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Renzi all'Ue: facciamo le primarie per il Presidente della Commissione

© AFP 2021 / Yoshikazu TSUNOItalian Prime Minister Matteo Renzi delivers a speech at the Tokyo University of Arts in Tokyo on August 3, 2015
Italian Prime Minister Matteo Renzi delivers a speech at the Tokyo University of Arts in Tokyo on August 3, 2015 - Sputnik Italia
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Il premier italiano propone la nomina dal basso dei vertici comunitari per contrastare la “tecnocrazia” che governa i rapporti politici in seno alle istituzioni di Bruxelles.

Basta alle logiche di potere stabilite nelle stanze delle cancellerie europee. Basta agli ordini di scuderia calati dall'alto e lontani dai cittadini. Basta ad una visione dell'Europa burocratica e meramente amministratrice dei suoi cittadini. È un Matteo Renzi grintoso e a tutta forza quello che, poche ore fa, ha arringato la platea romana delle scuola politica del Pd, tornando ad attaccare — indirettamente — gli attuali vertici politici dell'Ue e lo stesso presidente Jean-Claude Junker.

"Come rappresentanti dei democratici italiani — ha affermato l'ex sindaco gigliato —, proporremo di tenere delle primarie. Non se ne può più della tecnocrazia che non sa dove sta la relazione con la gente. Sono necessari più investimenti, più crescita, più sociale in Europa. Per questo motivo ho intenzione di chiedere le primarie per il candidato del partito socialista europeo come prossimo candidato alla guida della commissione europea".

Renzi decide la linea dell'attacco indiretto verso i vertici di Bruxelles che, negli ultimi mesi, non hanno perso occasione per criticare a loro volta l'operato del Governo italiano.

E nonostante il monito al dialogo dell'ex Presidente Giorgio Napolitano, il premier è tornato a testa bassa sull'argomento sostenendo che al momento l'obiettivo dichiarato è quello di costruire un'altra Europa "perché così non funziona. Perché ora è ridotta a numeri, vincoli e parametri".

Renzi, quindi, prova ad aggirare i muri politici di Bruxelles invocando l'intervento diretto dei cittadini nelle decisioni più critiche, in primis in materia di leadership. Settore in cui è consapevole di potersela giocare rispetto ai meno "comunicativi" colleghi europei.

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