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Mentre l'Eni festeggia nuove trivellazioni in Egitto, il caso Regeni rimane al palo

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Il colosso petrolifero italiano ha annunciato il successo dell'attività perforativa del pozzo denominato “Nidoco North 1X”, nei pressi del delta del Nilo, che porterà – secondo le previsione dei tecnici –, alla produzione giornaliera di circa 45mila barili di olio cosiddetto equivalente (boed).

L'ad dell'ENI Claudio Descalzi - Sputnik Italia
Eni, Egitto nuovo hub energetico nel Mediterraneo
L'obiettivo dichiarato è raggiungere la piena produzione entro fine marzo, ovvero poco più di quattro settimane. Un obiettivo estremamente ambizioso quello che si sono posti i tecnici italiani, egiziani ed inglesi (il Cane a sei zampe detiene il 75 per cento della concessione, mentre il restante è nelle mani dei britannici della Bp) a lavoro nel prospetto esplorativo di "Nooros Est" — situato precisamente nella zona concessionaria di Abu Madi West —, se si tiene soprattutto conto che l'area è stata scoperta nel luglio 2015 e che la prima produzione è iniziata nel settembre dell'anno scorso.

Il piano operativo prevede entro luglio 2016 l'apertura di nuovi pozzi cosiddetti di sviluppo, tali da portare la produzione a circa 60mila boed al giorno, che verranno trattati nel vicino impianto di Abu Madi (distante circa 25 chilometri) e poi immessi nella rete energetica egiziana.

L'Eni ha già annunciato che nelle prossime settimane porterà avanti l'esplorazione dell'area già ottenuta in concessione attraverso l'apertura di altri due pozzi, dato "l'alto potenziale di rendimento" della zona ipotizzato dagli esperti. Tali opere si aggiungono a quelle in corso nell'intera area egiziana, dove l'Eni opera su un numero crescente di pozzi (previsto tra gli altri la perforazione di altri tre bacini che, secondo le previsioni, potrebbero contenere fino a circa 850 miliardi di metri cubi standard di gas).

Poliziotti egiziani mangiano il gelato - Sputnik Italia
Le stranezze del caso Regeni, ucciso dall'Arabia per far un dispetto all'Italia
Gli interessi economici presenti sembrano gravare sempre più sull'omicidio del giovane dottorando italiano Giulio Regeni, scomparso dalla capitale egiziana il 25 gennaio scorso e ritrovato morto dieci giorni dopo. Sebbene sia chiaro che lo studente sia stato barbaramente torturato, che le ipotesi di morte accidentali siano totalmente da escludere e che sia più che ragionevole ipotizzare un coinvolgimento (diretto o indiretto che sia) delle forze di sicurezza nazionali, le autorità del Cairo continuano a mantenere un atteggiamento poco chiaro in merito alla vicenda. E le crescenti partnership economiche tra i due paesi, si ricordi anche la recente visita del ministro Guidi in Egitto, potrebbero ulteriormente ostacolare la ricerca della verità.    

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