli obiettivi dichiarati della missione saudita in Gibuti saranno, dunque, principalmente due: da una parte rafforzare la presenza saudita nel complesso e turbolento territorio del corno d'Africa (Gibuti si trova schiacciata tra Eritrea, Etiopia e Somalia, ma soprattutto si trova di fronte allo Yemen); dall'altro creare un presidio militare permanente contro l'avanzata delle milizie ritenute vicine all'Iran e che per l'Arabia Saudita rappresentano la principale minaccia dal punto di vista politico, economico, militare e religioso.

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Secondo quanto riportato sulle pagine del quotidiano Asharq al Awsat il Consiglio dei ministri di Riad avrebbe incaricato il principe Mohammed bin Salman — responsabile della Difesa — di dare il via ai contatti per la realizzazione, a strettissimo giro, di una base militare nel territorio di Gibuti. La notizia, secondo quanto riportato da numerosi organi di stampa, sarebbe stata successivamente confermata da Ziauddin Bamakhrama — ambasciatore di Gibuti in Arabia Saudita —, il quale avrebbe affermato che il suo paese sarebbe pronto a dare il via libera all'inizio dei lavori.

Secondo quanto affermato dal rappresentante diplomatico africano, l'intesa tra le due nazioni prevederà il rafforzamento della cooperazione militare a tutti i livelli, includendo tutte le componenti delle forze armate. Già al momento, secondo quanto rivelato da fonti vicine al governo di Gibuti, le forze armate nazionali avrebbero respinto numerosi attacchi portati da formazioni straniere (ritenute essere vicine a Teheran) e finalizzate a destabilizzare il paese e creare così nuove base per il terrorismo internazionale.

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