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I giochi pericolosi di Erdogan in Siria

© AP Photo / Petros KaradjiasIl presidente turco Recep Tayyip Erdogan
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan - Sputnik Italia
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La guerra siriana, dove gli interessi di tutti gli attori coinvolti sono diametralmente opposti, continua ed è sempre più calda. La tensione al confine turco siriano potrebbe trasformarsi in una pericolosa escalation e, come ritiene Hollande, c’è il rischio di una guerra fra Turchia e Russia.

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La Turchia, mentre bombarda i curdi, dichiara che interverrà in Siria solo nell'ambito di un'azione collettiva. La Russia, dal canto suo, ha proposto in consiglio di sicurezza ONU una risoluzione per fermare i bombardamenti turchi oltre il confine siriano, ma il testo è stato bloccato dagli Stati Uniti e la Francia. Mosca continuerà ad appoggiare Assad nella guerra ai terroristi, perché, è bene ricordare, il nemico comune di tutti in questo caos è il Daesh.

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La Turchia rappresenta così un fattore fondamentale per la partita geopolitica sullo scacchiere siriano. Ora, rimane da capire chi starà ai giochi pericolosi di Erdogan in Siria.

"Erdogan ha investito in Siria un capitale geopolitico tale che per lui perdere in Siria è fuori discussione", ritiene Daniele Santoro, esperto di Turchia, collaboratore della rivista Limes, raggiunto da Sputnik Italia per una riflessione in merito.

— La Turchia viene accusata di essere un corridoio per i jihadisti diretti in Siria e di comprare il petrolio del Daesh. Possiamo dire che la Turchia fa la guerra più ai curdi che al Daesh?

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— Possiamo dire così, sicuramente. Per quanto riguarda il petrolio, può essere una cosa verosimile, io ho letto tante cose e non ho mai trovato l'indicativo, bensì il condizionale. Una cosa certa è che la Turchia per un certo periodo ha aiutato parecchio lo Stato Islamico. Il governatore della provincia di Denizli a marzo aveva detto ai media che la Turchia finanzia l'ISIS e offre loro le cure nei suoi ospedali.

All'inizio della guerra siriana, l'obiettivo di Erdogan è sempre stato quello di convincere in qualche modo gli americani ad appoggiare un intervento in Siria. La Turchia non potrebbe intervenire in Siria senza l'appoggio americano. Erdogan ha cercato di agitare la minaccia del regime di Assad per convincerli, ma non ha funzionato. Successivamente ha cercato di rafforzare la minaccia dello Stato Islamico, ma non ha funzionato nemmeno in questo caso.

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C'è da dire che la Turchia non è l'unico attore che sfrutta lo Stato Islamico a suo favore. Tra tutti gli attori coinvolti nessuno combatte lo Stato Islamico a mio avviso dalla Russia agli Stati Uniti, gli iraniani. Si dice che anche Assad compri il petrolio dal Daesh. Pensiamo alle operazioni russe in Siria, sono dirette quasi esclusivamente contro l'opposizione di Assad e secondo alcuni analisti questo potrebbe rafforzare lo Stato Islamico, perché questo rimarrebbe così l'unico attore arabo sunnita in Siria.

— La Turchia però appoggia direttamente i combattenti del Daesh.

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— Il sostegno da parte della Turchia all'ISIS c'è stato, si fa bene ad accusare la Turchia dei legami che ha avuto con il Daesh, ma tutti gli attori lo usano a proprio vantaggio. Per quanto riguarda il corridoio ai jihadisti anche qui ci sono pochi dubbi, va anche precisato che in Turchia c'è la guerra e la guerra si fa con i soldati: c'è un corridoio jihadista dalla Turchia, ma c'è anche un corridoio sciita che porta i combattenti di Hezbollah, i pasdaran, le milizie sciite irachene, i miliziani dall'Iran, l'Afghanistan diretti a combattere in Siria. Io capisco che in questo momento la Turchia, soprattutto Erdogan, ha una brutta fama, in qualche misura anche meritata. Si può accusare solo Erdogan, ma ciò non permette di capire il quadro complessivo della situazione.

— Come sono cambiati in questo contesto infatti i rapporti tra la Turchia, l'Europa e gli Stati Uniti?

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— In questo momento la cosa più interessante è il rafforzamento dell'asse tra Turchia e Germania. Tra Ankara e l'Europa in questo momento il problema principale è il flusso dei rifugiati. L'Europa vorrebbe che la Turchia tenesse i profughi siriani, questo però dipendi dai numeri. In seguito all'intensificarsi dei combattimenti ad Aleppo sono giunte altre decine di migliaia al confine siriano. Si stima che ne possano arrivare centinaia di migliaia, se il conflitto dovesse intensificarsi. La Turchia con 75 milioni di abitanti ne ha già 3 milioni. Anche se arrivassero i 3 miliardi di euro dall'Europa, è molto difficile che la Turchia riesca ad accogliere altre centinaia di migliaia di profughi. Chiudere la frontiera con la Grecia e la Bulgaria, se il flusso aumenta, è ancora più complicato.

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La cancelliera tedesca Angela Merkel ha appoggiato il progetto della zona di sicurezza al nord della Siria, attraverso la quale si potrebbe aiutare i rifugiati siriani in Siria. Anche qui serve l'appoggio degli Stati Uniti, che non credo arrivi presto. Per gli americani la situazione in Siria è il massimo: tutti i potenziali rivali e presunti alleati si stanno combattendo in questo teatro, che poi rimane secondario a livello globale. Questo permette agli Stati Uniti di poter slittare il suo asse geopolitico verso l'Asia, senza rischiare che in Medio Oriente possa emergere una potenza regionale. Non credo che gli Stati Uniti abbiano l'interesse di appoggiare le richieste della Turchia in Siria.

— Dopo l'abbattimento del jet russo da parte dei turchi, come vede i rapporti tra Turchia e Russia in futuro?

— Questi giorni Mehmet Şimşek, il vice primo ministro turco con delega agli affari economici, ha detto che la Russia per la Turchia è un grande amico e che con i russi ci sono sempre stati rapporti cordiali. Lui però chiaramente si occupa di economia. D'altra parte però Davutoglu ha detto che la Russia è un'organizzazione terroristica. C'è un po' di confusione.

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Purtroppo storicamente i rapporti tra Turchia e Russia, prima tra l'impero russo e quello ottomano, non sono mai stati cordiali. Sono due Paesi rivali geopolitici per eccellenza. Le uniche eccezioni ci sono state negli anni '20 — '30 e poi con Erdogan. La situazione attuale quindi potrebbe essere normalissima da un punto di vista storico, c'è una rivalità secolare tra i due Paesi. Oggi lo stato di questi rapporti è legato alla Siria, perché i due Paesi su quel teatro hanno obiettivi completamente opposti.

Erdogan ha investito in Siria un capitale geopolitico tale che per lui perdere in Siria è fuori discussione. Credo che sia molto complicato che i rapporti possano migliorare, c'è chi sostiene che possano addirittura peggiorare. Non credo nel breve periodo i rapporti si normalizzino, anche se i due Paesi hanno forti rapporti energetici, economici e sociali, visti i numerosi matrimoni misti.

C'è anche la necessità della stabilità nel Mar Nero. Sono tutti fattori che potrebbero avere un ruolo importante per la normalizzazione dei rapporti, ma la situazione in Siria impedisce questo processo.

 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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