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Governo Tsipras in crisi, lavoratori portuali incrociano le braccia per due giorni

© Sputnik . Vladimir Fedorenko / Vai alla galleria fotograficaGrecia
Grecia - Sputnik Italia
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Lo stato di agitazione è stato proclamato a seguito della vendita, decisa dal governo nazionale, dei due porti più grandi e importanti del paese. La decisione dell'Esecutivo di Alexis Tsipras è legata alle condizioni di austerity imposte dalla Troika e che prevedono la vendita di parte del patrimonio pubblico in favore di società private.

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Circa cinquecento lavoratori del porto del Pireo, ad Atene, hanno occupato l'ingresso del molo cargo presente nella Capitale greca per manifestare la propria contrarietà al piano di vendita portato avanti dal governo di Alexis Tsipras e fortemente voluto — per non dire imposto —, dalla Troika (ovvero Bce, Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale) per risanare la fragilissima economia ellenica. La decisione di concedere a investitori stranieri l'usufrutto quarantennale della struttura del Pireo e di quella presente nella città di Tessalonica (è prevista la vendita del 67 per cento delle azioni delle autorità portuali delle due realtà elleniche), è avversata dai lavoratori poiché temono sia foriera di nuove ristrutturazioni del personale, ovvero tagli delle maestranze, che posso portare all'ulteriore diminuzione dei salari e alla crescita dei prezzi d'export delle merci nazionali.

Il governo Tsipras ha, fino ad ora, difeso l'esternalizzazione dei due porti sostenendo che non si tratta di una vera e propria vendita, bensì della concessione all'utilizzo delle strutture per un periodo limitato di tempo e che, come contro partita, grande e immediata liquidità per le casse dello Stato. Al momento sono otto i gruppi imprenditoriali che hanno superato la preselezione per entrare nell'affare, tra cui spiccano: ICTS (Filippine); Mitsui & Co (Giappone); P&O Steam Navigation Company (Regno Unito); Apm (Danimarca).

Il piano relativo all'operazione di concessione delle strutture portuali elleniche è stato concepito nel 2010 e successivamente riattivato la scorsa estate, quando il governo di Atene ha avuto accesso ad un terzo finanziamento pari a circa 86 miliardi di dollari (circa 76 miliardi di euro).

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