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“USA controllano mercato e non rinunceranno all'aumento della produzione di petrolio”

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L'amministrazione americana è scettica sull'idea di congelare il livello della produzione di petrolio nella convinzione che il mercato si regoli autonomamente, ha dichiarato Amos Hochstein, consigliere speciale sulle relazioni internazionali in campo energetico del Dipartimento di Stato USA.

"Non crediamo che il governo debba intervenire per regolare artificialmente quanto debba essere prodotto e quanto debba essere esportato", — ha detto a margine della conferenza energetica annuale "IHS CERAWeek".

Contemporaneamente la reazione degli Stati Uniti all'accordo per congelare la produzione di petrolio è stata allo stesso modo negativa. In precedenza la Russia, l'Arabia Saudita, il Venezuela e il Qatar avevano deciso di mantenere la produzione di petrolio al livello di gennaio 2016 se gli altri produttori leader avrebbero condiviso questa iniziativa. Aveva apprezzato l'idea anche l'Iran, ma l'Arabia Saudita in seguito si era smarcata da questa intesa. Lunedì il segretario generale dell'OPEC Abdallah Salem el-Badri aveva esortato gli Stati Uniti a partecipare al dialogo per il congelamento della produzione.

Su cosa potrebbe provocare un conflitto di interessi nel settore petrolifero l'edizione persiana di Sputnik ha parlato con l'economista indipendente di Londra Manouchehr Takin:

"In primo luogo l'accordo tra i 3 Paesi dell'OPEC e la Russia per stabilizzare la produzione di petrolio al livello di gennaio 2016 non soddisfa le esigenze del mercato. Questi Paesi e quelli che si sono uniti a questo accordo ora producono al massimo delle loro capacità.

In presenza di un eccesso dell'offerta nel mercato è necessario ridurre i volumi di produzione di petrolio. Questo accordo non riduce l'offerta sul mercato, ma la mantiene costante ad un determinato livello. Oggi ogni giorno la produzione di petrolio cresce di 1-2 milioni di barili.

In secondo luogo il petrolio è la più importante risorsa strategica, da cui dipendono le economie dei Paesi (gli Stati Uniti importano ed esportano petrolio); negli ultimi decenni Washington ha cercato di regolamentare il mercato del petrolio sia apertamente sia segretamente. Così nel 1986 il vicepresidente degli Stati Uniti George Bush senior si era recato in visita in Arabia Saudita per incontrarsi con il monarca saudita, e 2 settimane dopo i sauditi avevano iniziato a convincere l'OPEC a ridurre la produzione dopo un calo dei prezzi del petrolio di 10 dollari al barile. Tra il 1998 e 1999, quando ci fu un nuovo crollo dei prezzi del petrolio, il segretario dell'Energia USA Bill Richardson aveva intrapreso un tour nei Paesi OPEC, esortandoli a ridurre la produzione di petrolio affinchè i prezzi risalissero.

In ogni caso gli USA controllano con vari metodi la struttura del mercato petrolifero. Nonostante ora alcuni Stati degli USA soffrano la crisi del petrolio e sia aumentata la disoccupazione nel settore, il governo americano è favorevole al calo dei prezzi del petrolio e continua a produrlo.

In terzo luogo l'accordo di riduzione della produzione di petrolio e di conservazione dei volumi di gennaio 2016. A seguito delle sanzioni, l'Iran non poteva produrre più di 2 milioni di barili, ma ad un certo punto la produzione giornaliera iraniana si attestava sui 3 milioni e 700 mila barili. La posizione del ministro del Petrolio iraniano dopo la cancellazione delle sanzioni è chiara: aumentare la produzione fino a 500mila-1 milione di barili al giorno. In ogni caso impatterà il mercato petrolifero".

Si noti che, secondo le previsioni dell'Energy Intelligent Group, nel 2016 gli USA più di tutti gli altri Paesi aumenteranno la produzione di petrolio.

La quota della crescita complessiva tra i Paesi al di fuori dell'OPEC è di 500mila barili al giorno. Pertanto solo gli accordi con gli USA potrebbero stabilizzare il mercato petrolifero, dove c'è un surplus eccessivo di offerta.

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